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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Storia e ambizioni della minuscola Repubblica di Verdis

Sulle fertili rive del Danubio, la vita continua a prosperare, anche se in modi del tutto originali. Sulla linea di confine tra Croazia e Serbia, spesso attraversata più da controversie che da correnti, c’è un minuscolo lembo di terra pari a circa mezzo chilometro di costa fluviale. Ininfluente agli occhi di Zagabria e di Aleksandar Vučić, altrettanto ignorato dall’interesse di Belgrado e di Zoran Milanović e mai reclamato dopo la dissoluzione coatta della Jugoslavia. Su questa terra nullius sorge la Libera Repubblica di Verdis, un microstato autonomo che sta lottando e rivendica la sua indipendenza sovrana. 
Divisa, come detto, tra le tensioni che hanno contraddistinto Croazia e Serbia e il sogno della Repubblica di una essere una nazione “green”, ecco tutto quello che c’è da sapere sulla proclamazione del 2019 e la lotta (interminabile) per il riconoscimento internazionale.
La nascita e i valori: una “Polis” lungo il Danubio
La Libera Repubblica di Verdis è un piccolo Paese situato nell’Europa sud-orientale, posizionato strategicamente lungo il fiume Danubio, tra i confini di Croazia e Serbia. La sua fondazione ufficiale risale al 30 maggio 2019, giorno della proclamazione dello Stato da parte di alcuni ragazzi appena ventenni, tra cui il Presidente della micro-nazione Daniel Jackson.
Attualmente, il Paese è guidato da un governo provvisorio che ne cura lo sviluppo, l’economia, la politica interna e le relazioni esterne. L’esecutivo di Verdis si distingue per tre pilastri fondamentali: la sostenibilità ambientale, con l’obiettivo dichiarato di minimizzare l’impronta ecologica attraverso pratiche responsabili; l’uguaglianza assoluta, garantendo a ogni cittadino una voce libera da oppressioni governative a prescindere da religione o etnia; e la riconciliazione etica, lavorando attivamente per sanare le divisioni storiche della regione balcanica. Le lingue ufficiali dello Stato sono l’inglese, il croato e il serbo, hanno un piccolo statuto che funge da Costituzione ed emettono i loro personali passaporti. 
Lo scontro con la Croazia e il cammino verso il riconoscimento
L’obiettivo primario del governo è il riconoscimento di Verdis come Stato sovrano e indipendente da parte della comunità internazionale e dei membri dell’ONU. Tuttavia, il percorso di “nation-building” ha subito un brusco rallentamento a causa degli eventi del 12 ottobre 2023. In quella data, le autorità croate hanno compiuto azioni che il governo di Verdis ha denunciato come una chiara violazione del diritto internazionale e della propria integrità territoriale.
Secondo quanto denunciato dal governo di Verdis, le autorità croate sarebbero entrate illegalmente nel territorio della Libera Repubblica, fermando diversi coloni, tra cui il Presidente Jackson, senza alcuna base legale. Nonostante l’area non sia considerata parte della Croazia dai croati stessi, la polizia ha costretto i coloni a salire su imbarcazioni ufficiali, impedendo loro ogni movimento pur sostenendo che non fossero in stato di arresto. Durante l’operazione, sono stati confiscati documenti e telefoni cellulari, vietando ogni tipo di registrazione video o audio dell’accaduto.
I coloni sono stati poi trattenuti per diverse ore in una stazione di polizia nei pressi del confine ungherese, per poi essere ufficialmente espulsi e deportati dal territorio croato. Una situazione paradossale, considerando che la stessa mappatura catastale del governo croato e le mappe ufficiali del parco vicino, Kopački Rit, confermano che Verdis si trova al di fuori dei confini della Croazia. Addirittura, una guardia forestale locale è stata costretta a emettere multe per chi dormiva a Verdis, pur manifestando visibile disagio nel farlo, data l’incompetenza territoriale.
Dopo essere stati riportati a Verdis intorno a mezzanotte per recuperare un’imbarcazione e dirigersi verso Aljmaš, operazione avvenuta senza alcuna assistenza per la navigazione notturna sul Danubio, i rappresentanti dello Stato non si sono arresi. La strategia attuale del governo di Verdis è duplice, anzitutto il governo sta portando il caso nelle sedi legali competenti e lavora con partner internazionali per denunciare la violazione dell’integrità territoriale di Verdis, sperando quindi in un’azione legale e in una successiva sensibilizzazione politica. 
Secondo poi, i politici di Verdis hanno dichiarato di voler sviluppare l’azione entro i canoni e il perimetro della diplomazia e della cooperazione. Nonostante l’incidente, Verdis dichiara di voler perseguire una risoluzione pacifica e legale per mantenere la stabilità nella regione. L’obiettivo dichiarato resta quello di instaurare relazioni amichevoli e di mutua cooperazione con la Repubblica di Croazia che, a detta del governo di Verdis, non vede di buon occhio la loro esistenza, almeno al momento.
La Repubblica di Verdis, tuttavia, si dimostra perentoria nei suoi diritti e ribadisce il proprio impegno a proteggere la sovranità del Paese con ogni mezzo diplomatico disponibile, esigendo che le autorità croate rispettino il diritto internazionale e i confini stabiliti.
Attualmente, Verdis sta cercando di risolvere la situazione attraverso la diplomazia, vie legali e una costante comunicazione con i partner internazionali per esigere il rispetto dei propri diritti alla terra. Nonostante queste difficoltà, lo Stato continua a fornire aiuti umanitari e a cercare il dialogo con i vicini per costruire relazioni amichevoli.
Il ruolo di “laboratorio": Verdis nello scacchiere globale(?) 
La Libera Repubblica di Verdis si pone come un laboratorio politico molto peculiare nel cuore dell’Europa, dove la diplomazia e la sostenibilità ambientale non sono semplici obiettivi, ma le fondamenta stesse su cui poggia l’identità nazionale.
In un periodo segnato da profondi conflitti, Verdis ha scelto di non restare a guardare, trasformando la propria giovane esistenza in un punto di riferimento per la solidarietà internazionale. Il Paese è attivamente coinvolto nella fornitura di aiuti umanitari, con un impegno che si è manifestato concretamente, entro i limiti delle loro possibilità, nei confronti degli ucraini colpiti dalla guerra tra Russia e Ucraina.
Questa missione va oltre la semplice assistenza: Verdis si offre al mondo come un terreno neutrale per la pace internazionale, puntando a diventare un luogo di riconciliazione tra i popoli. La volontà del governo è quella di promuovere una società inclusiva che possa sanare le divisioni storiche, posizionandosi come una zona franca dove il dialogo prevale sul conflitto.
La visione ecologista di Verdis è radicale e mira alla totale sostenibilità. Il Paese si prefigge l’obiettivo di diventare un modello globale di responsabilità ecologica, implementando iniziative volte a ridurre drasticamente l’impronta umana sull’ambiente attraverso l’uso di pratiche rinnovabili e rispettose del territorio lungo il Danubio.
Questo ambizioso progetto è gestito da un governo provvisorio che, sebbene sia in una fase di transizione e sviluppo, coordina ogni aspetto della vita pubblica, dalla gestione dei domini digitali alla difesa dell’integrità territoriale. I ministri e i rappresentanti del governo lavorano quotidianamente per garantire che lo sviluppo del territorio proceda di pari passo con la protezione dei diritti fondamentali e dei parametri ambientali stabiliti dalla costituzione nascente.
L’aspetto più simbolico e potente della politica pacifica di Verdis risiede nella scelta delle sue lingue ufficiali: inglese, serbo e croato. Questa decisione non è casuale, ma rappresenta una dichiarazione politica precisa: la necessità di una convivenza armoniosa tra popoli che, storicamente, hanno vissuto tensioni profonde. Adottando simultaneamente il serbo e il croato, Verdis lancia un messaggio di riconciliazione etnica, ribadendo che all’interno dei suoi confini ogni individuo è visto come uguale, indipendentemente dalla nazionalità o dall’etnia. È una nazione che nasce per dare voce a chiunque sia libero dall’oppressione, proteggendo i diritti umani fondamentali e dimostrando che la cooperazione tra culture diverse non è solo possibile, ma è il pilastro necessario per la stabilità futura della regione e dell’intera comunità internazionale.
Cittadinanza ed e-Residency: come si diventa “Verdisiani"
Verdis adotta una selezione molto attenta per i propri cittadini. Se non si hanno legami di discendenza o non si è residenti permanenti, la via principale è l’e-Residency o il programma di cittadinanza per investimento. L’e-Residency permette di gestire affari digitali (con domini.vs.land), partecipare alla comunità e accedere a eventi esclusivi. Per passare da e-Resident a cittadino, i requisiti sono abbastanza rigorosi: bisogna essere e-Resident da almeno 11 mesi, aver partecipato attivamente ai forum per tutto l’anno, avere il sostegno di due cittadini garanti, o un controllo dei precedenti penali, ed essere disposti a trasferirsi a Verdis in futuro.
La domanda prevede una tassa di elaborazione di 300 €, che non garantisce l’approvazione automatica e non è rimborsabile in caso di rifiuto. Esistono però casi rari di “corsie preferenziali” o esenzioni dai costi per chi possiede competenze ritenute fondamentali per lo sviluppo accelerato del Paese.
La ricerca del riconoscimento è una lotta comune 
La Libera Repubblica di Verdis, in questo senso, ha fatto del riconoscimento internazionale il suo obiettivo primo e più urgente, per evitare che possano ripetersi episodi come quello della Croazia.
In questo senso, Verdis entra nella (lunga) lista di paesi che vogliono riconosciuta la loro sovranità, affiancandosi quindi a luoghi come la Transnistria, la cosiddetta “Ultima repubblica sovietica”, all’Ossezia del Sud e alla Abkhazia che, dagli anni delle guerre russo-georgiane si trovano in disputa con la Georgia, il Somaliland che ha proclamato la propria indipendenza nel 1991, Artsakh chiuso in una disputa tra Armenia e Azerbaigian, Cipro del Nord, autoprolamatosi autonomo dal 1983 e riconosciuto solo dalla Turchia, e la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi.
La Repubblica di Verdis, tuttavia, ha una differenza sostanziale rispetto a tutte queste altre “nazioni sorelle fantasma": la fortuna dei natali moderni. A differenza di entità come la Transnistria o il Somaliland, che mantengono il controllo fisico su vasti territori e popolazioni attraverso strutture statali tradizionali ed ereditate, Verdis opera soprattutto attraverso un modello di “nation-building” digitale e sostenibile.
In tal senso, la Repubblica potrebbe porsi come un partner tecnologico per gli Stati con riconoscimento limitato come quelli citati sopra, creando una sorta di network capace di sostenersi vicendevolmente tramite prestiti e scambi tra e-partnership e risorse materiali.
Mentre nazioni come l’Abkhazia o l’Ossezia del Sud, in rapporti aspri con la Georgia soprattutto dopo il 2008 e supportati solo dalla Federazione Russa, dipendono fortemente da sistemi amministrativi ereditati, Verdis con il suo sviluppato sistema di e-Residency che gli permette di poter bypassare, in parte, l’accesso naturalmente esclusivo dovuto alla minuta portata geografica del territorio. 
Attraverso la sua piattaforma, la Repubblica offre la possibilità di registrare e gestire attività commerciali digitali con domini dedicati, come accennato sopra. Il modello di naturalizzazione basato sull’attività online, tra l’altro, e l’investimento potrebbe essere esportato in territori che hanno difficoltà a emettere documenti validi per l’espatrio o il commercio internazionale.
Il rapporto tra Verdis e queste altre realtà, quindi, ammesso che la piccola Repubblica continui a svilupparsi, potrebbe organizzarsi su diversi piani, legati sia alla solidarietà diplomatica che all’interscambio tecnologico. Dal punto di vista strettamente diplomatico, la loro strategia, in caso di legame con gli altri “Stati fantasma” e in caso di “crescita” effettiva, potrebbe basarsi sul concetto di “pressione": Verdis potrebbe scambiare supporto diplomatico con l’Ossezia del Sud o l’Artsakh per fare pressione congiunta sulle autorità internazionali affinché rispettino i diritti alla terra stabiliti dalla giurisprudenza internazionale.