Corriere della Sera, 8 maggio 2026
Il lapsus di Valditara: Piersanti Mattarella ucciso dalle Br
Scivolone storico-politico del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara mentre parlava ai giornalisti fuori dall’istituto comprensivo di Pietradefusi in provincia di Avellino: era lì per l’intitolazione della scuola a Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980. Il ministro però ha addebitato l’omicidio alle Br. Ecco che cosa ha detto: «Sono qui per l’inaugurazione della scuola intitolata a Piersanti Mattarella: all’epoca avevo 18 anni e ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina». La gaffe non può passare inosservata e non basta che il ministro subito aggiunga: «Piersanti è stato un esempio di lotta alla mafia, di legalità, aveva avviato un percorso di riforme sul tema degli appalti pubblici e ricordarlo con questa intitolazione è atto di grande importanza».
Con lui in Irpinia per scoprire il murale della legalità sulle pareti della scuola c’erano i sindaci della zona, il prefetto e alcuni parlamentari. Sarà stato un lapsus o la memoria che lo ha tradito, ma quando cominciano ad arrivare le reazioni politiche e a infiammarsi la rete, il ministro non si scusa e ribatte con una nota: «Ho dichiarato 20 volte che Piersanti è stato “vittima della mafia” come si vede in tutti gli interventi che ho tenuto. È stato un lapsus nell’ambito di dichiarazioni tutte corrette. Contro di me c’è uno sciacallaggio ignobile per fare polemiche sterili».
I Cinque Stelle in commissione cultura attaccano: «Oltre ad aprirci bisteccherie adesso questo governo fa riabilitazioni postume della mafia? Un errore, per carità. A scuola si può sbagliare. Il problema è quando l’errore arriva da chi quella scuola dovrebbe guidarla». Valditara invece rilancia la polemica sulla riforma degli istituti tecnici, contro la quale ieri c’è stato uno sciopero del mondo della scuola: «Schierarsi contro la riforma vuol dire essere fuori dalla storia». Che invece andrebbe ripassata un po’ meglio.