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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Caso Cadorna, Barbero a testimoniare in tribunale

Lo storico Alessandro Barbero “sale in cattedra” in un’aula di tribunale. Per un paio d’ore lo studioso, specializzato in Storia del Medioevo e in storia militare, è comparso nel Palazzo di Giustizia di Lecce in veste di testimone. E il filo rosso della storia militare lega Barbero al processo in corso davanti al giudice monocratico, Michele Giannone.
Sul banco degli imputati, infatti, compare la sindaca di Specchia, Anna Laura Remigi, per alcune espressioni ritenute diffamatorie nei confronti del generale Luigi Cadorna, impegnato in prima linea sul fronte della Prima Guerra Mondiale. Barbero, già da giorni a Lecce per il firmacopie del suo ultimo libro dedicato a San Francesco d’Assisi, è stato citato come testimone dalla difesa del generale, rappresentata dagli avvocati Paolo Spalluto e Luigi Pastore.
Con lo studioso, in aula si è tornati indietro di un secolo. Un salto nel tempo per cristallizzare personaggio e la lettura storica della sua figura in un excursus che ha ammaliato la platea per eloquio e dialettica: un passaggio necessario per comprendere se le valutazioni negative sfociate in una querela alla sindaca di Specchia, Anna Laura Remigi, presente in aula in veste di imputata, si debbano ritenere quantomeno fondate su un chiacchiericcio o su fatti.
Lo studioso è stato così chiamato in aula per fare chiarezza sulle evidenze storiche associabili al personaggio sulla base degli studi condotti e confluiti in diversi scritti. “Tutti hanno subìto conseguenze spaventose, anche quelli che facevano bene la guerra e che la sapevano fare meglio di noi, tutti hanno subìto perdite spaventose proprio per come si combatteva. A me verrebbe da dire – ha poi riferito in aula Barbero – che la Commissione d’Inchiesta si soffermi su questo non tanto per i morti quanto per la catastrofe”. Rispondendo a un quesito preciso degli avvocati Paolo Spalluto e Luigi Pastore, ovvero se il generale si dovesse ritenere un “sanguinario”, un’espressione utilizzata dalla sindaca di Specchia, Barbero ha replicato: “Io penso che sanguinario sia chi gode dinanzi al versamento di sangue. Lui ne era indifferente” evitando di tratteggiare ul profilo di un generale che faceva fucilare con particolare facilità.
La deposizione dello studioso torinese confluirà ora nel fascicolo processuale e chissà quanto la sua “lezione di storia” possa pesare sul verdetto atteso per il prossimo 29 maggio. La vicenda risale a quasi quattro anni anni fa. Era il 22 dicembre del 2022 e nel paese del sud Salento (inserito nel club dei 500 borghi più belli d’Italia) era in corso una cerimonia pubblica: accanto alla targa di intitolazione del generale (venne affissa quella di Gino Strada, fondatore di Emergency, con l’intenzione di avviare l’iter per cambiare il nome della via.
L’intervento della sindaca, molto attiva nel sociale e nella lotta contro l’illegalità in paese, fu duro e deciso. Nei modi e nelle parole. Come abitudine dell’avvocata: “Intestare una strada a Luigi Cadorna è atto abominevole – disse – così come abominevoli erano le sue decisioni, responsabile dell’esecuzione, diretta e indiretta, di decine di migliaia di soldati italiani stremati dalla fame, dal freddo, dalle malattie e da condizioni disumane, mandati a combattere come agnelli sacrificali, o decimati dagli stessi commilitoni costretti a sparare sugli amici. Al posto di Cadorna i posteri conosceranno Gino Strada, uomo di pace, medico volontario che, in zone di guerra, con i medici di Emergency, da lui stesso fondata, ha curato bambini, donne, anziani e soldati senza guardare in faccia nessuno”.
Il generale Cadorna? “Un povero idiota”, “un sanguinario”, “un macellaio”, “un cattivissimo stratega” del tutto compatibile con figure come Hitler, Stalin, Jack lo Squartatore e persino il mostro di Firenze. Il nipote di Cadorna, assistito dall’avvocato Andrea Tirondola, formalizzò una denuncia facendo scattare gli accertamenti.
A indagine conclusa, la pm della procura di Lecce, Erika Masetti, fece rientrare l’intervento nel perimetro del diritto critica e avanzò così richiesta di archiviazione. Orientamento che la giudice Elena Coppola non ha ritenuto di condividere giudicando troppo offensive quelle parole, a suo parere, disponendo l’imputazione coatta della sindaca.