corriere.it, 6 maggio 2026
Nuova Costituzione nordcoreana: Kim "comandante nucleare unico"
La Nord Corea ha varato una riforma costituzionale che contiene una nuova clausola secondo la quale la Sud Corea è un Paese confinante. Non è un fatto scontato, perché per decenni la Dinastia Kim aveva predicato la «riunificazione» della penisola (sotto la propria guida, naturalmente). Ora invece, dalla costituzione emendata per ordine di Kim Jong-un sono state cancellate espressioni come «metà settentrionale», «grande unità nazionale», «unificazione pacifica».
Il capo del regime un paio d’anni fa aveva annunciato che la Sud Corea doveva essere considerata «uno Stato ostile», la revisione costituzionale ha preso tempo e si è conclusa solo questa primavera: ora il documento è arrivato anche a Seul che lo sta analizzando.
Il documento non fissa dettagliatamente dove sia il confine con lo Stato del Sud e questa circostanza, secondo i politologi sudcoreani indicherebbe che Pyongyang non ha intenzione al momento di creare nuovi focolai di tensione territoriale.
Il nuovo testo attribuisce formalmente al Presidente della Commissione Affari di Stato (il titolo ufficiale di Kim Jong-un) il comando supremo della forza nucleare di Pyongyang. Questa precisazione, in un Paese governato come un feudo di famiglia, può sembrare irrilevante. Ma è significativo che mentre il progetto nucleare sta costando carissimo all’Iran, la Nord Corea possa sbandierare la propria potenza senza timori di attacchi da parte americana e senza che da Washington arrivino moniti.
Il Maresciallo di Pyongyang ha colto proprio l’opportunità del conflitto nel Golfo Persico per giustificare una volta di più l’esistenza del suo arsenale di armi di distruzione di massa. A fine marzo ha detto: «La realtà di oggi mostra chiaramente la legittimità della scelta strategica della nostra nazione di rigettare le parole dolci del nemico e di assicurarsi per sempre una forza nucleare». Kim concluse quel discorso dichiarando: «Non siamo più sotto minaccia, ora abbiamo la potenza per porre noi una minaccia ai nostri nemici, se necessario».
Un paragrafo della costituzione emendata aggiunge che la Nord Corea «è uno Stato con armi nucleari responsabile» che proseguirà a sviluppare l’arsenale per salvaguardare l’esistenza del Paese e proteggere la stabilità regionale e globale.
La Nord Corea è considerata il Paese più chiuso e isolato del mondo, ma Kim e i suoi dignitari seguono e studiano la politica internazionale. Considerano l’arma nucleare una polizza di assicurazione irrinunciabile per evitare che il regime venga rovesciato. Ricordano che nel 2003 in Iraq Saddam Hussein fu tolto di mezzo dagli Stati Uniti con la «giusta causa» di togliergli armi di distruzione di massa (che peraltro non aveva più). In Libia Gheddafi rinunciò al progetto nucleare e nel 2011 fu abbattuto e ucciso. Ultimo nella lista l’ayatollah Ali Khamenei, ucciso a febbraio 2026 nell’attacco architettato da Netanyahu e Trump per fermare la corsa iraniana all’arma proibita.
La denuclearizzazione a Pyongyang non è più sul tavolo. Per un paio di decenni era stata l’obiettivo delle sanzioni internazionali e poi del tentativo condotto nel 2018 da Donald Trump di convincere Kim a disarmare in cambio di aiuti economici massicci.
Kim Jong-un ha accumulato almeno 50 ordigni nucleari, ha esibito la capacità di montarli su missili anche intercontinentali, ha rivelato l’entrata in funzione di un secondo impianto per l’arricchimento dell’uranio e inserito la richiesta di riconoscimento della Nord Corea come potenza nucleare come precondizione per ogni futuro dialogo con gli Stati Uniti.
Già prima che l’arsenale nucleare fosse iscritto nella costituzione di Pyongyang, anche l’amministrazione americana ha ammesso che la Nord Corea è diventata una potenza nucleare e prima o poi sarà su questa base che le due parti dovranno riprendere il dialogo.
Nel frattempo Kim lancia il suo segnale costituzionale alla Sud Corea, definita «Stato confinante» e «ostile». I politologi di Seul leggono la novità come volontà di proiettare un’immagine di Nord Corea «Paese normale», che potrebbe condurre a una coesistenza pacifica.
Di sicuro Kim Jong-un, apparentemente dimenticato da Donald Trump dopo i tre vertici spettacolari del 2018, ha trovato un nuovo amico in Vladimir Putin, con il quale ha stipulato un patto di mutuo soccorso militare cementato con il sangue di migliaia di soldati nordcoreani inviati sul fronte della guerra con l’Ucraina. Il Maresciallo nordista ha anche ottenuto la ribalta internazionale lo scorso ottobre quando è stato al fianco di Xi Jinping a Pechino per la celebrazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale. A questo punto dalle cronache sulla Nord Corea dovrebbe sparire la vecchia qualifica di «regno eremita». Kim ha saputo giocare bene le sue carte.