la Repubblica, 7 maggio 2026
Forza Italia vuole un busto di Pannella alla Camera
Un busto a Montecitorio per Marco Pannella. Chissà cosa ne avrebbe pensato il leader radicale della proposta avanzata da Enrico Costa al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in occasione del decennale della morte (cade il 19 maggio). Da sempre vicino alle battaglie radicali, il capogruppo di Forza Italia – esponente dell’ala liberal del partito – ha scritto una lettera a Fontana ricordando i diritti civili per cui lottò Pannella, come «il divorzio, l’interruzione volontaria di gravidanza, il garantismo, la tutela dei diritti dei detenuti, la responsabilità civile dei magistrati e l’impegno contro la pena di morte». Negli anni successivi, prosegue la missiva, «si sono aggiunte le battaglie a sostegno della procreazione assistita e dell’autodeterminazione del malato, anche e soprattutto con riferimento al fine vita». Iniziative legate a «una filosofia fortemente liberale e libertaria che ha certamente diviso la società italiana, ma al tempo stesso ne ha favorito la crescita».
Una proposta, quella dell’omaggio a Pannella, che non sarà ben vista dall’ala più conservatrice del centrodestra di FdI e Lega, ma che va letta alla luce nel nuovo corso impresso da Marina Berlusconi, che vorrebbe una Forza Italia meno rinunciataria sulle libertà civili. Costa quindi chiede a Fontana, «alla luce della rilevanza inequivocabile che la figura di Marco Pannella ha assunto non solo nella politica, ma anche nella società e nella cultura italiana, nonché della sua strenua attività a difesa delle prerogative parlamentari», di «valutare la possibilità che la Camera dei deputati provveda alla realizzazione e al posizionamento di un busto dedicato a Marco Pannella all’interno del Palazzo di Montecitorio, in occasione della ricorrenza del decennale della sua morte, nonché allo svolgimento di un momento commemorativo in Assemblea».
I rapporti tra i radicali, Marco Pannella e Silvio Berlusconi sono del resto – pur tra alti e bassi – stati sempre molto cordiali, prima ancora della nascita di Forza Italia e dell’alleanza alle elezioni del 1994. Nel suo memoir (“Quel che so di loro”), l’ex deputato Elio Vito ricorda infatti che anche con il Biscione c’era stata una vicinanza: «I radicali, da sempre esclusi dalla televisione di Stato, avevano sostenuto, insieme ai socialisti, la nascita delle televisioni libere e private». Quando poi il Cavaliere si decise a scendere in campo, «presentammo in tutta Italia, autonomamente, nella parte proporzionale, la Lista Pannella e candidammo, inoltre, in Forza Italia una pattuglia di radicali in alcuni collegi, in Lombardia e in Veneto, dove Forza Italia era alleata con la Lega ma non con il Movimento sociale». Finì che la Lista Pannella non fece il quorum, ma tutti i radicali inseriti in Forza Italia staccarono il biglietto per il Parlamento.
Nonostante l’exploit, i rapporti tra Pannella e Berlusconi si deteriorarono presto, vuoi per la presenza dei cattolici di Buttiglione nell’alleanza, vuoi per il sostegno del Cavaliere a Gianfranco Fini nello stesso collegio uninominale dove era candidato contro il leader radicale. Un legame di attrazione e repulsione che proseguì negli anni, con Pannella a suggerire «all’amico Silvio» di andare in galera dopo la condanna del 2013, per proseguire la sua battaglia politica da dietro le sbarre. Un consiglio che, come Craxi prima di lui, Berlusconi si guardò bene dall’accettare.