il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2026
Roma-Sardegna, guerra per 13 parchi eolici. Uno su Nuraxi
Su Nuraxi, la sontuosa reggia preistorica di Barumini patrimonio Unesco, è il monumento più importante della Sardegna. Con la sua torre e il villaggio sottostante un paesaggio miracolosamente intatto dall’età del bronzo a oggi, a pochi km da Cagliari. In qualsiasi paese del mondo un sito archeologico di oltre 3000 anni fa, considerato la Stonehenge sarda, godrebbe di protezione assoluta. Non in Italia, dove il via libera contenuto nel decreto Draghi del 2022 ha in buona parte esautorato le regioni dalla tutela paesaggistica in base alle urgenze energetiche del Paese, mettendo a rischio anche l’esempio più significativo di una civiltà unica al mondo. A minacciarlo è uno dei 13 progetti “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti” per impianti eolici sui quali il governo dovrà decidere, con la Regione guidata da Alessandra Todde, che da due anni si batte con ogni possibile strumento politico e giuridico contro la proliferazione di progetti di aerogeneratori su terra e offshore, oltre ai pannelli solari che stanno invadendo le campagne dell’isola.
Il piano si chiama Luminu, un nome tenero per proporre 17 aerogeneratori da 6,6 megawatt in un territorio che fa capo anche ai comuni di Escolca, Gergei, Las Plassas, Villanovafranca, Genoni, Gesturi e Nuragus, a loro volta ricchi di bellezze storiche e paesaggistiche. E a leggere l’elenco dei siti che dovranno essere sacrificati per raggiungere quei 6,2 gigawatt indicati nell’accordo nazionale a carico della Sardegna, parlare di devastazione è tutt’altro che esagerato. La Regione non si è arresa: prima la legge sulle aree idonee e non idonee a ospitare gli impianti, bocciata dalla Corte costituzionale. Poi iniziative politiche a ogni livello, l’ultima è stata la partecipazione della presidente Todde al Consiglio dei ministri, un diritto esercitato finora da soli tre presidenti della Sardegna: Mario Melis, Renato Soru e Francesco Pigliaru.
Dal confronto di Palazzo Chigi è uscita una decisione interlocutoria: sui 18 progetti, fra eolico e fotovoltaico, all’esame del governo gli uffici regionali sardi elaboreranno nuove istruttorie di approfondimento, per stabilire quali danneggiano meno il paesaggio. Dietro le incertezze, quello che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito ieri un “incaglio di due posizioni diverse”: da una parte il via libera del ministero dell’Ambiente, dall’altra il parere contrario delle Soprintendenze del Mibac: “C’è una grande opposizione dei territori e delle regioni alle fonti pulite, mentre ci sono investimenti rilevanti che potrebbero ricadere sul Paese – ha detto il ministro – il problema è anche l’opposizione dei territori”.
Secondo il ministro, il sistema autorizzativo “soffre di rallentamenti strutturali”. La replica di Todde: “La Sardegna ha messo 1 miliardo di euro sulle rinnovabili. Non c’è nessun rallentamento, ma è inaccettabile che lo Stato voglia fare la pianificazione del nostro territorio. Dobbiamo decidere noi dove mettere gli impianti. La pianificazione urbanistica è un punto fondante del nostro statuto, quindi voler fare diversamente è una compressione della nostra autonomia. Ci stiamo ribellando per questo motivo, non perché non vogliamo le rinnovabili”.