ilmessaggero.it, 6 maggio 2026
Un cacciatore di tesori scaverà nell’isola di Robinson Crusoe
La Corte Suprema del Cile ha dato il via libera definitivo al milionario americano Bernard Keiser per riprendere la caccia a quello che è considerato uno dei tesori più imponenti della storia. Situato sull’isola di Robinson Crusoe, nell’arcipelago di Juan Fernández, il bottino del XVIII secolo avrebbe un valore stimato tra i 20 e i 40 miliardi di dollari. La sentenza conferma la validità delle istanze ambientali che avevano già contestato il blocco delle ricerche imposto nel 2019 dalla Corporazione nazionale forestale.
Un’ossessione lunga trent’anni
Bernard Keiser, di ben 76 anni, ha trasformato questa ricerca in una vera e propria missione di vita, investendo oltre 5 milioni di dollari del proprio patrimonio personale.
Il cacciatore di tesori ha già condotto almeno 17 spedizioni sull’isola, a partire già dagli anni ’90. Un documentarista e storico che lo ha seguito nel 2006 alla ricerca di questo tesoro ha raccontato che «c’è qualcosa di eccitante nell’osservare una persona ossessionata da qualcosa. Sicuramente è a tratti inquietante e, dopo un po’, inizi a chiederti quanto del suo tempo abbia sprecato e che tratti della personalità potresti condividere con lui, ma non puoi mai allontanarti troppo o smettere di guardare, perché c’è sempre la sensazione impellente che, prima o poi, potresti perderti qualcosa».
Esattamente come nei primi anni 2000, poi negli anni del 2010, poi nel 2019 e immediatamente prima della pandemia, Keiser sta ancora scavando ininterrottamente ed è così da oltre tre decenni, ormai. Ottenuti gli ultimi permessi necessari, gli scavi dovrebbero ripartire entro giugno.
La leggenda dei mille barili d’oro e la beffa del caso “Arturito"
Il tesoro sarebbe nascosto nella zona di Puerto Inglés, un’area impervia e avvolta nel mito. Secondo le ricostruzioni storiche, il bottino sarebbe composto da quasi mille barili carichi di monete d’oro e d’argento, pietre preziose e gioielli.
La storia del tesoro è indissolubilmente legata a due momenti chiave: uno è l’occultamento spagnolo del 1714, evento in cui si narra che il capitano spagnolo Juan Ubilla de Echeverría, al comando della nave Nuestra Señora del Monte Carmelo, avesse il compito di trasportare bottini dalle colonie messicane e sudamericane verso la Spagna. Durante il viaggio, Ubilla avrebbe sottratto parte del carico, i famosi quasi mille barili pieni di monete d’oro e d’argento, gioielli e pietre preziose, nascondendolo proprio sull’isola.
Il secondo momento avvenne circa una quarantina di anni dopo, con il nuovo seppellimento britannico del 1760. La leggenda vuole che il tesoro sia stato successivamente individuato dal navigatore britannico Cornelius Webb e quest’ultimo, anziché portarlo via, lo avrebbe seppellito nuovamente in un punto diverso della zona, lasciando tracce e indizi che sono poi diventati oggetto di studio per secoli.
Durante i suoi anni di scavi in solitaria, però, Keiser ha visto questi “secoli di studio” andare in fumo. Il milionario ha dovuto affrontare il momento più basso della sua carriera quando un piccolo robot a quattro ruote, soprannominato Arturito, per le sue dimensioni ristrette e associato a R2D2 per via della somiglianza con il celebre droide di Star Wars, dichiarò di aver individuato il tesoro in soli due giorni. La Wagner Technologies, proprietaria del macchinario, sostenne che Arturito fosse dotato di tecnologie fantascientifiche come raggi gamma atomici e un reattore anti-plasma, scatenando un’euforia collettiva in tutto il Cile.
Mentre la popolazione dell’isola già sognava nuovi ospedali e il sindaco ipotizzava una spartizione da 8 milioni di dollari a testa per ogni residente, i media nazionali ridicolizzavano Keiser definendolo il “Gringo Loco” o il “Grande Perdente”. Lo stress fu tale che l’americano, nonostante il parere contrario del medico, ricominciò a fumare proprio mentre il robot diventava l’eroe nazionale.
La truffa crollò solo quando l’inventore, Manuel Salinas, non riuscì a spiegare scientificamente il funzionamento del robot davanti a una platea universitaria a Valparaíso, venendo sonoramente fischiato. Keiser ha sempre considerato l’intera vicenda assurda, sottolineando come, se una simile tecnologia fosse esistita davvero, sarebbe stata acquistata dai colossi minerari come Exxon o Shell invece di essere usata su un’isola sperduta.
L’ossessione di Bernard: la sua storia e l’inizio della sua mitologia
Nato a Chicago da immigrati ebrei olandesi, Bernard Keiser ha vissuto un’infanzia tipica del Midwest tra musica blues e auto “muscolose” come le Mustang, ma la scintilla per i tesori scoccò durante gli anni del college in Florida, osservando le imprese del leggendario Mel Fisher. Nonostante questa passione giovanile, “Bernie”, come viene soprannominato, tornò a Chicago per fondare, grazie anche a un prospero prestito dei suoi genitori, la Architex International, un’azienda tessile di enorme successo che arrivò a fornire materiali perfino alla NASA per le tute spaziali.
Negli anni ’80 l’azienda contava oltre 200 dipendenti, permettendo a Keiser di accumulare una fortuna che utilizzò per acquistare barche a vela e auto d’epoca. Tuttavia, la sua vita cambiò radicalmente nel 1996 quando, guardando un documentario, rimase folgorato dalla leggenda del capitano spagnolo Juan Ubilla e dalle lettere che ne descrivevano il bottino nascosto. Convinto che la linguistica di quei documenti indicasse un’autenticità storica che solo un esperto dell’epoca poteva possedere, Keiser trascorse sei mesi a fare ricerche negli archivi inglesi prima di vendere la sua attività e trasferirsi definitivamente sull’isola di Robinson Crusoe.
Oggi, a 76 anni e con oltre 5 milioni di dollari investiti di tasca propria, l’ex imprenditore continua a scavare convinto che i mille barili d’oro non siano una leggenda, ma una realtà ancora sepolta sottoterra.
La geografia ostile come parte della caccia
Puerto Inglés non è un approdo facile. È descritto come un’area impervia, caratterizzata da picchi montuosi frastagliati e pendii ripidi.
Proprio la morfologia del terreno è stata al centro di accese discussioni scientifiche: molti esperti dubitano che i marinai del XVIII secolo siano stati in grado di trasportare pesanti bauli d’oro su pendenze così scoscese. Nonostante ciò, per cacciatori di tesori come Bernard Keiser, la zona rimane il luogo più probabile dove la fortuna di Ubilla sia ancora sepolta.
Nonostante i numerosi tentativi falliti e le ingenti somme spese, la decisione della Corte riaccende le speranze di Keiser di risolvere uno dei misteri marittimi più affascinanti del Pacifico.