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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Minetti, per la procura generale non ci sono elementi per cambiare parere sulla grazia

Non ci sono elementi, al momento, che possano far cambiare idea sul parere positivo alla grazia per Nicole Minetti. Si apprende da fonti della Procura generale di Milano, chiamata a esprimersi di nuovo sul tema dopo le polemiche e le verifiche chieste dal Quirinale.
Le verifiche chieste all’Interpol
I magistrati hanno chiesto verifiche all’Interpol. I primi riscontri arrivati sono in linea con il primo semaforo verde che era stato a gennaio dal sostituto pg Gaetano Brusa, poi inoltrato al ministero, e che aveva portato al provvedimento di clemenza del Capo dello Stato.
Per ora il quadro non cambia
Per ora il quadro non cambia. Il punto è capire se i presupposti per la grazia sono stati rispettati o se ci sono anomalie. Due i punti fondamentali. Il primo è quello legato al procedimento di adozione da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani del bambino (poi diventato loro figlio) in Uruguay, e delle successive cure che sono state necessarie per il bimbo, che ha una patologia. Il secondo capitolo riguarda lo “stile di vita” dell’ex consigliera regionale lombarda, in passato protagonista delle “serate di Arcore”, che per i magistrati ha però reciso il legame con quel mondo.
Ma il parere può cambiare
Se fossero emersi subito elementi tali da portare a un ribaltamento del “giudizio”, la Procura generale li avrebbe immediatamente trasmessi al ministero della Giustizia. Allo stato, questo non è avvenuto. Viene però ribadito che gli accertamenti non sono conclusi. La procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pgGaetano Brusa, quando avranno un quadro completo si esprimeranno e se dovesse emergere qualche elemento “ostativo” potrebbero rivedere il loro parere.
Le prime carte arrivate in procura
Dalle prime carte arrivate in procura – come raccontato da Repubblica – si evince che “non risultano procedimenti a carico di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani né indagini in corso per reati come il favoreggiamento della prostituzione”. Per l’Intrerpol nè in Spagna né in Uruguay sono emerse indagini o informative di polizia a carico dell’ex consigliera regionale e del compagno. Sono inoltre stati trasmessi una serie di documenti legati all’adozione. Gli avvocati di Minetti – Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra – hanno depositato documenti relativi alle cure per il bambino.
L’avvocato d’ufficio non si oppose all’adozione
Dalla stampa uruguayana rimbalzano intanto altre notizie. Mercedes Nieto, la legale i cui resti carbonizzati sono stati ritrovati nella sua casa vacanze a Garzón, non si oppose all’adozione del bambino a favore di Minetti. Lo scrivono i media citando le carte dell’Inau, l’ente uruguaiano che gestisce le adozioni. Nieto intervenne nel procedimento di revoca della potestà genitoriale. Agì come avvocata d’ufficio, difendendo il padre biologico dell’allora neonato. Sostenne una difesa tecnica, senza presentare alternative alla revoca della potestà genitoriale. Né si oppose espressamente all’adozione completa. In nessun momento – prosegue l’Inau – il difensore presentò elementi che mettessero in discussione la sostanza di quanto sollevato dall’agenzia, come la situazione di abbandono del minore, la dichiarazione di adottabilità o l’idoneità della famiglia Cipriani ad assumersi la cura del bambino. Nel corso dell’intero procedimento, il padre del bambino non venne rintracciato, quindi Nieto si limitò a garantire il rispetto del giusto processo.
“Ma la madre biologica cercò di vedere il bambino”
Ma emerge anche un’altra notizia. La madre biologica del bambino poi adottato da Minetti si prese cura del figlio durante i suoi primi mesi di vita. Tentò di vederlo quando era nell’Inau ma le fu impedito. Lo ha detto ai media uruguaiani un ex compagno della donna, che risulta tutt’ora scomparsa. L’uomo, contraddicendo quanto affermato dal giudice nella sentenza di adozione, ha detto che, sebbene sia vero che il minore è nato in un contesto di grave vulnerabilità, la madre ha cercato di prendersi cura di lui durante i primi mesi di vita. Il testimone ha dichiarato che la donna “andò a trovare la bambina, ma la cacciavano via”, riferendosi al centro per le adozioni. “L’ho portata lì, e un paio di volte le hanno permesso di vederlo. Poi hanno iniziato a non farla più entrare”, ha aggiunto. Ha affermato che “a causa della tossicodipendenza” della donna, l’Inau chiese che le venisse tolta la custodia del bambino. Secondo i registri dell’ospedale Pereira Rossell, dove il bambino è nato, la madre è stata con il neonato per i primi otto giorni.