Il Messaggero, 5 maggio 2026
Il Pnrr blinda le riforme. Se cancellate, soldi indietro all’Ue
Bruxelles blinda le riforme e i traguardi del Pnrr, dando anche ai governi un calendario preciso per portare a termine, senza tentennamenti, i progetti ancora in essere. Alle scadenze si accompagna anche un certo grado di flessibilità. Fino al 31 maggio prossimo sarà infatti possibile rivedere i piani nazionali, così da rimuovere gli ultimi ostacoli, mentre le scadenze si avvicinano.
«Siamo al lavoro, al fianco dei governi nazionali, per garantire che tutte le risorse disponibili siano utilizzate al meglio entro le scadenze del 2026», ha spiegato ieri il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, presentando le linee guida per accompagnare i Paesi nell’ultimo miglio del Next Generation Eu. «La nuova flessibilità introdotta consente e incoraggia gli Stati membri a presentare revisioni mirate entro il 31 maggio. Soprattutto in una fase difficile e delicata come questa, è fondamentale lavorare insieme per indirizzare le risorse dove sono più strategiche e necessarie», ha spiegato l’ex ministro per gli Affari europei.
Ma guardando al futuro, l’esecutivo comunitario conta anche di tutelare quanto finora fatto. Le linee guida ribadiscono un concetto già previsto dal regolamento che dà la linea sul funzionamento del Recovery: se in futuro i governi dovessero cancellare o modificare in peggio riforme o traguardi già conseguiti e per i quali gli Stati hanno già incassato i soldi, la Commissione procederà con il recupero dei fondi.
Passata la scadenza di agosto non ci sarà neppure più la possibilità di accedere al meccanismo di sospensione dei pagamenti che, in caso di traguardi e obiettivi non del tutto completati, dava ai governi sei mesi di tempo per rimediare. Da questa estate scatterà direttamente la procedura per ridurre i fondi che spettano agli Stati.
Finora l’Italia è sempre stata in linea con le scadenze e con i relativi incassi. Una volta pagata la nona rata da 12,8 miliardi, approvata nei giorni scorsi dalla Commissione europea, ammonterà a 166 miliardi la cifra avuta da Roma, su 194,4 miliardi complessivi che costituiscono il Piano italiano. Di questi circa 24 miliardi potranno essere utilizzati anche dopo agosto 2026 perché confluiti in veicoli finanziari speciali, le cui regole d’ingaggio e tempistiche di attuazione costituiscono gli obiettivi da raggiungere entro l’estate.
Il calendario conta. Il 31 agosto resta la scadenza inderogabile del Piano. Entro quella data andranno completati i traguardi e i target (per l’Italia quelli legati alla decima ed ultima rata sono circa 150).
Entro il 30 settembre prossimo i governi dovranno invece inviare alla Commissione l’ultima richiesta di pagamento che Bruxelles liquiderà entro fine anno. Sempre entro il 31 dicembre prossimo andranno compensati o recuperati i prefinanziamenti ricevuti, mentre gli importi non pagati saranno disimpegnati, vale a dire ritirati dalla Commissione stessa.
GLI OBBLIGHI
Per le capitali la conclusione del piano non vorrà tuttavia dire fine degli obblighi. Non è soltanto un tema di interventi e fondi che in qualche maniera potranno vivere oltre la prossima estate, come ad esempio, per l’Italia, la conclusione del programma affidato a Cassa Depositi e Prestiti per realizzare 60.000 alloggi per gli studenti o i piani per connettere in fibra le cosiddette aree grigie dove gli operatori hanno meno interesse a investire. Le linee guida ricordano i precisi criteri di rendicontazione cui i governi dovranno attenersi. Due relazioni nel 2027 e una entro febbraio 2028 dovranno dare conto dei progressi raggiunti in base ai 14 indicatori comuni che misurano i risultati sul versante della digitalizzazione e della transizione verde. Almeno fino ad aprile 2028 sarà inoltre necessario presentare gli aggiornamenti sui 100 principali beneficiari delle risorse del Pnrr.
E il monitoraggio dei risultati delle misure legate alla lotta al cambiamento climatico, nel solco del quadro delineato da Bruxelles per l’emissione di Green Bond contrassegnati dal bollino europeo, andrà a sua volta avanti fino a tutto il 2031.
Fino alla fine del 2031 andrà anche conservata memoria di quanto fatto nell’ambito del Pnrr. Dati e prove degli obiettivi raggiunti dovranno essere conservati per cinque anni dalla data dell’ultimo pagamento.
D’altronde, dopo la conclusione del Piano continueranno i controlli degli organismi europei come l’Olaf, l’ufficio per la prevenzione delle frodi europee, o la Corte dei conti Ue. Il monitoraggio andrà avanti fino a quando non saranno terminati tutti i pagamenti ai soggetti beneficiari.
Le prossime settimane serviranno a rifinire e studiare gli ultimi correttivi. L’Italia ha già chiesto sette revisioni, molte delle quali tecniche, l’ultima delle quali utile a sbloccare la nona rata. Modifiche che finora hanno permesso di tenere il ritmo chiesto dalla Ue.