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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Trump vuole sfrattare i bisonti dai pascoli del Montana

Da simbolo della nazione a icona da sfrattare. Nemmeno i bisonti vanno più bene a Donald Trump e alla cultura Maga. Mentre con il conflitto in Medio Oriente le politiche dell’amministrazione Usa stanno tenendo sotto scacco il mondo, negli Stati Uniti il presidente continua la sua crociata anti-ambiente che negli ultimi mesi lo ha visto affossare le energie rinnovabili, oscurare studi e sforzi contro la crisi climatica, licenziare ricercatori e ranger e tagliare anche le risorse per la scienza.
Azioni che, uno dopo l’altra, hanno messo a rischio decine di specie tra cui le balene del Golfo del Messico (da lui ribattezzato Golfo d’America) o gli orsi polari dell’Alaska, entrambi minacciati dalle nuove trivelle a caccia di petrolio.
Mai però ci si sarebbe aspettato che le nuove indicazioni del tycoon prendessero di mira addirittura uno dei simboli d’America, il famoso bisonte. Esattamente dieci anni fa, proprio a maggio, una legge firmata da Barack Obama aveva decretato il bisonte come “mammifero nazionale” degli Usa.
In sostanza, tramite il National Bison Legacy Act, questo animale definito “un’icona che rappresenta i più grandi ideali dell’America: unità, resilienza, paesaggi e comunità sane” è stato il primo mammifero a diventare simbolo nazionale degli Stati Uniti aggiungendosi all’aquila calva, emblema del paese dal 1782.

Una legge, quella che allora approvò Obama, nata per proteggere una creatura capace di correre a 55 chilometri orari e pesare oltre una tonnellata e che un tempo era presente ovunque con milioni di esemplari, dall’Alaska fino al Messico.
Ma la caccia, le armi, le malattie e la frammentazione dell’habitat hanno portato a un costante declino dei bisonti, stimati oggi in circa 20mila esemplari allo stato brado e 150mila tra fattorie e ranch.

Molti di questi animali si trovano oggi in un altro stato iconico per le mandrie: il Montana. Nelle praterie del famoso West scorrazzano infatti centinaia di bisonti, animali selvatici che però sono potenzialmente in conflitto, per gli spazi che occupano e per i pascoli, con quelli destinati al consumo alimentare come le mucche.
Per questo, per interessi economici, larga parte delle aziende e dei repubblicani vorrebbero destinare tutte quelle praterie soltanto agli allevamenti, sfruttando così di fatto i bisonti presenti.
Una scelta che si sta traducendo in realtà nella contea di Phillips, in Montana, in un’area grande quasi come il Connecticut. Per questa zona il Bureau of Land Management, che fa parte del Dipartimento degli Interni dell’amministrazione Trump (e che curiosamente ha come logo proprio un bisonte), intende infatti revocare le concessioni e i contratti di affitto per il pascolo di bisonti sul terreno federale.
In pratica per il Dipartimento dato che questi animali non vengono allevati per “scopi produttivi” non hanno alcun diritto legale di vagare o brucare l’erba sui terreni affittati dal Bureau.
La decisione finale su questo passaggio è attesa già in primavera e, se trionferanno le volontà trumpiane, si stima che quasi 1000 bisonti dovranno essere sfrattati (non è chiaro dove) dai territori in cui hanno vissuto per almeno vent’anni.
Ovviamente, così facendo, gli allevatori del Montana avrebbero più territorio a disposizione per il pascolo delle mucche, mentre i piani per la crescita della biodiversità finirebbero nel dimenticatoio.
Uno di questi piani è quello della fondazione no profit “American Prairie” che acquista ranch e spazi per garantire a bisonti, ma anche alci, lupi o galli cedroni, il giusto spazio per sopravvivere.
Parliamo di migliaia di ettari dove le mandrie di bisonti possono pascolare: l’obiettivo è infatti ripristinare la cosiddetta “Serengeti americana”, ricreare in pratica una grande area ricca di biodiversità ai piedi delle Montagne rocciose.
Nello stato conservatore del Montana però i repubblicani hanno accusato la fondazione di privare gli allevatori di terreni utili al pascolo delle mucche, innescando così il procedimento che potrebbe portare allo sfratto dei bisonti. Il Segretario degli Interni di Trump, Doug Bergum (che è proprietario di un ranch nel vicino stato del Nord Dakota) ha citato una legge di 100 anni fa (il Taylor Grazing Act) per sostenere che le praterie siano da destinare al solo bestiame e, a suo dire, i bisonti “sono animali selvatici e non bestiame”.
Gli ambientalisti, difendendo i mammiferi, hanno ricordato al contrario che proprio “di bestiame si tratta dato che i bisonti, come tutti gli altri animali, sono muniti di targhette e vaccinati. Inoltre, doniamo la loro carne alle tribù native americane della zona” ha detto ad esempio al New York Times un portavoce di American Prairie.
Gli stessi nativi sono ora particolarmente preoccupati per il futuro dei bisonti. Coalizioni come la Colt (Coalition of Large Tribes) – che gestiscono quasi 25mila bisonti in vari territori e rappresentano 50 tribù – temono infatti che la mossa di Trump possa allargarsi a vari stati d’America compromettendo l’esistenza di un animale già in declino e da sempre strettamente legato alla vita dei popoli originari.
Per i nativi americani il “Tatanka” (bisonte) era infatti un sacro dono del Grande Spirito, fondamentale per la sopravvivenza dei popoli. Oggi invece, a quanto pare, è soltanto un’altra esistenza da sfrattare.