il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2026
Mannarino parla del nuovo album
Caro Mannarino, immagini di essere in un ascensore con Trump, Netanyahu e Putin. Che fa?
Ma è un incubo.
Disarmato.
Offrirei del fumo, farei domande. Per capire chi c’è dietro, chi li ha messi lì. La politica è un teatrino, i re del mondo stanno nascosti. Al massimo concedono a Trump di fare miliardi in Borsa con gli annunci sulla guerra e a Netanyahu di stare in sella, tra bombe, massacri e pirateria, invece di marcire in galera.
Allora cosa possiamo fare?
Prenderci, ciascuno, una quota di responsabilità. Anche nei media, dove non troppi hanno voglia di raccontare come stiano le cose. La resistenza umana nasce dal basso. Gil Scott-Heron cantava: la rivoluzione non sarà teletrasmessa. E quando ci sentiamo assuefatti ai soprusi, deve scattare la ribellione al controllo che esercita il potere. Guardiamo la Flotilla: siamo carne da cannone, ma siamo sacri.
Ci ha messo cinque anni per realizzare questo magnifico album Primo amore. Un disco-cerchio, ipnotizzante e luminoso. Dove è stato?
Ho viaggiato. Colombia, Messico, Panama, Brasile. Cercavo me stesso. Ogni canzone confluisce in un’altra, alla fine si torna all’inizio. Ho capito che siamo dentro un disegno più grande di noi, i piedi piantati in terra e lo sguardo al cielo. In equilibrio tra bellezza e caos, la scelta della danza tra vita e morte.
Detto così, suona mistico.
I Greci dicevano: il filosofo deve essere metà Dio e metà animale, altrimenti non è un filosofo. Siamo storditi dalla realtà, dal rimbambimento a cui ci obbliga il sistema che ci vuole infelici, rassegnati, disposti a lavorare restando zitti e buoni, ma non a scoprire la forza creativa dentro di noi.
Sottolineata, questa forza vitale, da un chitarrino felice. C’è la lezione di Manu Chao in questi ‘mantra’.
Manu Chao è un maestro e un amico, i suoi album mi hanno cambiato la vita. Una sera a cena a casa mia suonavamo insieme, io il guitalele, lui questo tipo di chitarrino. Glieli costruisce un artigiano di Cordoba, Zambrano, che intaglia il legno. Ne esce il suono di uno spirito buono, l’accordatura è particolare. Ne ho commissionato uno anch’io.
Potrebbe invitare Manu Chao in qualche data del suo tour.
Buona idea.
In un brano indica Maradona che sta in cielo.
Ma resta un uomo, pur elevato al livello di simbolo e di semidivinità. Anche lui aveva dovuto accettare la propria parte oscura, non siamo esseri fatti solo di Bene.
Lo spiega in Kalanera.
Kala in sanscrito significa sia ‘tempo’ che ‘poesia’. È l’immersione nel nostro buio interiore, nell’inconoscibile freudiano. Non dobbiamo avere paura di scendere nell’abisso. Noi siamo materia anche cupa. Quando in Nerone canto dell’imperatore che ‘voleva bruciare Roma per sentire un po’ di calore’, questo era il fuoco stesso del cristianesimo.
Però.
Le religioni servono per gestire e irregimentare la società facendo balenare l’idea della perdizione. Per far stare a casa le donne è servito il modello della Vergine Maria.
Ci vuole incoscienza o coraggio a fare musica in modo così stratificato, in un momento in cui il pubblico sembra distratto?
Da cantautore, sono chiamato a fare cultura. Chi voglia ascoltare in modo superficiale le mie canzoni può farlo, gli altri possono unirsi a questo rituale, qualcosa troveranno, forse. In Bambino parlo di qualcuno che china la testa sopra il fiume. Se è uno che vuole ammazzarsi vedrà solo l’acqua e la sua profondità, ma un ragazzino scoprirà il cielo rispecchiato lì sopra, e saprà di poter volare in alto, nella sua esistenza.
Buttando nelle onde il cellulare, magari.
I social hanno sdoganato il fatto che chiunque possa fare qualsiasi cosa. Ci somministrano dopamina, in quello schermino. Hanno studiato, per fregarci, il meccanismo di premio e punizione degli animali. Il topo preme il bottone, ma la sua felicità non è nel biscottino, bensì nell’attesa. Come nello scrolling.
E il suo Primo amore? Forse in Venere?
Avevo otto anni, la cito in modo cifrato in un verso. Si chiamava Serena. Poi elenco le donne della mia vita. Ci sono anch’io lì, l’artista narcisista, io stesso Venere nella seduzione dell’industria musicale.