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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Gli italiani sono i più longevi d’Europa

Gli italiani diventano sempre più longevi, ma il sistema che dovrebbe proteggerne la salute è ancora “malato”. È uno scenario in chiaroscuro quello che ci consegna l’ultimo rapporto dell’Ocse sulla sanità italiana, presentato ieri al Cnel. Mentre il Servizio sanitario nazionale italiano si distingue per la capacità di garantire una copertura universale e risultati di salute tra i migliori a livello internazionale, continuano a persistere criticità legate alle liste d’attesa, alla spesa sanitaria pubblica pro capite e al personale sanitario, in particolare per quanto riguarda i medici di medicina generale e gli infermieri.Il dato più incoraggiante riguarda la longevità: nel 2024 l’aspettativa di vita nel nostro paese è salita al livello record di 84,1 anni, la più alta dell’Ue insieme alla Svezia, superando di sei mesi il livello pre-pandemia. Inoltre, nel 2022, l’Italia ha registrato il secondo tasso di mortalità prevenibile più basso nell’Ue, con decessi per cause potenzialmente prevenibili pari al 9% del totale, circa un terzo al di sotto della media comunitaria. “L’incremento dell’età media, più elevato rispetto agli altri paesi europei, sottolinea ancora una volta come il nostro sistema sanitario, nonostante le difficoltà che tutti conosciamo, c’è ed è riuscito a fronteggiare i grandi problemi generati dalla pandemia”, commenta Dario Leosco, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria e ordinario di Geriatria all’Università Federico II di Napoli.
Soddisfatto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Questo dovrebbe forse farci sentire un po’ più fieri del Servizio sanitario nazionale italiano e fare meno polemica politica sulla salute, che è un bene di tutti”, dichiara. Ma il rapporto dell’Ocse rileva anche diverse criticità. Prima tra tutte le liste d’attesa, che nel 2023 hanno portato il 7,6% degli italiani a rinunciare a cure mediche necessarie per via dei tempi troppo lunghi. A ciò si aggiunge la bassa copertura pubblica per le prestazioni ambulatoriali e odontoiatriche, che spesso spinge i pazienti a pagare di tasca propria per accedere più rapidamente ai fornitori privati, creando divari d’accesso per i meno abbienti. “Le liste d’attesa sono un problema annoso”, sottolinea Schillaci. “Quello che oggi è cambiato è che finalmente abbiamo una legge che prevede misure mirate e concrete per ridurre i tempi”, aggiunge.
L’analisi dell’Ocse evidenzia anche come in Italia il numero di medici sia di oltre il 25% in più rispetto alla media comunitaria, anche se si registrano carenze nella medicina generale e in specializzazioni come la medicina d’urgenza e l’anestesiologia. Ma la vera nota dolente riguarda gli infermieri: nel 2023 la densità di questi professionisti era di 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media comunitaria di 8,4. Arrivando, infine, al capitolo dei finanziamenti pubblici, nel 2023 la spesa sanitaria italiana era pari all’8,4% del Pil, 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue. Inoltre, la spesa sanitaria pro capite, dopo l’adeguamento al potere d’acquisto, ha raggiunto i 3.086 euro, circa il 19% in meno rispetto alla media Ue. Questo divario è parzialmente compensato da una spesa privata superiore dell’8% rispetto alla media comunitaria.
Quello che preoccupa maggiormente è il futuro. “A fronte di un aumento dell’età media, non abbiamo ancora dati certi relativi a quanti anni di vita vengono trascorsi in buone condizioni di salute”, sottolinea Leosco. “I dati che abbiamo ci dicono che per gli anziani persistono dieci anni di vita in condizioni di salute non proprio brillanti. Questo è l’aspetto sul quale dobbiamo lavorare. Perché il nostro obiettivo – continua – è non solo assistere con grande ottimismo a quella che può essere la crescita della vita della popolazione geriatrica, ma anche combattere le cronicità, che affliggono l’anziano e che sicuramente rende più gravoso l’impatto sul nostro sistema sanitario nazionale”.