Corriere della Sera, 8 maggio 2026
Mosca, una parata senza leader. Zelensky: «Meglio starne lontani»
La sfilata del Reggimento immortale è l’unità di misura dell’ansia russa. Negli anni buoni, quando per il Cremlino le cose vanno bene, il corteo con i familiari dei soldati che hanno combattuto nella Grande Guerra Patriottica e di tutte le altre guerre, si fa e chiude da par suo la giornata del 9 maggio. In quelli un po’ storti, come questo 2026, viene affidata al web. Ma ecco il dilemma che riguarda l’intera regione di Mosca, e non solo quella. Se Internet sarà completamente bloccato per le ragioni di sicurezza e «per la salute dei nostri cittadini, che viene prima di ogni cosa», così parlò Vladimir Putin, dov’è che si terrà questa celebrazione così amata?
La domanda è lecita e se la stanno ponendo in molti, compresi i blogger Z, i popolari corrispondenti di guerra, sempre più critici con l’attuale gestione del conflitto in Ucraina. In attesa che il dilemma venga sciolto, si prende atto del fatto che una marcia vera e propria ci sarà solo nelle zone vicino agli Urali, in Siberia e in Estremo Oriente. A Mosca e San Pietroburgo, nulla. Stiamo parlando di un evento che nelle due città principali della Russia vede la partecipazione di circa due milioni di persone.
Che strano, questo 9 maggio, la festa principale per quasi ogni russo. Il Giorno della Vittoria «con le lacrime agli occhi», come recita una antica e amata canzone, quest’anno si terrà in versione ridotta e veloce, una cosa rapida. E con pochi ospiti sulle tribune della piazza principale del Paese. Nemmeno i deputati della Duma hanno ricevuto gli abituali inviti. Accanto a Putin, davanti al mausoleo di Lenin, come sempre camuffato per l’occasione, ci sarà l’immancabile presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, in rappresentanza delle ex repubbliche dell’Unione Sovietica, specie dell’Asia centrale, che questa volta hanno risposto grazie ma abbiamo già altri impegni, un dato da non sottovalutare. Per l’Europa, l’immancabile premier slovacco Robert Fico sarà presente a metà, omaggio ai caduti ma niente partecipazione alla parata. Il presidente del Laos Thongloun Sisoulith e il governante supremo della Malesia, sultano Ibrahim Iskandar rappresenteranno l’Asia. Nessun amico dei Brics invece ha risposto all’appello. Per completezza, l’elenco si chiude con i due presidenti di Abkhazia e Ossezia del Sud, Stati indipendenti autoproclamati e riconosciuti in pratica solo dalla Russia.
È questa sensazione di progressivo isolamento a rendere plausibili, i vari report sulle divisioni interne alla nomenklatura russa. È lo stallo al fronte che autorizza Volodymyr Zelensky a fare la voce grossa, invitando i rappresentanti degli Stati vicini alla Russia a stare lontani dalla piazza Rossa. «Non lo raccomandiamo, in questi giorni». Il presidente ucraino aveva risposto con la controproposta di un cessate il fuoco di cinque giorni a partire dallo scorso 6 maggio alla decisione unilaterale di Mosca che decretava una tregua per oggi. «Ma in risposta a questa nostra proposta di pace ci sono stati solo nuovi attacchi russi e nuove minacce». Quindi, liberi tutti.
Nel 2023 i Capi di Stato alla parata erano 7, nel 2024 nove e l’anno scorso, si celebrava l’ottantesimo anniversario della Vittoria, ben 27, tra i quali il leader cinese Xi Jinping. Nel 2005, Mosca e Putin accolsero 57 leader mondiali, tra cui i presidenti di Stati Uniti e Francia, il cancelliere tedesco, i primi ministri italiano, giapponese e indiano. L’anno scorso, la diretta della cerimonia durò due ore e mezzo. Domani, tutto in meno di tre quarti d’ora. Per le 10.40 del mattino, i principali canali televisivi hanno già annunciato altri programmi.