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 2026  maggio 06 Mercoledì calendario

Francia, l’esame "delle medie" sarà più severo

Un balzo all’indietro di quasi trent’anni, almeno quanto a severità e selezione, è il probabile effetto della riforma del «brevet», l’esame della scuola dell’obbligo francese più o meno paragonabile al nostro esame di terza media (ma in Francia gli anni del ciclo compreso tra elementari e superiori – il collège – sono quattro). «Bisogna aspettarsi un caduta piuttosto drastica del tasso di successo», dice il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, autore della riforma.
Il ministro ha accolto le invocazioni di quanti, da anni, lamentano il livellamento verso il basso della scuola francese, la mancanza di selezione e quindi di sforzo da parte degli allievi, e gli esami di brevet a 14 anni e poi bac a 18 superati in modo quasi automatico. 

L’eccessiva facilità della «scuola per tutti» viene spesso indicata come una delle cause profonde della crisi del Paese e della perdita di competitività della Francia. Il ministro Geffray ha deciso di cominciare dal brevet: «Alla fine otterrà il brevet solo il 75% degli allievi – ha spiegato – anche perché si tratta di non illudere i ragazzi sul loro livello, altrimenti si rischia di incoraggiare il risentimento nei confronti degli insegnanti quando poi incontrano difficoltà una volta arrivati al liceo». Un tasso di riuscita del 75% venne registrato nel 1999, l’anno scorso è stato dell’85%.
La maggiore difficoltà dell’esame deriva dal fatto che sono cambiate le regole per determinare il voto. A partire dalla fine di questo anno scolastico, la parte del voto finale legata alle valutazioni dei professori sulla base del lavoro svolto durante l’anno cala dal 50 al 40 per cento, e dipende non più da un giudizio complessivo sulle competenze raggiunte ma dalla media aritmetica dei voti ottenuti nelle varie prove, mese dopo mese; il peso dell’esame conclusivo sale invece dal 50 al 60 per cento.
Al di là degli aspetti tecnici, l’importanza della riforma è che asseconda quel clima di insoddisfazione per la scuola di massa che in Francia è uno dei cavalli di battaglia della destra, ma non solo. Molti intellettuali, per esempio Alain Finkielkraut, indicano nella scuola lassista la causa principale della decadenza francese, e invocano il ritorno della severità o meglio della meritocrazia.
Sulla retorica della meritocrazia La Monde pubblica però l’interessante contributo di Saïd Benmouffok, professore di filosofia e consigliere comunale eletto nella lista del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, secondo il quale «La meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente», riprendendo in parte le tesi espresse dal filosofo politico americano Michael Sandel in «La tirannia del merito» (Feltrinelli, 2023). 
«Quel che la scuola ha prodotto non è l’uguaglianza ma una competizione generalizzata le cui regole rimangono profondamente sbilanciate», scrive Benmouffok. Nel vecchio mondo, la diseguaglianza era collettiva e apertamente prodotta dalla società: i ragazzi delle classi popolari non intraprendevano studi lunghi, non ci provavano neppure perché ciascuno restava al suo posto, la riproduzione sociale come la chiamava Pierre Bourdieu passava attraverso l’interiorizzazione dei limiti. La brevità di una carriera scolastica non era vissuta come una colpa personale, ma come la conseguenza di una struttura sociale.
Oggi si tende a incolpare i singoli dei loro insuccessi scolastici, e la riforma del ministro Geffray sembra andare in questa direzione. Se una parte di responsabilità personale è indubbia, molto continua a dipendere dal contesto sociale e famigliare, dalla cultura generale che si assorbe o meno in casa, dalla possibilità di pagare o no delle ripetizioni private, dalla differenza tra scuole private e pubblica, e tra scuole di periferia rispetto a istituti privilegiati del centro di Parigi, ai quali hanno accesso solo i figli di genitori ad alto reddito che possono permettersi le costosissime case nei migliori quartieri. 
«La meritocrazia trasforma le differenze sociali in differenze di merito – scrive Benmouffok -. Fa credere che i primi sono i migliori, e che gli altri non si sono dati da fare abbastanza (...). Alzare il livello scolastico è un obiettivo legittimo. Ma occorre anche dotarsi dei mezzi necessari. In caso contrario, ciò che viene definito “esigente” sarà solo un modo per giustificare il fallimento di quanti non hanno ricevuto i mezzi per avere successo. E una politica che umilia finisce sempre, prima o poi, per suscitare rabbia in risposta».
La questione della scuola, e il dibattito ideologico che la circonda, sarà probabilmente uno dei temi al centro delle prossime elezioni presidenziali, nella primavera 2027, per le quali la campagna elettorale è già iniziata. La riforma del brevet fa parte di questa rinnovata attenzione per il ruolo della scuola nella società.