corriere.it, 6 maggio 2026
Biennale, protesta delle Pussy Riot nel padiglione russo
Lo avevano annunciato e nel primo giorno di vernici ufficiali, a poche ore dall’inaugurazione del Padiglione Russia, mercoledì le Pussy Riot sono arrivate ai Giardini. Con passamontagna fucsia, slogan anti-Putin, fumogeni e musica sparata hanno raggiunto l’ingresso del Padiglione, protetto dalle forze dell’ordine: all’interno la curatela russa. Improvvisato anche un mini corteo, coloratissimo, fra grida e cori. Insieme alle attiviste russe anti-Putin qualche centinaio di manifestanti aderenti a gruppi e movimenti vicini ai dissidenti russi che si battono contro la repressione culturale.
Nel frattempo, il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry annunciano che non parteciperanno «per indisponibilità dell’ultima ora» alle serate di mercoledì 6 maggio e giovedì 7 maggio della Biennale della Parola/Il dissenso e la pace – durante la Preapertura della Biennale Arte 2026. A confermare l’assenza anche l’ufficio stampa in una nota.
Che l’edizione 2026 susciti clamore, lo dimostrano anche le code infinite ai Giardini e all’Arsenale della Biennale Arte di Venezia nel secondo giorno di pre-apertura della 61ma Esposizione su invito ai giornalisti e agli addetti ai lavori. In fila, sotto gli ombrelli in una giornata piovosa, l’attesa davanti ai cancelli e agli ingressi ai Padiglioni supera la mezz’ora e in alcuni casi è quasi di un’ora.