il venerdì, 8 maggio 2026
Dopo Jair il figlio Flavio: il ritorno dei Bolsonaro
«Gloria a Deus!» e di fianco le bandiere di Brasile, Stati Uniti e Israele. Così Flavio Bolsonaro, figlio 45enne dell’ex presidente Jair, ha celebrato sul suo profilo Instagram da dieci milioni di follower il video girato dall’equipaggio della Nasa durante la recente missione intorno alla Luna. Un video che, nelle parole di Bolsonaro Jr, aveva il grande merito di mostrare «l’opera del Creatore» e cioè la Terra. Niente di strano per uno che, rivisitando il mantra di Giorgia Meloni, nella propria biografia si definisce «senatore, avvocato», e soprattutto «cristiano».
Niente di strano perché più passano le settimane più diventa chiaro qui in Brasile che – mentre il padre è agli arresti domiciliari per tentato golpe e vive in condizioni di salute sempre più precarie – Flavio è il prescelto per dare continuità alla dinastia Bolsonaro e sfidare Lula alle elezioni presidenziali che si terranno a ottobre. Quelle in cui l’attuale presidente, 80 anni, si ripresenterà per ottenere un quarto mandato.
Primogenito della prima moglie di Bolsonaro, Rogeria Nantes Braga, sposato con Fernanda e padre di due figlie, Flavio, dal 2019 senatore per lo Stato di Rio de Janeiro, è la dimostrazione che a fruta não cai longe do pé, ovvero “la mela non cade lontano dall’albero”.
Dal padre ha preso le posizioni su crimine e sicurezza, nonché l’idea che la politica economica debba essere di stampo liberista, con poche ingerenze dallo Stato. I suoi toni non sono meno aggressivi di quelli del genitore. In questo senso, il post sulla missione spaziale è la sintesi di come funziona il suo bolsonarismo: nonostante sia rivolto a una base elettorale che è affascinata dal terrapiattismo, la rotondità della Terra non viene mai messa in discussione. Ma per convalidarla si usa un messaggio religioso, non scientifico.
A ognuno il suo
Del resto, nella famiglia di Jair Bolsonaro ognuno ha il proprio ruolo: i figli di primo letto Flavio, Eduardo e Carlos sono politici affermati sulle orme del padre. Il loro fratello minore, Jair Renan, figlio del secondo matrimonio dell’ex presidente, ha da poco intrapreso la stessa strada, portando avanti in contemporanea la carriera di influencer.
L’attuale moglie Michelle – madre di Laura, unica figlia femmina dell’ex leader – cita la Bibbia su Instagram e veste i panni della mulher recatada e do lar, la donna che si dedica esclusivamente alle faccende domestiche. E al vertice della piramide c’è lui, il Capitano, che come un martire mostra il corpo flagellato dagli interventi chirurgici all’addome seguiti al tentativo di omicidio subito nel 2018.
«Hanno provato ad ucciderlo, esattamente come hanno fatto con il vostro presidente Trump», ha detto Flavio rivolgendosi alla platea del Cpac, la conferenza dei conservatori americani che si è tenuta a Dallas a febbraio. Un intervento di dieci minuti in cui ha dimostrato di conoscere a menadito il manuale del perfetto trumpiano: «Mio padre ha lottato contro la tirannia del Covid, l’agenda climatica radicale, il woke che distrugge la famiglia», ha detto. Mentre sul maxischermo passava la foto di Lula e Maduro abbracciati, per strappare qualche applauso in più.
Avvocato di formazione, in politica dal 2002, Flavio Bolsonaro è per ora pre-candidato alla presidenza, perché la campagna elettorale inizia ufficialmente ad agosto. C’è ancora tempo per ripensarci e presentare magari il più moderato Tarcisio de Freitas, governatore dello Stato di San Paolo ed ex ministro. Ma in realtà Flavio nei sondaggi non va affatto male, anzi al momento lui e Lula sono alla pari, soprattutto dopo che la destra ha blindato il voto evangelico: quasi 50 milioni di persone, il 27 per cento della popolazione, tradizionalmente vicini a Israele. Il che spiega la bandiera con la Stella di David nel post sulla Nasa.
I Bolsonaro godono poi del favore dell’influentissimo mondo agricolo, quello dei fazendeiros che imperversano nello smisurato entroterra, disboscando l’Amazzonia ma contribuendo – secondo i dati Cna/Cepea – al 30 per cento del Pil del Paese. È il Brasile dei cowboy, lontano anni luce dall’idea che abbiamo noi di un Paese ad immagine e somiglianza di Rio de Janeiro.
L’amico Donald
Per Flavio l’arma in più può essere l’asse con Trump, che è molto più articolato di quello che sembra. L’amicizia con il tycoon si è intensificata da quando è tornato al potere: uno dei punti in comune è la battaglia contro Lula, che nei primi mesi della presidenza Trump aveva osato sfidare Elon Musk – allora uno dei più stretti alleati della Casa Bianca – sul terreno delle fake news diffuse sul suo social X.
A consolidare l’alleanza è stato il comune sdegno per la condanna a 27 anni inflitta a Jair per tentato golpe: allora – era lo scorso settembre – Trump attaccò duramente il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, “colpevole” di aver emesso la sentenza contro l’amico Jair, negando al magistrato e a sua moglie l’accesso negli Stati Uniti.
Come se non bastasse, recentemente il nome di Moraes è venuto fuori nello scandalo del Banco Master, che ha portato all’arresto del presidente dell’istituto, Daniel Vorcaro, con l’accusa di frode e riciclaggio. Pare che Moraes accettasse passaggi sul jet privato del banchiere, e che lo studio legale della moglie Viviane Barci abbia percepito da lui soldi per una consulenza. Ciò sta minando la credibilità del grande accusatore di Bolsonaro di fronte ad un’opinione pubblica spaccata come non mai.
Come al cinema
Che gli Stati Uniti stiano tirando la volata a Flavio lo prova anche l’uscita prevista entro il 2026 di Dark Horse, il film in lingua inglese che ripercorre la parabola politica di Jair Bolsonaro partendo dalla coltellata che lo ha raggiunto nel 2018. A produrlo è il gruppo brasiliano con sede negli Usa Go Up Entertainment, molto vicino agli ambienti conservatori: l’ex presidente sarà interpretato da Jim Caviezel, lo stesso protagonista della Passione di Cristo del trumpiano Mel Gibson. Nel film ci sarà pure il personaggio del figlio Flavio.
E Lula? Sulla sua popolarità pesa la situazione economica, che anche qui è peggiorata dopo l’attacco all’Iran e l’accusa (alimentata da Trump) di non aderire alla lotta al narcotraffico in nome della quale il tycoon ha lanciato Shield of the Americas, un’alleanza militare con 17 Paesi dell’America Latina.
Il Brasile è rimasto fuori, ma Flavio ha promesso che, se eletto, si riallineerà con gli Stati Uniti, «dopo che Lula lo ha fatto diventare colonia cinese». Intanto la Casa Bianca sta pressando Lula affinché riconosca come terroristiche le fazioni criminali che fanno affari con il traffico di droga, in modo che vengano perseguite direttamente da Washington.
Tra queste c’è Comando Vermelho, bersaglio ad ottobre di una operazione senza precedenti in cui sono stati uccisi 117 appartenenti al clan. Dopo quella strage, due carioca su tre si erano schierati con la polizia in nome della sicurezza. È questa la maggioranza a cui strizza l’occhio lo “sceriffo” Flavio Bolsonaro, che gira armato e nel 2016 è stato protagonista di una sparatoria che lo ha visto opporsi a due rapinatori a Rio, ferendone personalmente uno.