repubblica.it, 6 maggio 2026
Bali nella morsa dei rifiuti
Secchi ricolmi di fiori adornano la bancarella di Yuvita Anggi Prinanda su un marciapiede di Bali, ma il loro inebriante profumo non riesce a mascherare la puzza dei rifiuti che si accumulano e deturpano il paesaggio dell’Isola degli Dei. Dall’inizio di aprile, è impossibile smaltire i rifiuti organici nella più grande discarica dell’isola, poiché il governo si impegna a far rispettare il divieto di lunga data delle discariche a cielo aperto in Indonesia. Ma senza alternative, i rifiuti si accumulano e attirano i ratti. Oppure vengono inceneriti, producendo fumi acre potenzialmente pericolosi per la salute.
L’isola ne produce 3.400 tonnellate al giorno
"Come imprenditrice, è un vero problema”, lamenta all’agenzia di stampa France Prese la commerciante 34enne, che spiega di essere costretta a pagare di tasca propria un’azienda privata per la raccolta dei rifiuti vicino alla sua attività. “Alcuni clienti, forse infastiditi dall’odore, alla fine decidono di non comprare più nulla”, aggiunge la donna, la cui attività produce quattro sacchi di foglie e steli al giorno.Questi rifiuti organici si aggiungono alle 3.400 tonnellate di spazzatura prodotte quotidianamente dai 4,4 milioni di abitanti dell’isola, che lo scorso anno ha accolto 7 milioni di turisti. L’Indonesia ha vietato le discariche a cielo aperto nel 2013 e ora sta cercando di attuare pienamente questa misura.
“Topi, cattivo odore: spettacolo poco piacevole”
Sulla spiaggia di Kuta, popolare meta turistica balinese regolarmente invasa da rifiuti di plastica portati a riva dalle onde, sacchi della spazzatura si accumulano in un parcheggio. “Di notte ci sono molti topi. L’odore non è gradevole”, commenta Justin Butcher, un turista australiano, per il quale la vista “non è piacevole”.
Chiunque venga sorpreso a gettare rifiuti o a bruciarli rischia fino a tre mesi di carcere e una multa di 50 milioni di rupie (circa 2.500 euro), ricorda I Dewa Nyoman Rai Dharmadi, capo dell’agenzia per l’ordine pubblico di Bali.
Lo “sciopero” dei netturbini
Come segno di protesta, il 16 aprile centinaia di netturbini hanno guidato i loro camion carichi di immondizia fino all’ufficio del governatore. “Se non raccogliamo i rifiuti dei nostri clienti, la colpa è nostra; se li raccogliamo, dove li scarichiamo?”, chiede I Wayan Tedi Brahmanca, che ha partecipato alla protesta.
In risposta, le autorità hanno consentito lo smaltimento limitato dei rifiuti nella discarica di Suwung, nella capitale balinese Denpasar, fino alla fine di luglio. Tuttavia, il governo si è impegnato a chiudere tutte le discariche a cielo aperto a livello nazionale a partire da agosto, senza specificare quali alternative verranno adottate.
Sensibilizzazione e contenitori
La discarica di Suwung, che da anni è stracolma, riceveva circa 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno, osserva Nur Azizah, esperta di gestione dei rifiuti presso l’Università Gadjah Mada di Yogyakarta. Fino al 70% dei rifiuti è costituito da rifiuti organici “pericolosi”, avverte, perché “nel tempo generano metano, che potrebbe esplodere e causare frane”.Fenomeno questo che è accaduto ripetutamente, spiega l’esperta, in particolare durante il crollo, avvenuto a marzo, della più grande discarica indonesiana vicino a Giacarta, che ha causato la morte di sette persone. L’unica soluzione a lungo termine, suggerisce Nur, è una campagna su larga scala per la gestione dei rifiuti organici, principalmente attraverso il compostaggio.
Il problema investe tutta l’Indonesia
Il direttore dell’Agenzia per l’ambiente e le foreste di Denpasar, Ida Bagus Wirabawa, conferma che il governo sta conducendo campagne di sensibilizzazione dallo scorso anno e distribuendo compostiere. Si tratta di un compito immenso in Indonesia, che conta 284 milioni di abitanti e produce oltre 40 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, di cui quasi il 40% è costituito da rifiuti alimentari e quasi un quinto da plastica, secondo il ministero dell’Ambiente.Solo un terzo viene riciclato o trattato. Il resto finisce nell’ambiente, spiega Nur. Delle 485 discariche del paese, meno di un terzo è stato chiuso dal 2013, anno in cui è entrato in vigore il divieto di smaltimento a cielo aperto. "Non abbiamo gestito i nostri rifiuti in modo adeguato, il che ha creato una situazione di emergenza in tutte le città e i distretti”, ha ammesso Hanif Faisol Nurofiq, all’epoca ministro dell’Ambiente, che da allora è stato sostituito. Il governo prevede di avviare diversi progetti di termovalorizzazione già a giugno, tra cui uno a Bali, ma la loro realizzazione potrebbe richiedere anni.