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 2026  maggio 08 Venerdì calendario

Una scorciatoia per Marte

La scor­cia­toia passa da 2001 CA21, un aste­roide che incro­cia le orbite della Terra e di Marte man­te­nendo un’incli­na­zione costante di cin­que gradi. Il cosmo­logo Mar­celo de Oli­veira Souza, dell’Uni­ver­sità Sta­tale del Nord Rio de Janeiro, ha stu­diato quel piano orbi­tale e lo ha tra­sfor­mato in una mappa: nelle oppo­si­zioni del 2027 e del 2029 la geo­me­tria non risulta altret­tanto utile; nel 2031, invece, il sistema sem­bra chiu­dersi con una coe­renza rara. Come dire: il Sistema solare, letto con suf­fi­ciente pre­ci­sione, offre un varco per l’altrove. Certo, la durata effet­tiva di una mis­sione umana dipen­derà ancora da fat­tori cri­tici come i metodi di pro­pul­sione e l’effi­ca­cia dei motori nel man­te­nere velo­cità ele­vate; la capa­cità del car­bu­rante con­si­de­rando il bilan­cia­mento tra peso e spinta neces­sa­ria e, ovvia­mente, la massa del carico utile, con­si­de­rando che più l’astro­nave è pesante, visto che con­tiene viveri, scher­ma­ture anti-radia­zioni, moduli abi­ta­tivi, pre­su­mi­bil­mente per­sone, più è dif­fi­cile acce­le­rare. Ma le con­clu­sioni a cui è giunto lo stu­dio dell’uni­ver­sità bra­si­liana ci fanno sup­porre che la nostra prima visita di per­sona al Pia­neta Rosso non sia così lon­tana come abbiamo sem­pre imma­gi­nato.
È que­sto il cuore della noti­zia.

Per decenni il viag­gio verso Marte è stato stu­diato e pro­get­tato come una que­stione di potenza: razzi più grandi, motori più effi­cienti, cari­chi mag­giori, car­bu­rante suf­fi­ciente. Lo stu­dio spo­sta l’atten­zione sulla strada da per­corre.
Nel 2031 l’alli­nea­mento tra Terra, Marte e il piano orbi­tale di CA21 ren­de­rebbe pos­si­bili due mis­sioni com­plete di andata e ritorno in meno di un anno: una di circa 153 giorni, l’altra di 226. Il che ridur­rebbe il periodo di vul­ne­ra­bi­lità dell’equi­pag­gio nello spa­zio, alleg­ge­ri­rebbe una parte della logi­stica, ren­de­rebbe più cre­di­bile una sequenza di mis­sioni rav­vi­ci­nate come ha in mente di fare Elon Musk che con la sua Spa­ceX lavora da anni su Star­ship, il vei­colo riu­ti­liz­za­bile pen­sato per por­tare grandi quan­tità di massa oltre l’orbita ter­re­stre: cargo, moduli, sistemi ener­ge­tici, stru­menti, e infine equi­paggi. L’obiet­tivo dichia­rato da Mr Tesla è infatti la costru­zione di una città auto­suf­fi­ciente su Marte, una colo­nia capace di pro­durre ciò che serve alla soprav­vi­venza e di ridurre la dipen­denza dalla Terra. Finora quella visione aveva un osta­colo imme­diato: il tempo del viag­gio, la quan­tità di risorse da imbar­care, l’espo­si­zione pro­lun­gata nello spa­zio pro­fondo. Una rotta di 33 giorni cam­bie­rebbe il cal­colo. La colo­niz­za­zione mar­ziana, nella logica di Spa­ceX, richiede infatti tra­sporti ripe­tuti, infra­strut­ture, ener­gia, habi­tat, sistemi di comu­ni­ca­zione, capa­cità di pro­durre ossi­geno, acqua e car­bu­rante sul posto: una scor­cia­toia orbi­tale potrebbe inci­dere sia sulla fre­quenza che sulla soste­ni­bi­lità delle mis­sioni. Negli ultimi mesi però il pro­getto di Musk ha regi­strato una cor­re­zione signi­fi­ca­tiva: Spa­ceX intende dare prio­rità alla costru­zione di una città “auto-cre­scente” sulla Luna, rite­nuta più rapida da rea­liz­zare rispetto a Marte, pur man­te­nendo l’ambi­zione di avviare una città mar­ziana nel giro di cin­que-sette anni. La Luna, in que­sta pro­spet­tiva, diventa banco di prova: meno remota, più vicina, rag­giun­gi­bile con tempi infe­riori, utile per spe­ri­men­tare habi­tat, sistemi ener­ge­tici, estra­zione di risorse, can­tieri robo­tici e vita fuori dalla Terra.
Anche la NASA ragiona ormai secondo una sequenza che va dalla Luna a Marte. Il pro­gramma Arte­mis non serve sol­tanto a ripor­tare astro­nauti sul suolo lunare. È il primo tratto di un’archi­tet­tura più ampia, la stra­te­gia Moon to Mars, che com­prende il ritorno umano sulla Luna, l’esplo­ra­zione fon­da­tiva, una pre­senza lunare soste­nuta e, infine, più mis­sioni umane verso Marte. La sta­zione lunare Gateway, i nuovi sistemi di mobi­lità, le tute, i rover, i lan­der com­mer­ciali, le con­se­gne pri­vate di stru­menti scien­ti­fici e tec­no­lo­gici: tutto con­corre a tra­sfor­mare la Luna in un labo­ra­to­rio ope­ra­tivo per il passo suc­ces­sivo verso il Pia­neta Rosso dove la parola deci­siva non è “arri­vare”, ma “restare”. E in que­sta cor­nice, la scor­cia­toia orbi­tale appena indi­vi­duata diventa il pos­si­bile acce­le­ra­tore di un’intera stra­te­gia.
Natu­ral­mente la scor­cia­toia non risolve tutto: una tra­iet­to­ria favo­re­vole diventa mis­sione sol­tanto quando esi­stono vei­coli capaci di per­cor­rerla. Qui entrano in gioco non solo Star­ship, con la sua pro­messa di riu­ti­lizzo e grande capa­cità di carico, ma anche le ricer­che su nuovi sistemi pro­pul­sivi. Secondo il sito Space.com, la NASA ha testato di recente un pro­to­tipo di motore ionico magne­to­pla­sma­di­na­mico ali­men­tato al litio da 120 kilo­watt, pen­sato come passo verso tec­no­lo­gie ad alta effi­cienza per viaggi umani verso Marte. Il futuro mar­ziano, dun­que, potrebbe nascere dall’incro­cio tra tre forze: la geo­me­tria delle orbite, la potenza indu­striale dei nuovi vet­tori pri­vati e la pru­denza siste­mica delle agen­zie spa­ziali. Da una parte Musk, con la sua idea di città auto­suf­fi­ciente e la pres­sione quasi feb­brile sul riu­ti­lizzo dei razzi. Dall’altra la NASA, che pro­cede per archi­tet­ture, obiet­tivi, seg­menti suc­ces­sivi, test sulla Luna e infra­strut­ture nello spa­zio cislu­nare. In mezzo, una sco­perta come quella legata a 2001 CA21, capace di sug­ge­rire che il Sistema solare non è sol­tanto uno spa­zio da attra­ver­sare, bensì una mac­china com­plessa da leg­gere meglio.
Se il 2031 con­fer­merà que­sta fine­stra, Marte entrerà in una fase diversa dell’imma­gi­na­rio e della pia­ni­fi­ca­zione. Non più sol­tanto il pia­neta delle sonde, dei rover e delle foto­gra­fie color rug­gine. Non ancora la nuova fron­tiera abi­tata, ma una base da dove con­ti­nuare ad esplo­rare l’uni­verso, man mano sem­pre più pro­fondo.