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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Piantedosi querela Dagospia

Matteo Piantedosi denuncia Dagospia per la “continuativa, massiva, seriale e persistente campagna diffamatoria” sul caso Claudia Conte, la giornalista con cui il ministro dell’Interno – ha rivelato la donna – ha avuto una relazione extraconiugale. Ma la querela per diffamazione – presentata nei giorni scorsi alla Procura di Roma dall’avvocato Roberto De Vita – sembra avere più che altro l’obiettivo di stimolare i magistrati a indagare su una possibile regia dietro l’esplosione del caso, teso a “ledere gravemente la reputazione e l’integrità personale, professionale ed istituzionale” di Piantedosi, con l’opposizione che a un certo punto aveva pure chiesto le dimissioni del titolare del Viminale. Tutto ciò sperando dunque – pur senza farne cenno – di arrivare ai presunti mandanti dell’operazione per giubilarlo.
Conte ha rivelato la sua relazione con Piantedosi il 1° aprile scorso, durante un’intervista con il giornale online Money.it, intervistata da un giovane giornalista organico a Gioventù nazionale, il movimento giovanile di FdI. Già nei mesi precedenti il sito diretto da Roberto D’Agostino aveva pubblicato notizie dove si alludeva all’importante carriera di Conte nei luoghi del potere. “Oltre 50 unità comunicative nell’arco di poche settimane”, hanno ricostruito i legali “tra articoli rilanci, flash, citazioni indirette, foto didascalie e post della testata Dagospia e dei social riferibili”. Il punto giuridico, per i legali, è aver attribuito al ministro di “aver fatto ottenere illegittimamente incarichi pubblici anche retribuiti ed altre munificenze pubbliche” a Conte. Sospetto che in realtà, per i legali, non si sarebbe verificato.
Ieri Dagospia ha pubblicato la notizia anticipata dall’Adnkronos, rivendicando di avere “fatto il suo mestiere, raccontando la sfavillante carriera della” giornalista e presentatrice e che “dovrebbe essere Piantedosi a chiarire il perimetro di una relazione extraconiugale mai smentita, per fugare dubbi e ombre visto l’incarico di ministro della legalità”, invocando anche l’intervento dell’opposizione nel chiedere conto al governo di una “querela temeraria”. Fin qui la diatriba, quasi privata, tra un politico e un organo d’informazione. Ma dove si vuole arrivare? Perché Piantedosi denuncia solo Dagospia?
Dietro la locuzione “campagna stampa”, infatti, si potrebbe leggere il sospetto – che gira da mesi al Viminale – che non sia solo giornalismo “scandalistico” ma qualcosa di più strutturato. La tacita tesi è che qualcuno abbia spinto per far uscire la storia (vera) della relazione tra Piantedosi e Conte per far liberare la casella all’Interno, molto ambita anche da esponenti di spicco della maggioranza, come il vicepremier Matteo Salvini. Il ministro appare politicamente inamovibile sia per l’apprezzamento nutrito da Giorgia Meloni, sia per la sintonia con il Quirinale, con cui il dialogo è aperto anche in occasione delle riforme più contestate (come l’ultimo decreto sicurezza). Non solo. Sempre Piantedosi negli anni al Viminale ha posto parecchi veti in termini di nomine, sia ai vertici della Polizia che dell’Intelligence. Ma si sa, retropensieri e sospetti nel governo Meloni sono da tempo all’ordine del giorno.