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 2026  maggio 08 Venerdì calendario

Un razzo contro i Caschi blu italiani

Il razzo è caduto in una zona isolata della base di Shama, quella che ospita oltre mille soldati italiani della missione Unifil che controllano il Settore ovest nel sud del Libano. E una scheggia ha forato un pneumatico di un mezzo militare parcheggiato non lontano dalle piazzole riservate agli elicotteri. Nessun ferito, ma ancora un presidio italiano coinvolto nello scambio di colpi fra Hezbollah e Idf. Ieri pomeriggio l’esplosione è stata avvertita dai nostri militari che erano fuori dal bunker. Si sarebbe trattato di un ordigno da 107 millimetri, utilizzato di solito dalle milizie sciite, o anche solo di una parte di razzo intercettato in volo dalle contromisure israeliane. Pochi danni quindi al compound, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che sempre ieri, da Wiesbaden, ha tuttavia confermato la ricostruzione di «un missile che era nelle mani di Hezbollah. Credo sia giusto tagliare sia i finanziamenti sia le armi che gli arrivano – ha aggiunto —. Non può continuare a svolgere il ruolo che svolge». Solo il 2 aprile scorso un altro razzo aveva colpito l’area logistica del quartier generale italiano a Shama provocando danni non gravi alle infrastrutture, senza ferire nessuno. Prima ancora era accaduto il 16 marzo quando sulla base erano precipitati i detriti di un missile anch’esso intercettato. L’episodio più grave che ha riguardato il presidio italiano, dove attualmente si trovano i militari della Brigata Sassari, risale invece al novembre 2024: 5 soldati feriti dallo scoppio di tre razzi di Hezbollah.