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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Si sbriciola il consenso trumpiano dei latinos cattolici

Il segnale arriva dalle parrocchie prima ancora che dai sondaggi. A Tucson, in Arizona, molti elettori latino-cattolici che avevano sostenuto Donald Trump iniziano a prendere le distanze, dicendo di sentirsi «traditi» dopo gli attacchi del presidente a papa Leone XIV e valutano di non votare repubblicano.
Non è un caso isolato. Il rapporto tra Trump e una parte dell’elettorato ispanico cattolico, che è stato decisivo per la vittoria del 2024, mostra segni di cedimento. Alle presidenziali Trump aveva ottenuto il 55% del voto cattolico complessivo, con un recupero significativo proprio tra gli ispanici, che erano saliti al al 41%. Ma oggi, secondo un recente sondaggio di Pew Research, solo il 18% dei cattolici di origine sudamericana sostiene la piattaforma del presidente. (L’approvazione tra tutti i cattolici è calata al 51%).
Il punto di rottura, per molti, è stato lo scontro con il Papa. Dopo l’appello pasquale di Leone XIV contro guerra e le sue logiche di potere, Trump lo ha accusato di essere «debole» e «al servizio della sinistra radicale», arrivando a pubblicare un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù. La foto è stata ritirata, ma ha lasciato tracce profonde nelle comunità cattoliche.
«Non è ciò che un presidente dovrebbe fare», dicono i cattolici interpellati dai focus groups. «Il Papa parla per il suo popolo. È oltre la politica». Intanto un’altra rilevazione, del Public Religion Research Institute, colloca il gradimento del presidente tra i cattolici ispanici al 25%. Il ridimensionamento appare netto anche nel confronto storico. Nel 2020 Trump aveva raccolto il 31% del voto dei cattolici latinos, perdendo le elezioni. Il balzo al 41% nel 2024 era stato uno degli elementi decisivi per la sua affermazione, contribuendo in modo determinante ai risultati in Stati come Arizona, Nevada e Texas. L’inversione di quella dinamica ha coinciso proprio con le prime critiche del primo Papa statunitense alle deportazioni massa e dell’Amministrazione Trump e alle sue minacce di distruzione totale in Iran.
Il contrasto ha avuto effetti anche sull’opinione pubblica Usa, non solo cattolica (un sondaggio Reuters/Ipsos attribuisce a Leone XIV un gradimento del 60% tra gli americani, contro il 36% del presidente), ma il divario è ancora più marcato tra i cattolici latinos, che rappresentano una quota rilevante dell’elettorato in diversi Stati chiave. Solo il 33% dei cattolici non bianchi approva i raid americani contro l’Iran, mentre il 75% si dichiara favorevole alla fine del conflitto anche senza il raggiungimento di tutti gli obiettivi dichiarati.
A questo si aggiunge l’impatto della campagna di espulsioni indiscriminate avviata nel 2025, che è in contrasto con la dottrina sociale della Chiesa e ha interessato comunità con una forte presenza di cattolici latinos. Il peso politico del fenomeno è rilevante, perché le elezioni di metà mandato del novembre 2026 si giocheranno in gran parte in Stati dove i cattolici rappresentano almeno il 20% dell’elettorato e dove la componente latina è determinante. In California e Texas, i cattolici latinos eguagliano o superano quelli bianchi, in Arizona e Nevada le due componenti si equivalgono.
Secondo analisti citati nei sondaggi, una riduzione significativa del sostegno cattolico rispetto ai livelli del 2024 potrebbe compromettere le possibilità dei repubblicani nei distretti più competitivi. Per questo il calo tra i cattolici latinos è seguito con attenzione crescente sia dai repubblicani sia dai democratici, a pochi mesi da un voto determinante per gli equilibri del Congresso.