il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2026
Sánchez vuole intervenire sulle sanzioni ad Albanese e giudici
“A Gaza non c’è un reale cessate il fuoco, ma i leader al potere vogliono farcelo credere per distogliere l’attenzione dalla Striscia, perché venga dimenticata e la maggior parte del mondo lo ha fatto”. È davanti a Guernica, accompagnata dal ministro spagnolo della Cultura, Jordi Martí Grau, circondata dai microfoni dei giornalisti e accolta da una folla di cittadini, all’ultimo piano del museo Reina Sofia di Madrid, che Francesca Albanese lancia l’ennesima accusa, spiegando che quella dell’opera di Pablo Picasso è “una distruzione che ricorda ciò che abbiamo visto a Gaza”.
A non spostare lo sguardo né dal genocidio, né dalla relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi occupati in visita in Spagna è il governo di Pedro Sánchez, che ieri, in occasione dell’incontro tra Albanese e il ministro degli Esteri José Manuel Albares, ha lanciato la proposta alla Commissione europea di rendere nulle le sanzioni Usa a carico sia della relatrice sia dei giudici della Corte penale internazionale. “La Spagna non sta zitta né distoglie lo sguardo: siamo di fronte a un momento decisivo per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni contro i giudici della Cpi e contro la relatrice per la Palestina. Sanzioni – ha spiegato Sánchez in un video su Instagram – che le sono state imposte per aver fatto il proprio dovere, per aver difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza”. Il premier socialista – che oggi incontra Albanese – ha spiegato le conseguenze concrete della misura che rendono “un calvario” la vita di chi le subisce. Ma soprattutto ha spiegato che l’Ue avrebbe un mezzo per bloccarle e che Madrid ora chiede di utilizzare.
Si chiama “Statuto di blocco” e se “attivato immediatamente” permette di neutralizzare le norme di altri paesi contrarie agli interessi dell’Unione. “Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati membri”, ha assicurato Sánchez convinto che “l’Unione europea non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”. Anche perché “sanzionare coloro che difendono la giustizia internazionale significa mettere a rischio l’intero sistema dei diritti umani nonché compromettere il funzionamento indipendente delle istituzioni essenziali per la giustizia internazionale”. Nella lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, Sánchez entra poi nel merito tecnico della norma indicando la strada perché la Commissione attivi il meccanismo che metterà lui stesso all’ordine del giorno del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno “perché le conclusioni raccolgano un’indicazione politica esplicita da parte della Commissione” così come “il nostro impegno condiviso per il diritto internazionale esige”, sottolinea Sanchez nella lettera.
Una risposta che per ora non è arrivata. Né è arrivata quella che la relatrice speciale chiede a sua volta per Gaza anche negli incontri al Circolo delle belle arti della capitale spagnola con l’attrice Aitana Sánchez-Gijón, l’attore e scrittore Carlos Bardem e la giornalista di eldiario.es, Olga Rodríguez, che hanno registrato il tutto esaurito. L’accoglienza di Albanese – anche da parte di ministri e parlamentari spagnola è stata calorosa. D’altra parte in Spagna la relatrice Onu è vista come l’unica referente internazionale nella lotta al genocidio e all’apartheid israeliana, grazie ai suoi rapporti. Lotta in cui la Spagna si è distinta in oltre due anni di guerra, interrompendo il traffico di armi e il passaggio delle stesse attraverso il suo territorio verso Israele. Riconoscendo – primo paese dell’Ue – la Palestina, e, ancora, definendo genocidio l’attacco israeliano a Gaza. “Ciò che ha chiesto il premier Sánchez oggi è rispetto per lo Stato di diritto”, ha commentato la relatrice criticando la posizione dell’Ue che “antepone gli interessi privati e corporativi alle persone, ai loro diritti e alla vita dei civili, dopo quasi tre anni di genocidio a Gaza”. Secondo Albanese, invece la posizione spagnola “è l’inizio di un cambiamento all’interno dell’Ue verso un multilateralismo decolonizzato”. “Il popolo spagnolo, le istituzioni spagnole, il governo, le università, mostrano che c’è la possibilità di difendere i principi e dire la verità davanti alla giustizia”, ha concluso Albanese.