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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Dolci indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini

Perfino quando arriva scortato da una schiera di carabinieri che risale, lenta, lungo l’unica strada che conduce alla sua proprietà a Sant’Omobono Terme, Francesco Dolci non si nega ai giornalisti. Fa capire che nelle sei ore di interrogatorio al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, ammissioni non ce ne sono state. Neanche l’ombra.
«Non so a chi ho pestato i piedi per arrivare a una cosa del genere», dice l’impresario che ora, sì, è indagato per il vilipendio del cadavere di Pamela Genini e la profanazione della sua tomba. Della 29enne uccisa a Milano il 14 ottobre 2025 dall’ex Gianluca Soncin, Dolci, impresario di 41 anni, era l’amico onnipresente con il quale per un periodo c’era stato anche qualcosa di più. Dopo il delitto ha preso a denunciare aggressioni e intimidazioni, a suo dire vorrebbero zittirlo su giri loschi in cui era finita la ragazza. La linea è quella anche ora: «Stamattina sarei dovuto andare in caserma a portare informazioni importanti e mi hanno fermato prima, avete visto? Vogliono tapparmi la bocca, non sono stato io», dice mentre i carabinieri del Nucleo investigativo, con la sua avvocata Eleonora Prandi ad assistere, si preparano a perquisire le case della famiglia. In questa frazione, Dolci vive con i genitori, Livio e Lucia Pesenti. Entrambi, imprecando contro i giornalisti, si dicono convinti dell’innocenza del figlio. Il padre ripete la tesi del complotto.
In realtà, in caserma, Francesco Dolci è stato convocato. Dopo essersi presentato effettivamente a depositare l’ennesima segnalazione ai carabinieri del paese (querele finora senza riscontri), è stato invitato a raggiungere Bergamo, dove a interrogarlo c’era il pm Giancarlo Mancusi. Che l’indagine puntasse ormai con decisione a lui, si era capito da giorni. Il movente sarebbe legato all’ossessione per Pamela, ma anche all’odio provato verso la madre e il patrigno di lei. Dolci ha risposto a tutte le domande e avrebbe dato una spiegazione, del cui contenuto nulla trapela, anche alle immagini delle telecamere del cimitero di Strozza che lo ritraggono la notte del 18 marzo sostare a lungo davanti al cancello e guardare all’interno. Tra il 16 e il 18 marzo, il camposanto era stato chiuso per lavori, l’ipotesi è che volesse capire se la profanazione era stata scoperta. Altri filmati, nei giorni successivi, lo ritraggono a controllare ossessivamente il loculo e tre punti con tracce della manomissione: un tassello sul lato superiore, una scollatura lieve su quello inferiore e tracce di mastice usato per richiudere la tomba. Aveva paura?