Corriere della Sera, 7 maggio 2026
Intatte le capacità nucleari di Teheran
Epic Fury e il Ruggito del Leone non hanno rallentato più di tanto il programma nucleare iraniano: al regime potrebbe bastare un anno per arrivare alla Bomba. Questo il parere – anonimo – confidato alla Reuters da fonti dell’intelligence americana.
Nella valutazione passata all’agenzia i cambiamenti sulla possibile tabella di marcia sono stati contenuti. Prima del conflitto di giugno 2025 la previsione era di 3-9 mesi necessari per costruire un ordigno. Dopo si è passati a un periodo di 9-12, una conseguenza dei ripetuti strike condotti su Natanz, Isfahan e Fordow che avrebbero causato danni parziali. La nuova offensiva avrebbe solo creato problemi agli ingressi dei tunnel e per questo è rimasta la scadenza di un anno. È però anche vero che non essendo stato possibile compiere ispezioni nei laboratori, in apparenza inaccessibili, non si hanno dati diretti e precisi. Ci sono poi interrogativi sulle bombe che possono aver penetrato le «corazze» degli impianti. E il particolare che le fonti siano anonime toglie un po’ di forza alle loro affermazioni.
Il giudizio delle spie contrasta con le comunicazioni di Donald Trump sul pieno successo della campagna di strike mentre il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha liquidato queste notizie come «speculazioni».
Nel mezzo il verdetto dell’Aiea. Il direttore Rafael Grossi ha precisato che il nodo resta quello dei 440 chilogrammi d’uranio arricchito: una buona parte sarebbe in un bunker sotto il sito di Isfahan. E dunque i tecnici iraniani potrebbero cercare di recuperare il materiale indispensabile per andare avanti. A questo proposito c’erano state voci di un trasferimento in un luogo segreto prima del grande assalto Israele-Usa, poi una seconda versione aggiungeva che l’uranio era «troppo in profondità». In seguito il Pentagono ha fatto trapelare piani su un futuro intervento di corpi d’élite per assumerne il controllo, operazione ad alto rischio e complessa. I pasdaran sono consapevoli della minaccia e hanno adottato contromisure schierando altre unità e creando ostruzioni sulle poche strade che portano al complesso. I commandos, oltre a dover eliminare la resistenza, avrebbero il problema di come trattare l’uranio: servono reparti ad hoc, contenitori particolari e uno sforzo logistico importante in territorio ostile.
Il dossier atomico, controverso e tema di propaganda in entrambi gli schieramenti, si spinge oltre i report ricorrenti sulle capacità della Repubblica islamica. La politica incide, come incidono le posizioni dell’amministrazione Usa e dei suoi critici. Uno studio apparso qualche settimana fa ha indicato il possibile ruolo di un quarto centro, noto come Pickaxe e ospitato in un tunnel non raggiungibile dalle bunker-buster, le super bombe studiate per violare le protezioni. Si trova a un miglio da Natanz e a 200 dalla capitale, di nuovo in un’area abbastanza lontana dalle possibili basi di partenza di un’incursione israeliana o statunitense.
Infine, c’è il sapere degli ingegneri iraniani. Gli omicidi mirati ne hanno eliminato oltre una dozzina, probabilmente i migliori, responsabili delle ricerche. Altri attacchi hanno riguardato le infrastrutture scientifiche colpite duramente nelle scorse settimane. Una decapitazione progressiva che nelle intenzioni israelo-americane deve privare Teheran di figure chiave. Per contro, i dirigenti della teocrazia pilotata dai pasdaran hanno sempre ribattuto che la conoscenza non potrà mai essere cancellata del tutto.