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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Bezos vuole disfarsi del suo enorme e costosissimo mega-yacht

Non bastavano i mal di testa legati alla sponsorizzazione del Met Gala con molte polemiche, a quanto pare Jeff Bezos in questo periodo deve risolvere anche un’altra questione: liberarsi del suo mega-yacht troppo grande e troppo costoso.
Il fondatore di Amazon, che secondo il Bloomberg Billionaires Index è il quarto più ricco del mondo con una fortuna da 291 miliardi di dollari, secondo quanto rimbalza dal gossip americano starebbe pensando di vendere in sordina la sua imbarcazione da 500 milioni di dollari, il Koru. Se davvero finirà sul mercato, sarebbe un bocconcino da primato perché ad ora su Boat international il più caro tra i superyacht risulta essere il 100 metri “Moonrise”, che viene ‘soltanto’ 325 milioni.
Secondo Page Six la decisione di dismettere l’imbarcazione sarebbe legata in primo luogo ai costi di gestione, circa 30 milioni di dollari all’anno. Il superyacht a vela conta 127 metri di lunghezza, scafo blu scuro e tre alberi: una goletta con optional quali una piscina dal fondo trasparente, tre vasche idromassaggio e un eliporto. È stato costruito nei Paesi Bassi da Oceanco e consegnato nel 2023, già allora con polemiche per la paventata necessità di cambiare la viabilità intorno ai cantieri per liberarlo in mare.
L’imbarcazione è accompagnata anche da una nave di supporto da 75 milioni di dollari, l’Abeona: porta tender, moto d’acqua e, in caso, anche un elicottero. Non si sa quale sarà il destino di questa barca d’appoggio.
Quel che filtra dall’entourage del miliardario è che a disturbare Bezos non siano solo i costi vivi (si consideri che lo yacht prevede una quarantina di membri d’equipaggio a disposizione dei diciotto passeggeri) ma anche l’eccessiva lunghezza che più volte ha impedito l’ormeggio: è successo a Monaco dove Bezos voleva seguire il gran premio, ma anche a Venezia in occasione del matrimonio (sempre criticatissimo) con Lauren Sanchez. Che per altro è doppiamente legata al veliero. Bezos ha fatto montare, a prua, una scultura in legno che rappresenta la dea della fertilità della mitologia nordica: peccato che abbia le fattezze della moglie, e non è detto che ciò possa piacere al prossimo potenziale proprietario.
Al di là del caso in sé, la morale della vicenda è duplice. Tra i blog di settore ci si interroga da qualche tempo sul “rinculo” del mercato delle imbarcazioni da ricchissimi, che vissero un boom enorme subito dopo i lockdown come simbolo della possibilità di comprarsi (a carissimo prezzo) la libertà.
Pare, però, che a Bezos non piaccia neppure il fatto che l’imbarcazione lo rende estremamente visibile e riconoscibile in giro per il mondo. E vista l’aria che tira intorno a questi tecno-paperoni, la cosa inizia a non esser gradevole.
Ne prende atto anche Paul Krugman, su Substack, che dietro il gossip vede una questione “un po’ più complessa”: non solo ostilità nei confronti di chi ha accumulato grandi ricchezze, piuttosto una rivolta contro il ruolo che questi oligarchi hanno assunto nella politica statunitense. Un potere, unito al denaro, che ha portato questa “plutocrazia” alla condizione di non dover nemmeno ricorrere alla “ipocrisia di fingere di essere virtuosi”. Una situazione della quale le persone normali sembrano essersi ormai stancate.
“A quanto pare, ed è per questo che ritengo la questione piuttosto importante, la reazione negativa è abbastanza forte, o almeno abbastanza preoccupante, da metterli in allarme. Non credo che le persone come Bezos abbiano davvero paura che le torce e i forconi stiano venendo a prenderli, ma stanno iniziando a rendersi conto che forse non si sono comprati l’immunità totale come pensavano. E questo – conclude Krugman – è un buon segno”.