la Repubblica, 6 maggio 2026
Intervista a Caterina Grant
Lei preferirebbe Caterina: è il nome della nonna materna. Però tutti la chiamano Tyra. «Non importa, dài». Le brillano gli occhi. Ieri sera è andata a cena con la mamma. «Quante risate, che bello! Non ci vedevamo da un sacco di tempo». A tavola con loro si è seduto Niccolò Liscia, che l’allenava ai tempi del Tennis Centre di Riccardo Piatti. «Abbiamo ricordato i viaggi negli Usa, quando giocavo per la federazione americana. Sembra un secolo fa». Invece: alla sua età è tutto così veloce. Caterina – cioè, Tyra – ha appena compiuto 18 anni. Esordisce al Foro Italico intorno alle 12.30, è un derby azzurro con Lisa Pigato, numero 141 Wta. Lei è 234: l’altra settimana, a Madrid, ha sconfitto 3 tenniste della Top 100. Il futuro è di questa ragazzina dal sorriso pulito. «Sogno di vincere uno Slam, diventare un giorno la numero 1. Ma so che prima dovrò giocare, giocare, giocare. È una strada lunga: ogni incontro, ogni palla in più, mi aiuterà per la prossima volta».
Tyrone, il padre americano, è stato un grande cestista. La mamma è Cinzia Giovinco, origini siciliane. Lo scorso anno, tra Usa e Italia, ha scelto il nostro Paese. «Mi sento italiana, anche se gli Stati Uniti sono stati importanti per la mia crescita. Nessuno mi ha fatto pressioni: è stato tutto molto naturale. Ed è bellissimo, essere insieme agli azzurri. Quello italiano è il tennis più importante: mi piace perché ognuno ha un proprio stile – Musetti, Cocciaretto, Jannik, Cobolli, Darderi – e c’è da imparare da tutti».
Ha chiamato per nome solo Sinner.
«Con lui c’è un rapporto speciale: abbiamo passato tanti anni insieme a Bordighera da Piatti, io da quando avevo 7 anni e fino ai 14. È un po’ diverso da me: timido, riservato. Ma sempre gentile, simpatico, disponibile. Si ferma a parlare, a chiacchierare di un po’ di cose – ma non di tennis! – non è scontato, dopo quello che è diventato, restare la bella persona di sempre».
Era una bambina, che ha cominciato col tennis: allenamenti, sacrifici. Non ha paura di perdere qualcosa? O che un giorno di stancherà?
«Mi diverto. Mi piaceva anche la danza e suonare il piano. Però il tennis di più. A volte è dura, certe giornate in palestra sono un po’ buie. Ma poi, quando scendi in campo e respiri il profumo – la partita, l’avversaria, le incertezze, la gioia di vincere – passa tutto. Negli ultimi mesi ho avuto qualche infortunio, una preparazione molto lunga: ma ora è primavera!».
Ho chiesto alla mamma: ma sua figlia è innamorata? “Se parlassi, mi ucciderebbe”, ha risposto.
«Esatto».
Quanto tempo passa sui social?
«Non molto. TikTok, Instagram. Niente Facebook (ma certo: è da vecchi, ndr). Prima perdevo più tempo. Forse è l’età».
Il mese scorso ha compiuto 18 anni.
«Ero a Foligno, ad allenarmi. La festa l’abbiamo rimandata. Però Matteo (Donati, che l’allena insieme a Fabio Gorietti e a Max Pinducciu, preparatore atletico) mi ha regalato una bellissima felpa. Pensiero strepitoso, non ho bisogno d’altro!».
Neanche di un portafortuna?
«Ce l’ho: è una collana fatta da mia madre con una serie di braccialettini d’oro che i parenti mi avevano regalato da bambina, ha aggiunto alcuni ciondoli: dice siamo un po’ “terroni”, e forse ha ragione (ride)».
Anche suo fratello Tyrone, 15 anni ancora da compiere, è un gran talento.
«Si sta allenando a Foligno, ci vedremo nel fine-settimana con mamma. A Roma, la città dove sono nata e che amo di più»,
A chi vorrebbe assomigliare?
«Mi piacciono Sabalenka, Gauff, Paolini: le studio, imparo. Restando Caterina. O Tyra, scegliete voi».
Ma la sera, dopo aver spento la luce sul comodino, a cosa pensa?
«Che un giorno potrei vincere uno Slam, diventare la più forte. Ma che per arrivarci, dovrò lavorare tanto e avere pazienza. Imparare più dalle sconfitte, che dalle vittorie. Continuare a crederci. Senza perdere il sorriso. Felice, come oggi».