Corriere della Sera, 6 maggio 2026
Europa e America a confronto. Dodici punti le rendono diverse
Il 2 aprile 1831, dal porto francese di Havre, sul veliero Le Havre, due nobili francesi, di 26 e 28 anni, partivano in missione ufficiale per gli Stati Uniti. Dopo 38 giorni di traversata, giunsero a destinazione e visitarono il nuovo mondo per 9 mesi. L’America di allora aveva appena 30 anni (la Francia ne aveva 800) e 15 milioni di abitanti (la Francia ne aveva il doppio).
Il più giovane dei due, un parente di Chateaubriand, dopo quattro anni, scrisse un libro, La démocratie en Amérique, che ebbe un successo grande ed immediato, non solo in Francia: fu tradotto lo stesso anno in inglese, tedesco, spagnolo, ungherese, greco, danese; e letto, in Italia, da Cavour, Gioberti, Massari. Ancora oggi è considerato la Bibbia della democrazia moderna.
Dalla data di pubblicazione di quel libro, per due secoli, l’Europa si è comparata all’America e l’ha presa come esempio da imitare (o da criticare) nei suoi tentativi di unificazione, non solo per la sua democrazia. Mi propongo di continuare questo esercizio comparativo, ma con un metodo diverso, prendendo a modello una tecnica coniata per la letteratura da Franco Moretti, definita distant reading, che considera la long durée e mette insieme approcci storici, comparativi, quantitativi, per non vedere l’Europa con occhi americani o l’America con occhi europei.
Gli Stati Uniti sono una divisione geografica del mondo, occupando una larga parte di un continente, dall’Atlantico al Pacifico. L’idea di unire le colonie britanniche del Nord America nasce intorno al 1760. L’Unione un ventennio dopo (tra il 1766 e il 1787). Ma solo due secoli dopo, nel 1959, l’Unione con 50 Stati, quale oggi la conosciamo, sarà completa, con l’ammissione di Alaska e Hawaii (dopo che, negli anni dal 1812 al 1896 sono entrati nell’Unione circa altri trenta Stati). L’Europa non è una divisione geografica del mondo, con chiari confini: non esiste un’Europa per natura. È diventata un’unità storica per le grandi correnti che l’hanno attraversata, dal cristianesimo all’arte gotica, alla «repubblica delle lettere», all’illuminismo, a partire da quando l’impero romano è crollato (è la tesi di due eminenti storici francesi, Marc Bloch e Lucien Febvre) e si è andata sviluppando, a differenza degli Stati Uniti, molto lentamente, in 1.500 anni, per raggiungere una unità politica, ancora imperfetta.
Al momento dell’unificazione politica, nel territorio americano vi erano 13 colonie britanniche con non più di un secolo e mezzo di vita; in Europa diverse decine di formazioni statali con alle spalle da tre a cinque secoli di vita, oltre ai newcomers, Italia e Germania.
Gli Stati Uniti hanno raggiunto il numero di 39 Stati dopo un secolo e hanno impiegato circa 170 anni per aggregare i 50 Stati odierni. L’Unione Europea, iniziata con 6 Stati, in sette diverse tappe e in poco più di settant’anni di evoluzione, è riuscita a raccogliere 27 Paesi.
L’Unione Europea ha 450 milioni di abitanti, gli Stati Uniti 347 milioni, ma la prima con 4 milioni di chilometri quadrati e la seconda con più del doppio di estensione. Gli Stati Uniti hanno un vasto territorio. L’Unione Europea è densa di popoli con storie diverse.
Nel territorio americano, al momento dell’unificazione, vi erano 5 milioni di abitanti; nel 1835 (al momento del viaggio di Tocqueville) 15 milioni, ora 347 milioni; in Europa, 180 milioni all’inizio, ora 450.
Gli Stati Uniti sono partiti dalla unificazione politica, da una Costituzione comune; l’Unione Europea ha cominciato il processo di unificazione istituzionale dall’economia, dai mercati, per arrivare poi lentamente e in modo ancora incompleto alla politica.
Gli Stati Uniti sono stati divisi, dopo circa un settantennio, da una guerra intestina, la guerra civile del 1861–1865, nella quale è morto circa il 2 per cento della popolazione (e solo dopo il 1865 è diventato prevalente l’uso dell’espressione Stati Uniti al singolare). L’Unione Europea è nata dalla reazione a sanguinose guerre precedenti e ha subito, dopo circa metà secolo, la secessione del Regno Unito.
La pena di morte è ancora legalmente prevista in 27 Stati americani, oltre al sistema federale e militare, anche se l’applicazione effettiva è limitata a un numero inferiore di Stati. Invece, non esiste più nei 27 Stati dell’Unione, dove la Carta dei diritti fondamentali dispone che «nessuno può essere condannato alla pena di morte, o giustiziato». Quindi uno Stato che ammettesse la pena di morte non potrebbe far parte dell’Unione, più unita degli Stati Uniti nel riconoscere il valore fondamentale della vita.
Gli Stati Uniti hanno sviluppato numerosi programmi di scambio di studenti tra le circa 3 mila università, coinvolgendo circa 300 mila studenti per anno, ma prevalentemente per compiere studi fuori del territorio nazionale. L’Europa ha da cinquant’anni l’Istituto universitario europeo, che, in questo periodo, ha formato una comunità di circa 8 mila studiosi e operatori, una potente forza di amalgama dell’Unione; ed ha da circa un quarantennio un programma generale centralizzato, denominato Erasmus, che coinvolge – in un’area che comprende 27 Paesi con 24 lingue, un numero di università comparabile a quello statunitense – circa mezzo milione di persone per anno, con un totale di 15 milioni dall’anno del suo avvio (1987).
Gli Stati Uniti mantengono circa 750 basi militari in 80 Paesi e la loro spesa militare rappresenta il 38 per cento di quella globale, più dei successivi 9 Paesi messi insieme, Cina e Russia incluse, come osservato di recente da Alexander Stubb. Gli Stati membri dell’Unione Europea spendono per la difesa tra 250 e 300 miliardi per anno, cioè un terzo di quello che spendono gli Stati Uniti, e la spesa complessiva è frammentata tra i 27 Stati.
Gli Stati Uniti hanno un bilancio federale che è pari a circa 35 volte quello dell’Unione Europea, che è quindi, a paragone, un nano finanziario anche se è poi un gigante regolatorio di pari dimensioni a quelle statunitensi, tanto da essere temuto dalle Big Tech americane.
L’Unione Europea ha un prodotto interno lordo, a parità di potere di acquisto, di 28 mila miliardi di dollari, che salgono a 32 mila miliardi se si include il Regno Unito, mentre gli Stati Uniti d’America hanno un prodotto interno lordo di 29 mila miliardi di dollari. Inoltre, l’Unione Europea è il più grande esportatore e importatore al mondo di beni e di servizi.
Dunque, gli Stati Uniti e l’Europa, da due secoli continuamente sottoposti a un raffronto, sono diversi per almeno dodici aspetti: unità geografica e culturale, peso del passato, velocità di aggregazione, dimensioni della popolazione rispetto al territorio, velocità di crescita della popolazione, punti di partenza dell’unificazione, grado di coesione interna, comunanza di valori fondamentali, scambi tra culture diverse, forza militare, peso finanziario e regolatorio, valore della produzione. Ma gli indicatori non sempre sono a favore del Paese che si è unificato prima, gli Stati Uniti.
Se vista in questa prospettiva comparata e storica, e a una certa distanza, si può dire che l’Unione Europea sia tanto indietro rispetto alla federazione degli Stati americani? E si può ancora dire che la somma delle differenze tra i diversi Paesi europei sia superiore alla somma delle somiglianze?
Già il 7 settembre 1949 il grande filosofo e saggista spagnolo José Ortega y Gasset, parlando agli studenti della Freie Universität di Berlino poteva affermare che nell’Europa vi era omogeneità oltre che diversità e che «i popoli europei sono da molto tempo una società»; «l’uomo europeo è vissuto sempre, nello stesso tempo, in due spazi storici, in due società, una meno densa, ma più ampia, l’Europa; un’altra più densa, ma territorialmente più ridotta, l’area di ogni nazione». E concludeva parlando di «unitaria dualità Europa-nazione».
Più di recente, Loïc Azoulay e Armin von Bogdandy hanno osservato che «la società europea nel suo complesso è plasmata da complesse reti di interdipendenza, ma è anche segnata da divisioni, tensioni e disuguaglianze che mettono alla prova la sua coesione».
Nell’Unione Europea ora si riconoscono molti tratti della statalità, un territorio e dei confini, una cittadinanza europea, un potere pubblico dotato dei tre classici rami della legislazione, dell’esecuzione e della giurisdizione.
In conclusione, una comparazione tra Unione Europea e Stati Uniti d’America che tenga conto di tutti i lati di un potere pubblico, dal passato al presente, dalla geografia alla storia, alla velocità, alla comunanza di valori ideali, permette di notare quanto robusta sia la forza aggregativa dell’Unione Europea.
Ho iniziato queste riflessioni facendo riferimento al viaggio compiuto due secoli fa da Alexis de Tocqueville negli Stati Uniti. Vorrei concluderle facendo riferimento ad un altro viaggio, questa volta ideale, compiuto quarant’anni fa, partendo proprio da Firenze, da Fiesole, dall’Istituto universitario europeo, da un gruppo di studiosi che hanno rifatto il percorso compiuto da Tocqueville. Mi riferisco al «Florence Integration Project» e all’ opera in più volumi intitolata Integration through Law. Europe and the American Federal Experience, promossa e diretta da Mauro Cappelletti, Monica Seccombe e Joseph Weiler. Uno dei maggiori internazionalisti americani definì quell’opera monumentale e cosmopolitica. Essa esaminava le forze e le potenzialità per una identità europea, un’identità creata dal diritto, con un approccio comparativo e transatlantico, analizzando le varie esperienze federali da più punti di vista. Ecco un altro dei grandi meriti dell’istituzione di cui oggi festeggiamo il primo mezzo secolo di vita.