7 maggio 2026
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Titoli di testa «Ho appena saputo che un mio romanzo La gang delle tre B è uscito in edizione iraniana. Ho qui la copia, ovviamente in caratteri arabi. Pensare che l’altra mia traduzione è stata in catalano, manco in spagnolo…».
Vita Nato a Roma, figlio dell’urbanista Pier Maria Lugli. Il padre ha preso parte alla stesura del piano regolatore di Roma del 1962 e al recupero e risanamento dei Sassi di Matera, dove ha realizzato il villaggio La Martella. La madre Gina Loreti, per tutti Pucci, era architetto di professione e figlia dell’ingegner Mario Loreti. La «gloria di famiglia» come la definisce lui stesso, è il nonno paterno Giuseppe Lugli, un noto archeologo al quale è dedicata anche una strada a Ostia • Massimo Lugli ha un fratello, Stefano, anche lui giornalista, che ha lavorato al Tempo di Roma ed è stato vicedirettore di Metro • «Il mio scrittore preferito, quello con cui vorrei avere un colloquio a quattr’occhi a qualunque prezzo è Mario Vargas Llosa. La sua Conversazione nella cattedrale mi ha spinto a diventare giornalista (l’ho letto a 12 anni e riletto almeno 7 volte) tutti gli altri romanzi (da Elogio della matrigna a La guerra della fine del mondo) mi hanno stregato, affascinato e incantato» • Dopo la vocazione precoce e la maturità classica ha studiato Lettere, ha venduto enciclopedie per la Fabbri e ha fatto il correttore di bozze • A vent’anni frequenta da volontario la redazione di Paese Sera e dopo la gavetta ha trovato lavoro nella carta stampata proprio nello storico quotidiano romano del pomeriggio. Qui trascorre una decina d’anni, fino al 1985 • Si occupa prevalentemente di nera e assiste in quel periodo alla nascita del fenomeno terrorista nella Capitale e nel resto del paese • «Mi capitava di arrivare in redazione di mattino presto – racconta – e, appena mi vedeva, il mio capo mi diceva: “nun te spojà” perché dovevo tornare a uscire subito su un delitto o un attentato» • A metà degli anni Ottanta passa a la Repubblica dove per altri trent’anni continuerà a «coprire» come cronista e come inviato i principali casi di criminalità a Roma e in Italia • Inizia la carriera di scrittore con il saggio-reportage Roma maledetta. Cattivi, violenti e marginali metropolitani del 1998 • I suoi romanzi, pubblicati dalla casa editrice Newton Compton, più volte ristampati e spesso trasferiti in ristampa alle collane di ampia tiratura o in ebook, sono portati ad esempio di libri ad alta diffusione• L’autore ha dichiarato che le trame sono ispirate alla sua memoria di cronista, sebbene i fatti riportati siano inventati • Con L’istinto del lupo nel 2009 si classifica terzo al Premio Strega e vince il Controstregati • «Molto apprezzata anche la candidatura del noto cronista di nera Lugli che, con la sua storia borderline, passa dalle ville dei più abbienti ai bivacchi dei senzatetto, alle mense di carità» [Serri, Sta] • «Lo Strega mi ha dato una grande visibilità e mi ha fatto conoscere al grande pubblico. Mi ha permesso di conoscere un ambiente che, da semplice cronista di nera quale sono, è lontanissimo dal mio mondo. Sarebbe troppo facile atteggiarsi a scrittore snob e parlarne male, denunciare le camarille, gli intrighi da conclave rinascimentale e lo strapotere degli editori rispetto al valore reale delle opere. Ma io non mi atteggio e conosco i miei limiti. Non sarò mai abbastanza grato alla Newton & Compton per aver proposto me, un perfetto sconosciuto, un signor Nessuno, al più importante concorso letterario nazionale» [a David Frati e Lorenzo Strisciullo, Mangialibri, 2013] • Nonostante la sempre più intensa attività di scrittore Massimo Lugli continua quella di giornalista, una professione a cui lo lega un rapporto inscindibile • Una prova? Nel 2010, mentre sta seguendo le delicatissime indagini sull’omicidio D’Antona (il giuslavorista ucciso un anno prima dalla Nuove brigate rosse sotto casa a sua a Roma) dopo uno scoop Massimo Lugli si ritrova sul banco degli imputati • «La procura romana – racconta – incriminò me e un collega di complicità coi terroristi, che avremmo favorito grazie alla fuga di notizie. Ovviamente l’accusa cadde e ci condannarono per violazione del segreto istruttorio, che poi è una specie di medagli al valore per un cronista» • Di sicuro quelli di una volta, perché i tempi stanno cambiando: «Il giornalismo di trentasei anni fa era (1977, ndr), a mio parere, molto più rigoroso. Ti faccio un esempio: le interviste anonime praticamente erano inconcepibili. L’interlocutore, chiunque fosse, doveva parlare a viso scoperto e assumersi la responsabilità delle sue dichiarazioni. Oggi quello che conta è il titolo, spesso precostituito in redazione: il giornalista riceve un input e deve adeguarsi. La politica è entrata prepotentemente anche nella cronaca nera: “montare” un fatto di cronaca spesso ha lo scopo di dimostrare che una città, sotto una certa amministrazione, è o non è sicura, il che stravolge ogni sano e professionale criterio di valutazione. Il palinsesto dei telegiornali detta legge anche nella carta stampata, le agenzie sono la pietra miliare su cui si costruiscono le pagine. Negli uffici centrali, spesso, lavorano giornalisti che non hanno mai scritto un pezzo in vita loro. Tutto questo si avverte meno nelle redazioni locali (o di cronaca locale) ma purtroppo la tendenza è irreversibile. L’informazione globale e i siti internet hanno portato anche una preoccupante ventata di pressappochismo» [Mangialibri 2013, cit.] • Ma Lugli intanto ha trovato rifugio nel noir • Personaggio principale dei suoi romanzi è Marco Corvino, cronista di cronaca nera locale che lavora in una città non specificata per un quotidiano nazionale: compare in scena la prima volta ne Il carezzevole del 2010 • «Marco Corvino è il mio alter ego. Si parva licet Flaubert diceva: Madame Bovary sono io... Beh, io sono il mio personaggio. E mi riconosco nel ventenne pieno di entusiasmo e di sogni che lavorava da volontario a Paese sera, così come nel cinquantenne sfigato (mi sono regalato otto anni di sconto) che si misura con un mestiere completamente diverso, cambiato, imbarbarito, in cui si riconosce solo in parte. Nei miei romanzi ho voluto raccontare il giornalismo, con le sue contraddizioni e se sue involuzioni, supponendo che a qualcuno interessi. Ma credo che, nonostante tutto, il mondo dei media sia ancora pieno di fascino per i lettori» [Mangialibri 2013, cit] • La Colorado Film ha acquistato i diritti per Il carezzevole e L’Adepto (il secondo romanzo con Corvino protagonista, uscito nel 2011 • Altri cinque titoli con il cronista di nera usciranno dal 2012 al 2022 • Cambia Roma e cambia la sua malavita, e il giornalista è testimone diretto di queste mutazioni: «Concorda Massimo Lugli, cronista di nera e scrittore raffinato. I suoi romanzi (l’ultimo titolo è Il guardiano, Newton Compton) affondano le radici nel lavoro di giornalista che conosce la Roma più maledetta: “È verissimo che le mafie investono milioni di euro e che la città sia attraversata ormai da tante piccole bande in guerra perenne per lo spaccio della cocaina. Come le mafie, anche le gang hanno subìto una mutazione genetica. Per fare un esempio: nessuno in città usa più il coltello, che era una caratteristica del malavitoso romano e tutti vogliono la pistola, il ‘ferro’. Persino gli spacciatori di strada hanno la pistola alla cintura» [Grignetti, Sta 20-06-13] • Massimo Lugli accumula esperienze e ricordi sui casi più scottanti: l’elenco è lunghissimo e include tutti quelli storici: il giallo di via Poma, la storia-splatter del Canaro, la misteriosa fine di Emanuela Orlandi, l’ascesa e caduta della banda della Magliana, il giallo dell’Olgiata • A questo repertorio classico romano, si aggiungono i colpi di coda del terrorismo e la mafia, o le mafie in perenne agguato: sono questi i temi che segnano la quotidianità del cronista-scrittore • Di ognuno dei fascicoli che segue conosce frammenti segreti, come di Johnny lo Zingaro: «Massimo Lugli conosce bene Giuseppe Mastini [il vero nome dello Zingaro, ndr]: lo ha incontrato più volte, e lo ha intervistato. “In effetti ho intervistato tantissimi detenuti”, dice al Foglio, “sono tutor al premio letterario Goliarda Sapienza, spesso capita che resti in corrispondenza, sai, tra i detenuti e il giornalista si crea spesso un’empatia. Ma lui è un pezzo di merda, recita male, non ha neanche la dignità, non faceva compassione. È un cattivo”» [a Pompili, Foglio] • Negli ultimi 12 anni Massimo Lugli ha progressivamente rallentato l’attività giornalistica ma non quella letteraria, firmando una dozzina di altri titoli, tutti pubblicati da Newton Compton: si va da Nel mondo di mezzo. Il romanzo di Mafia capitale, alla trilogia Stazione omicidi, a Il giallo Pasolini. E poi, L’ultimo guerriero, Il giallo del nano della stazione, La banda dell’Arancia Meccanica e La Gang delle tre B. Insieme ad Antonio Del Greco ha scritto Città a mano armata, Il Canaro della Magliana, Quelli cattivi, Il giallo di via Poma, Inferno Capitale, Il baby killer della Banda della Magliana, Quei bravi ragazzi del Circeo, La ragazza del Vaticano. Che fine ha fatto Emanuela? Insieme ad Andrea Frediani ha scritto Lo chiamavano Gladiatore • Nel maggio del 2025 ha ricevuto per i suoi romanzi il Premio Attilio Veraldi alla carriera • «Giunto all’ottava edizione, anche quest’anno il Premio Veraldi viene assegnato a un maestro del genere crime: Massimo Lugli, già prestigioso cronista di Repubblica, autore di numerosi romanzi che ricostruiscono la storia nera di Roma e di un pezzo del Paese. Ispirati a vicende realmente avvenute, i suoi libri portano alla luce il cuore oscuro e violento dell’Italia, componendo un mosaico che in ogni sua tessera evidenzia la subdola forza del Male, talvolta vero motore della vita associata. In uno scenario sempre fosco dove nessuno dei personaggi è innocente fino in fondo, e la verità non è mai una sola – scrive nella motivazione il giornalista Massimiliano Amato, direttore del Premio Veraldi – L’opera di Lugli dipana un filo rosso lungo circa mezzo secolo di storia nazionale, raccontandoci di quanti delitti, nascosti e no, essa è costellata, tra crimine comune e crimine organizzato, in un intreccio inestricabile di violenza pubblica e privata, illegalità, corruzione materiale e morale» • E in futuro? Nel 2026 Lugli sta preparando un lavoro che ha per sfondo il terrorismo. Di più non dice tranne che dovrebbe essere pronto tra pochi mesi.
Curiosità Cintura nera di karate e istruttore di tai ki kung, pratica fin da bambino le arti marziali di cui parla nei suoi romanzi • «Sono passato dal Karate al Tai Ki kung dopo aver praticato anche Judo, Tae Kwon Do, Wing Tsun cinese e qualche breve incursione nelle discipline occidentali di combattimento del Rinascimento. Ho cominciato a nove anni e pratico ogni giorno per almeno un’ora. Amo le arti marziali con tutto me stesso e senza la pratica non credo che sarei mai stato capace di lavorare e superare tanti momenti difficili della mia vita (…) Chi inizia a frequentare una palestra, generalmente, lo fa per imparare a difendersi o, nel peggiore dei casi, a picchiare. Ma dopo due o tre anni le cose cambiano anche perché la maggior parte delle arti marziali, in uno scontro di strada fatto di fantasia, dolore e cattiveria, non funzionano. Una buona cintura nera rischia di essere messo ko in trenta secondi da un coatto che fa a cazzotti sul serio. A lungo andare, il praticante abbraccia la non violenza assoluta e capisce che il vero avversario da battere è sé stesso, le proprie paure, la propria pigrizia, i propri limiti. Impara anche a comprimere l’ego e a non reagire alle provocazioni, a fare Wu Wei, non agire, non opporre forza alla forza e aggressione all’aggressione. Non credo che esista una strada migliore per il corpo, la mente e lo spirito della pratica di una vera arte marziale tradizionale, da non confondere con gli sport da combattimento (boxe e boxe thay, full contact, savate, lotta, ecc) o con le versioni modernizzate tipo street fight che sono solo ed esclusivamente autodifesa» [Mangialibri 2013, cit].
Amori È stato sposato dal 1993 al 2012, non ha figli e attualmente è single.
Titoli di coda «La mia ambizione nella vita è scrivere un romanzo storico ambientato sul campo della battaglia di Crecy (agosto 1346) ma purtroppo è già comparsa in un recente romanzo di Cornwell e anche nell’ultimo di Ken Follett. Comunque, non si sa mai...».