il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2026
Lega, un parlamentare su 2 è “moroso”
Non sarà una cartella esattoriale, ovviamente. Ma poco ci manca. Per non dire un avviso di sfratto: se non ti ricordi di pagare il partito, quella è la porta. Suonerà più o meno così la lettera che il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba – eletto parlamentare da poco più di un mese dopo le Suppletive in Veneto al posto di Alberto Stefani – invierà nei prossimi giorni ai parlamentari “morosi”, cioè coloro che non sono in regola con i pagamenti mensili al partito. Una quota considerevole – 2.800 euro tra donazioni liberali e rimborsi per l’attività politica – che ogni 30 giorni deputati e senatori leghisti devono versare ai gruppi parlamentari di Camera e Senato. Ma che quasi un parlamentare leghista su due, si spiega ai vertici del Carroccio, non paga regolarmente ogni mese: una cinquantina sui 100 totali.
Così giovedì scorso è stato proprio il leader Matteo Salvini ad aprire la riunione coi suoi parlamentari con una minaccia precisa sui pagamenti: dovete pagare, presto vi arriverà la lettera del partito e chi non lo fa rischia l’espulsione dal gruppo parlamentare, è stato l’avviso del segretario della Lega prima di affrontare i temi della situazione internazionale, della legge elettorale (“va fatta, non siamo come Forza Italia che vuole il pareggio”, ha detto Salvini) e delle prossime elezioni politiche del 2027.
Non solo: il segretario della Lega si è anche lamentato perché da alcuni territori non sono arrivati militanti e pullman alla manifestazione dei Patriots di Milano del 18 aprile scorso. In particolare, Salvini si rivolgeva indirettamente al partito in Veneto che non si sarebbe impegnato abbastanza.
La minaccia contro i “morosi” sta creando scompiglio e malumori nel partito. La vicenda dei parlamentari è antica visto che la quota da 2.800 al mese è la più alta rispetto a tutti gli altri partiti e i deputati e senatori se ne lamentano da tempo (mille euro quella di Fratelli d’Italia, per fare solo un esempio). Tra coloro che non pagano ci sono quelli che si sono candidati come spirito di servizio al Parlamento europeo nel 2024 e che hanno versato quote importanti – anche fino a 30 mila euro – per una campagna elettorale che non li avrebbe portati comunque a Bruxelles ma era finalizzata solo ad aumentare le preferenze, e quindi il consenso, della Lega. Questi hanno fatto un accordo coi vertici per evitare i pagamenti mensili.
Ma nel partito ci sono anche coloro che non versano i soldi per una scelta politica: diversi parlamentari hanno deciso di non pagare più il partito perché sanno che non saranno rieletti nella prossima legislatura e che il loro mandato va verso la fine. Tanto più se, con la nuova legge elettorale, saranno aboliti i collegi uninominali e non ci sarà grosso margine di trattativa per la Lega. Soprattutto nei loro confronti arriverà a breve la lettera di richiamo da via Bellerio.