corriere.it, 6 maggio 2026
Matteo Bonacina arrestato per abusi e stalking
Abusi sessuali e stalking. Sono le accuse rivolte all’atleta paralimpico Matteo Bonacina, 41 anni, arciere della Nazionale azzura, sulla cui condotta ora indaga la Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta partendo dalle denunce delle presunte vittime.
Gli inquirenti romani assieme alla polizia postale hanno acceso un faro su un periodo di tempo preciso, tra il 2019 e il 2024: in questo arco temporale sarebbero state sei le donne che avrebbero subito molestie, cinque atlete e un’allenatrice.
Contestualmente, è stato indagato anche il direttore tecnico azzurro della Nazionale di para-arcery Guglielmo Fuchsova. Alle atlete molestate rispondeva: «Se lui fa i punti, tolleriamo».
L’indagine della Polizia sull’atleta paralimpico, arrestato in applicazione di un’ordinanza del gip di Roma, è partita da una segnalazione trasmessa all’autorità giudiziaria da parte della Fitarco (Federazione italiana Tiro con l’arco) a seguito della sospensione cautelare da ogni attività sportiva dell’atleta. L’uomo – residente in provincia di Torino – è indagato per atti persecutori, abuso psicologico, molestie e violenze sessuali commessi in danno di atlete – anche minorenni – della Nazionale paralimpica di tiro con l’arco.
I messaggi a sfondo sessuale, il clima d’ansia
La perquisizione informatica effettuata dal Centro operativo di Torino e le indagini coordinate dalla procura di Roma, spiega la polizia, «hanno ricostruito un quadro di gravi condotte, sia verbali che fisiche, nei confronti di colleghe anche minorenni, all’interno degli impianti sportivi nonché tramite i social network mediante l’invio di messaggi, immagini e video di esplicito tenore sessuale». I suoi comportamenti si sono protratti dal 2013 per diversi anni, generando «un clima di ansia e continua agitazione nel contesto sportivo agonistico frequentato».
Arresti domiciliari
Bonacina, originario di Bergamo, si trova agli arresti domiciliari da lunedì 4 maggio, misura eseguita dal personale del Centro operativo per la Sicurezza cibernetica di Torino con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica di Roma.
Tra le accuse più circostanziate, quella riferita al viaggio a Parigi in occasione delle Paralimpiadi del 2024. Mentre si stavano svolgendo i Giochi, Bonacina avrebbe cercato di violentare un’azzurra nella stanza d’albergo dove alloggiava. La vittima, molto giovane, ha raccontato che l’uomo si sarebbe introdotto nella sua camera mentre lei era appena uscita dalla doccia: «Si è buttato verso di me con il fisico. Io gli chiedevo cosa stesse facendo e lui mi diceva: sul pulmino eri così bella, mi ecciti». La ragazza in quell’occasione è poi riuscita ad allontanarlo. Un episodio non isolato.
L’arciere avrebbe anche preteso da una collega della Nazionale un perizoma rosso come portafortuna. Poi, negli anni, altre circostanze, ora oggetto dell’inchiesta aperta a Roma. Nel 2021 frasi esplicite: «Quel seno grande mi eccita». Ancora, foto intime inviate sul cellulare corredate da messaggi a sfondo sessuale e palpeggiamenti, anche in pubblico.
L’incidente sul lavoro, la paraplegia
Come racconta il Comitato italiano paralimpico, riportandone la biografia, Bonacina – campione del mondo nel 2023 in Repubblica Ceca – si avvicina al tiro con l’arco durante la terapia riabilitativa seguita all’incidente che nel 2009 gli ha causato una paraplegia. Lavorava come giardiniere per pagarsi gli studi universitari quando una pianta gigantesca gli cadde addosso danneggiandogli la spina dorsale. «Di questo sport amo la competizione e al tempo stesso la temo, per la pressione che mette – si era raccontato l’atleta per presentarsi -. Non riesco a immaginare il dopo, il ritiro dalle competizioni, perché lo sport è la mia vita. Prima di una competizione cerco di rilassarmi, di concentrarmi sulla respirazione e, soprattutto, di non pensare alla gara».
La segnalazione di Fitarco
L’indagine, dicevamo, era scattata da una segnalazione trasmessa all’autorità giudiziaria dalla Fitarco. Il Tribunale federale aveva infatti provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta nel maggio 2025 e poi a radiarlo un mese dopo, radiazione confermata nel luglio dello scorso anno anche dalla Corte d’Appello. L’atleta ha poi impugnato la sentenza davanti al Collegio di Garanzia dello Sport davanti al quale la Fitarco si è costituita per chiedere il rigetto del ricorso. Il procedimento è ancora in atto.
La Fitarco in una nota precisa: «La vicenda è stata già decisa dagli organi di Giustizia Federale e si è conclusa con la massima sanzione possibile. Le decisioni sono state pubblicate dalla Federazione nelle modalità previste, come disposto dal Tribunale federale e dalla Corte Federale d’Appello».
Indagato anche il dt: «Se lui fa punti, tolleriamo»
L’indagine riguarda anche l’ultimo dt azzurro Fuchsova, 64 anni, sospeso dal Tribunale federale Fitarco con Bonacina il 27 maggio dello scorso anno. Gli inquirenti gli contestano episodi in cui non ha preso provvedimenti in difesa delle atlete molestate e stalkerizzate dal campione e altri fatti fin dal 2013. Un reato procedibile d’ufficio nei suoi confronti perché c’è l’aggravante di essere stato commesso contro persone disabili. Fuchsova per l’accusa era al corrente di tutto ma teneva un comportamento doloso omissivo, e dunque permissivo. E quando le atlete gli riferivano quello che accadeva con Bonacina la risposta era: «Se lui fa i punti, tolleriamo», insieme con frasi a sfondo sessuale.
Gli investigatori della Postale hanno quindi ricostruito non solo i fatti contestati all’atleta, ma anche il comportamento del direttore tecnico finito al centro delle indagini dei giudici federali, accusato di aver portato un clima di «paura e insicurezza» all’interno della squadra, con la prospettiva di ritorsioni. Al 64enne, per il quale il gip non ha disposto la misura cautelare, ma che rimane indagato, viene contestato il fatto di non aver preso alcun provvedimento nonostante le ripetute condotte di Bonacina fossero di dominio pubblico nella squadra: «Minacciava le atlete – questa l’accusa – di estrometterle dalla squadra e di non convocarle se non avessero tollerato e accettato le molestie e gli abusi sessuali, mettendo a tacere ogni protesta». E, come emerge dagli accertamenti, anche per evitare conseguenze alle prestazioni in gara dell’atleta di punta azzurro.
Per la Procura federale il direttore tecnico «aveva sostanzialmente instaurato un clima di vero e proprio terrore all’interno del quale le ragazze vittime di Bonacina erano costrette a vivere nella paura e a subire le angherie di quest’ultimo, dietro la minaccia di Fuchsova di tacere e sopportare, pena essere escluse dal giro della Nazionale».
Una delle ragazze ha confermato: «Tutti sapevano ma nessuno faceva nulla. Le ragazze avevano parlato con il ct e con lo staff ma non si è mai mosso nulla». Anzi, prima delle Olimpiadi di Tokyo del 2021, secondo gli accertamenti, Fuchsova ha detto a un’atleta parlando di una delle giovani molestate: «Ok, ma dobbiamo tenere la bocca chiusa perché a Tokyo deve vincere una medaglia». E ancora a un’altra vittima che non voleva lavorare con Bonacina: «Se scopro che qualcuno rema contro la squadra, la faccio fuori».