repubblica.it, 6 maggio 2026
Marocco, il re avvicina al potere il figlio Moulay
Compirà 23 anni l’8 maggio. Discreto, ma sorridente, dotato di un’eleganza naturale, studi ottimi, Moulay (che vuole dire “principe”) Hassan, il figlio di Muhammad VI, re del Marocco, e il suo erede designato, procede passo passo lungo la strada che un giorno (forse non così lontano) lo porterà sul trono. Ha appena superato una nuova tappa: il padre l’ha nominato coordinatore degli uffici e dei servizi dello Stato maggiore dell’esercito marocchino, una funzione strategica, che il padre di Muhammad VI, Hassan II, aveva affidato al figlio, già allora suo erede ufficiale, nel lontano 1985.
L’attuale sovrano, classe 1963, ma con diversi problemi di salute (che in patria rappresentano un vero tabù) e spesso assente dalla scena pubblica (per viaggi privati all’estero), ha avviato una transizione inevitabile, ma anche molto, molto progressiva, perché il giorno in cui il figlio (con il nome di Hassan III) salirà al trono, sarà tutto il sistema di potere marocchino (lo chiamano “makhzen”), intorno al palazzo reale, che dovrà riadattarsi a nuovi equilibri.
Come indicato in un libro, che esce per Grasset oggi in Francia, dal titolo “Le roman d’un roi” (Il romanzo di un re), con sottotitolo “Inchiesta su Muhammad VI”, scritto da due giornalisti del quotidiano Le Monde, Christophe Ayad e Frédéric Bobin, uno dei personaggi intorno al quale ruoteranno i nuovi equilibri sarà probabilmente Lalla Salma, 48 anni, la madre del giovane Hassan, dalla quale Muhammad VI ha divorziato nel 2018. Dopo quella data, il principe è stato tirato su dalla madre, assieme alla sorella Lalla Khadija, che oggi ha 19 anni. Per anni soprannominata “la principessa fantasma”, Lalla Salma era letteralmente scomparsa, senza che se ne sapesse più nulla. Ma, quando il figlio ha iniziato la sua ascesa al trono, anche lei si è miracolosamente materializzata di nuovo, per la prima volta in una foto scattata nell’estate 2024, assieme ad Hassan e a Khadija, in vacanza nell’isola di Mykonos, in Grecia. Originaria di una famiglia borghese, non nobile, la donna, laureata in ingegneria e con un carattere determinato, ha un’influenza importante sul figlio, mentre è nota l’avversione nei suoi confronti di una parte del makhzen e delle tre sorelle di Muhammad VI, Meryem, Asma e Hasnaa. Da sottolineare: non siamo qui al livello di un gossip innocuo. La monarchia in Marocco è una cosa seria e ancora oggi perfino Muhammad VI, personaggio originale e sfuggente, mantiene una grossa popolarità.
La monarchia resta il “collante” di un paese intero, che negli ultimi decenni è diventato sempre più moderno, con i suoi treni ad alta velocità e le sue produzioni industriali d’eccellenza, ma ha anche visto crescere le differenze sociali. Lo scorso autunno, quando il paese fu scosso dalle manifestazioni in piazza della “generazione Z”, i giovani scandivano slogan contro il primo ministro Aziz Akhannouch (una sorta di Berlusconi locale, imprenditore privato di successo, al potere dal 2021) e mai contro Muhammad VI. “Se lo scontento cova in Marocco dinanzi alle ingiustizie sociali e alla corruzione – scrivono Ayad e Bobin nel loro libro – risparmia il re in virtù dell’eterno “articolo di fede” che vede il califfo virtuoso e i vizir corrotti”.
A dire il vero, dalla sua ascesa al trono, nel 1999, Muhammad VI ha messo insieme una fortuna privata incredibile nella holding reale Al-Mada. Dopo il divorzio, nel 2018, Muhammad VI conobbe per caso Abou Bakr Azaitar, campione di Mma (Mixed Martial Arts) della diaspora marocchina in Germania. Da allora il sovrano ha sviluppato una relazione personale strettissima con lui, con Omar (gemello di Abou Bakr) e l’altro fratello, Ottman, e con il loro padre, imam in terra tedesca, presto nominato muezzin del palazzo reale. Questi personaggi, con i muscoli ben esibiti, accompagnano il sovrano in trasferte all’estero e spesso in hotel di lusso (in Germania diversi esponenti del clan hanno scontato pene di carcere per risse). Negli ultimi tempi, i fratelli Azaitar sono meno presenti al fianco del re, ma a favore di un altro colosso e campione marocchino di Mma, Yousef Kaddour.
Ritorniamo a Moulay Hassan, dal fisico decisamente più esile. Si è laureato in Relazioni internazionale nell’università più prestigiosa del paese, il Politecnico Muhammad VI. Ora sta facendo un dottorato in geostrategia. Ha studiato anche il mandarino. Alla fine del novembre 2024, quando Xi Jinping, il presidente cinese, fece scalo a Casablanca, rientrando dal vertice del G20 in Brasile, fu proprio il principe ad andare a riceverlo all’aeroporto: fu l sua prima apparizione pubblica.
Da allora, altre ne sono seguite. Il 21 dicembre 2025, alla partita di inaugurazione della Can (la Coppa d’Africa di calcio) fu Hassan a dare il primo calcio al pallone (con una certa distaccata disinvoltura), perché il padre era assente, in viaggio (non si capiva bene perché) tra Abu Dhabi, il Cairo, Courchevel (località del jet-set delle Alpi francesi), Zanzibar (in Tanzania) e Parigi (dove viene fotografato spesso in locali notturni). Per un evento così importante, lui non era neanche in Marocco… meno male che c’era Hassan.