repubblica.it, 6 maggio 2026
Dalla perquisizione al Pulitzer: la rivincita di Natanson
C’è anche una storia simbolica, dietro i premi Pulitzer 2026 assegnati due giorni fa: quella di Hannah Natanson, reporter del The Washington Post diventata uno dei volti del giornalismo sotto pressione nell’America di Donald Trump.
Natanson fa parte del team premiato per il “Public Service”, il riconoscimento più prestigioso del giornalismo americano, assegnato al Washington Post per l’inchiesta sui tagli e sullo smantellamento di diverse agenzie federali durante la nuova amministrazione Trump. Un lavoro che ha raccontato dall’interno il caos amministrativo, le epurazioni e gli effetti concreti delle politiche sostenute dall’ex presidente e dal Department of Government Efficiency legato a Elon Musk.
Il nome di Hannah Natanson era già diventato noto nei mesi scorsi per un altro motivo: la reporter era finita al centro di un’indagine federale che aveva portato alla perquisizione della sua abitazione e al sequestro dei suoi dispositivi elettronici. Secondo le autorità, l’inchiesta riguardava la gestione di documenti riservati da parte di un contractor del Pentagono; secondo il Washington Post, invece, l’operazione rappresentava un grave attacco alla libertà di stampa e alla protezione delle fonti giornalistiche.
In un clima politico sempre più aggressivo verso i media indipendenti, il caso Natanson era diventato emblematico delle tensioni tra la Casa Bianca trumpiana e il giornalismo investigativo.
La commissione Pulitzer ha premiato l’inchiesta sottolineando che “ha squarciato il velo di segretezza” attorno alla trasformazione dello Stato federale operata dall’amministrazione Trump, mostrando “le conseguenze umane dei tagli e delle ristrutturazioni”. Non è un caso che l’edizione 2026 dei Pulitzer sia stata dominata proprio da lavori dedicati a Trump, ai suoi conflitti di interesse e all’uso del potere politico come strumento di ritorsione. Reuters ha vinto il premio per il National Reporting grazie a un’inchiesta sulle campagne di vendetta politica dell’ex presidente contro oppositori, università, giudici e media.
Negli ultimi mesi, il Washington Post ha tagliato un terzo del proprio personale, CBS News ha annunciato che chiuderà il suo servizio radiofonico attivo da quasi un secolo, l’Associated Press ha offerto incentivi all’uscita a oltre 120 giornalisti e anche alcuni quotidiani regionali hanno attraversato difficoltà pubbliche. L’acquisizione di CNN da parte di Paramount, ha inoltre sollevato interrogativi sul futuro. Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha continuato ad attaccare – e talvolta a citare in giudizio – le testate la cui copertura considera sgradita.