ilgiornale.it, 6 maggio 2026
Internet mai così fragile: boom di chiusure governative
Internet non si spegne mai, o almeno così eravamo abituati a pensare. Eppure nei primi tre mesi dell’anno la rete si è svelata in tutta la sua fragilità. Shutdown imposti dai governi, blackout elettrici, attacchi militari e crisi geopolitiche hanno provocato un numero insolitamente alto di interruzioni gravi e prolungate della connettività. A dirlo è Cloudflare che ha pubblicato un report sui primi tre mesi del 2026, in cui si cristallizza l’immagine di un inizio anno segnato da disservizi diffusi in diverse aree del mondo. Il punto è che sempre più spesso l’accesso a Internet viene condizionato da decisioni politiche, dalla tenuta delle reti elettriche e dall’impatto diretto dei conflitti sulle infrastrutture digitali.
Uno dei dati più rilevanti riguarda il ritorno degli shutdown governativi su larga scala. Rispetto allo stesso periodo del 2025, c’è un evidente aumento delle interruzioni decise o imposte dalle autorità nazionali. Tra i casi citati ci sono Iran e Uganda, dove l’accesso alla rete è stato limitato su scala nazionale.
Il secondo fronte riguarda l’energia. La stabilità della rete elettrica è ormai una condizione essenziale per il funzionamento dei servizi digitali. Quando l’elettricità viene meno, anche la connettività può collassare. Il caso più evidente indicato da Cloudflare è Cuba, dove nel primo trimestre del 2026 si sono verificati tre collassi della rete elettrica nazionale in un solo mese. I blackout hanno provocato interruzioni diffuse dei servizi online, rendendo evidente quanto Internet dipenda da infrastrutture fisiche spesso vulnerabili. Data center, reti mobili, router, server e sistemi di trasmissione hanno bisogno di energia continua. Senza elettricità, anche la rete più avanzata può fermarsi.
Il terzo elemento riguarda i conflitti. Alcuni attacchi con droni hanno colpito data center cloud in Medio Oriente, con conseguenze dirette sulla connettività. Ecco che le infrastrutture internet si sono trasformate in bersagli fisici dei conflitti. Colpire un data center significa danneggiare servizi digitali, comunicazioni, piattaforme aziendali, sistemi pubblici e attività economiche. In un mondo sempre più dipendente dal cloud, anche un attacco localizzato può produrre effetti più ampi.
Cloudflare individua tre tendenze principali. La prima è l’aumento delle interruzioni globali, sia per frequenza sia per durata. La seconda è l’uso della rete come leva politica, attraverso shutdown e restrizioni decise dai governi. La terza è la crescente esposizione delle infrastrutture digitali a rischi sistemici, legati all’energia e alla geopolitica. Il quadro che emerge è quello di una connettività globale meno solida di quanto sembri. Internet viene spesso percepito come uno spazio immateriale, ma dipende da cavi, centrali elettriche, data center, reti mobili e decisioni politiche. Ogni crisi esterna può trasformarsi in una crisi digitale. Un blackout può bloccare pagamenti, comunicazioni e servizi pubblici. Una scelta governativa può isolare milioni di cittadini. Un attacco militare può compromettere piattaforme usate da imprese e istituzioni.