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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Roma, 18 arresti tra i narcotrafficanti vicini al clan Senese

Sequestri di persona a scopo di estorsione per punire chi non aveva rispettato le regole dell’organizzazione vicina al clan Senese. Ma anche sette tentati omicidi fra il 2025 e l’aprile 2026 con il ferimento di due rivali appartenenti a clan contrapposti. Sono solo alcuni degli episodi che hanno contraddistinto l’attività di una banda di narcotrafficanti che era riuscita anche a far arrivare a Roma un killer cileno nascondendolo in un appartamento dopo averlo fatto partire dalla Spagna per commettere delitti nella Capitale.
All’alba di mercoledì i carabinieri del Nucleo investigativo hanno arrestato 18 persone (due ai domiciliari) appartenenti a un gruppo criminale al quale viene ora contestato anche il metodo mafioso per la violenza degli episodi ricostruiti da chi indaga. Fra gli arrestati Giuliano Cappoli detto Maverick e Manuel Grillà detto Neymar, considerati dai carabinieri, al vertice dell’organizzazione e già in rapporti con i boss Leandro Bennato, Elvis Demce e Giuseppe Molisso. Indagati anche due poliziotti in servizio in passato al commissariato Salario Parioli e alla Squadra mobile, finiti sotto inchiesta adesso per una vicenda di estorsione ai danni di un trafficante. L’operazione coordinata dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia ha infatti portato alla luce la vicenda del rapimento del padre di uno spacciatore in debito con l’organizzazione per circa 200.000 euro sequestrato a Sulmona, in Abruzzo e quindi condotto a Roma. Rapito e minacciato con la pistola alla testa, oltre che percosso, anche un altro spacciatore in debito di 35.000 euro condotto addirittura in una chiesa a Giardinetti per essere picchiato.
Infine a essere punito è stato anche l’intermediario marocchino dei fornitori di un carico di droga mai arrivato a Roma ma già pagato in anticipo dai narcotrafficanti.
All’operazione hanno preso parte i carabinieri dell’aliquota di pronto intervento insieme con gli elicotteri dell’Arma. E sempre nella stessa indagine i carabinieri hanno ricostruito una rete di rapporti, anche in questo caso con punizioni per chi sgarrava, fra importanti personaggi della criminalità romana all’interno del carcere di Rebibbia. Il boss mantenevano i contatti anche con l’esterno.
Nel dettaglio nel caso del rapimento del padre del pusher latitante, a quest’ultimo i sequestratori hanno inviato la foto del padre con la pistola puntata alla testa minacciando di uccidere anche tutta la sua famiglia. «Ti strappo il collo», la minaccia invece di uno dei boss del gruppo all’emissario marocchino residente a Barcellona in debito con lui di 50mila euro.