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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Scoperta un’alternativa alla plastica, studiando la canapa

Mentre l’inquinamento da plastica continua ad aggravarsi, la comunità scientifica è alla ricerca di soluzioni alternative naturali, che abbiano le stesse proprietà che hanno fatto della plastica uno dei materiali più usati al mondo. Una novità arriva da un team di scienziati dell’Università del Connecticut che ha messo a punto un materiale derivato dalla canapa capace di allungarsi fino al 1600% le sue dimensioni iniziali. Non solo, ha mostrato un’elevata “temperatura di transizione vetrosa”, quella stessa caratteristica che permette alla plastica di rimanere resistente e flessibile anche a contatto con cibi o liquidi bollenti. I dettagli dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista Chem Circularity di Cell Press.
Le pellicole di plastica
La produzione del polietilene tereftalato (Pet), ampiamente utilizzato nelle bottiglie d’acqua e negli imballaggi alimentari monouso, richiede grandi quantità di combustibili fossili, in particolare petrolio greggio e gas naturale. Non solo: una volta smaltito, il Pet si decompone in minuscole particelle, le famose “microplastiche”, che rilasciano sostanze chimiche che sappiamo essere dannose per la nostra salute e quella dell’intero pianeta. Sebbene gli scienziati stiano da tempo lavorando per cercare alternative più ecologiche, la maggior parte dei polimeri derivati ​​dalle piante, oltre a essere più costosa da produrre, non riesce a raggiungere la stessa temperatura di transizione vetrosa e la stessa elasticità del Pet.
"Sono pochissime, se non nessuna, le plastiche prodotte da risorse naturali che possiedono questa qualità”, ha commentato l’autore dello studio, Gregory Sotzing. “Il policarbonato attualmente in uso è prodotto con bisfenolo A, un noto interferente endocrino. La speranza è che il cannabidiolo (composto chimico presente nel fiore di canapa, ndr) possa sostituire il bisfenolo A utilizzato nelle plastiche prodotte oggi”.
Dalla canapa, un nuovo materiale
Nel nuovo studio i ricercatori sono riusciti a mettere a punto un materiale derivato dalla canapa, facendo reagire il Cbd con il trifosgene commerciale, un solido cristallino. Hanno così sviluppato una pellicola trasparente che nella fase dei test ha dimostrato una elevata elasticità e temperatura di transizione vetrosa. Inoltre, “questo policarbonato, sotto forma di pellicola liscia, presenta un angolo di contatto con l’acqua (che indica la bagnabilità di un materiale, ndr) molto elevato”, ha commentato Sotzing. “Non ci aspettavamo che il nostro policarbonato di Cbd avesse un angolo di contatto superiore a quello della maggior parte delle poliolefine”, ha aggiunto l’esperto, ricordando che i materiali con questa proprietà possono essere utilizzati come nanoparticelle per il rilascio controllato di farmaci e per il rivestimento dei cateteri.
Gli autori, infine, hanno stabilito delle linee guida per la lavorazione industriale del nuovo materiale. “Il nostro lavoro ha dimostrato che i polimeri termoplastici a base di Cbd possono rappresentare valide alternative sostenibili ai termoplastici ampiamente utilizzati come il Pet”, ha riferito Mukerrem Cakmak, tra gli autori dello studio. “Abbiamo sviluppato un rigoroso quadro scientifico di processo che collega l’architettura molecolare alla processabilità allo stato fuso, allo sviluppo dell’orientamento e all’estensibilità, senza compromettere la producibilità”.
Tuttavia, l’attuale produzione mondiale di Cbd non è ancora sufficiente a sostituire il Pet, ma, come sperano i ricercatori, con la crescente popolarità della canapa come materiale per abbigliamento, materiali edili e prodotti alimentari, la sua coltivazione dovrebbe continuare a crescere. “I costi del Cbd diminuirebbero con l’aumento della coltivazione della canapa”, ha concluso Sotzing.