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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Il Portogallo alza l’asticella: fine della cittadinanza veloce

Raddoppia la strada per ottenere la cittadinanza a Lisbona: con la promulgazione del presidente socialista António José Seguro, il Portogallo cambia le regole per l’accesso alla nazionalità, irrigidendo un impianto che negli ultimi anni era stato tra i più accessibili in Europa. Dopo settimane in cui la legge era rimasta in attesa della sua decisione, tra le ipotesi di un veto o di un ricorso alla Corte costituzionale, il capo dello Stato ha firmato, sottolineando però che una materia di questa portata avrebbe richiesto «un consenso più ampio» in Parlamento. Il provvedimento raddoppia i tempi di residenza per gli stranieri extra-Ue: da cinque a dieci anni. Per i cittadini dell’Unione e dei Paesi di lingua portoghese si passa a sette. Cambia anche l’accesso per i figli nati in Portogallo: serviranno almeno cinque anni di residenza legale di uno dei genitori, contro l’anno previsto finora. La revisione arriva dopo un primo stop della Corte costituzionale e in un contesto demografico in cambiamento. Tra il 2017 e il 2024 gli stranieri residenti sono passati da circa 400mila a oltre 1,5 milioni, dal 4 al 15 per cento della popolazione. Nello stesso arco di tempo sono cresciute anche le concessioni di cittadinanza: secondo i dati più recenti, nel 2024 sono state 46.840, con un aumento del 13,2% rispetto all’anno precedente. Di queste, 20.624 riguardano persone residenti in Portogallo, mentre 26.216 vivevano all’estero. Nel testo approvato viene inoltre eliminato il regime speciale introdotto nel 2015 per i discendenti degli ebrei sefarditi portoghesi, così come altre corsie preferenziali legate al passato coloniale. Un cambiamento rilevante riguarda anche il calcolo dei tempi di residenza: il periodo necessario per la cittadinanza inizierà a decorrere dal rilascio effettivo del permesso di soggiorno da parte dell’Agenzia per l’integrazione, la migrazione e l’asilo (Aima), e non più dalla presentazione della domanda. Una modifica che incide in modo significativo sui tempi complessivi, considerando che negli ultimi anni il rilascio dei permessi ha richiesto in media tra i due e i tre anni.

Secondo alcune stime, con le nuove regole il percorso verso la naturalizzazione potrebbe così estendersi fino a un arco compreso tra nove e tredici anni.
Resta sospesa – in attesa del giudizio della Corte costituzionale – la possibilità di revocare la cittadinanza a cittadini di origine straniera in caso di condanna definitiva per reati gravi, pur prevista dal testo approvato dal Parlamento. Il ricorso preventivo presentato dai socialisti apre una verifica sulla compatibilità con i principi costituzionali. Non è la prima volta che la Corte interviene sulla riforma: in una fase precedente aveva già eliminato alcune delle disposizioni più controverse, in particolare quelle legate all’esclusione automatica in presenza di precedenti penali, ritenute in contrasto con i principi di uguaglianza. Nel motivare la promulgazione, Seguro ha sottolineato che l’inasprimento dei criteri «non compromette la protezione umanitaria» né l’accesso ai servizi fondamentali per i minori. Ha però richiamato la necessità di garantire che i procedimenti in corso non siano toccati dalle nuove regole, per evitare effetti retroattivi e che il calcolo dei tempi «non sia influenzato dalla lentezza dello Stato».