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 2026  maggio 05 Martedì calendario

L’Italia non partecipa alla maxi-esercitazione dell’Oms

Mentre 26 Paesi si addestravano per affrontare la prossima pandemia, l’Italia è rimasta a guardare. Il 22 e 23 aprile 2026, l’Oms ha coordinato Polaris II, una simulazione in tempo reale con 600 esperti e governi collegati per testare la risposta a un nuovo patogeno. Tra i partecipanti Francia e Brasile; tra gli assenti, l’Italia di Giorgia Meloni. Un quadro di isolamento che si era già delineato con la decisione del ministro della Salute Schillaci. Con una lettera del 18 luglio al direttore generale Oms Tedros Ghebreyesus, Schillaci aveva comunicato il rifiuto dell’Italia degli emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale, adottati alla 77ª Assemblea mondiale della Sanità. Scegliendo di allinearsi alle posizioni ultra-conservatrici Usa rappresentate da Donald Trump e Robert Kennedy Jr., il governo di fatto ha dato priorità alle istanze delle frange più estremiste della propria base elettorale. Sul fronte interno, invece con due anni ritardo, vede finalmente la luce il Piano pandemico 2025-2029. Il documento, presentato da Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri meloniano Edmondo Cirielli è stato accolto da forti critiche: “La pubblicazione del nuovo piano non ci tranquillizza affatto”. Lo scrivono in una nota i parlamentari M5S. “Manca una vera strategia, un piano concreto per l’approvvigionamento di farmaci, dispositivi di protezione e vaccini”. Dello stesso avviso l’epidemiologo Pierluigi Lo Palco: “Sebbene siano stati allocati 1,1 miliardi da distribuire alle regioni, questa quota dovrà essere sostanzialmente rimpinguata da loro stesse se vorranno attuare tutte le azioni del Piano. La seconda, a mio parere più grave, è che pare non abbiano imparato nulla dalla pandemia: tutte le debolezze strutturali emerse durante la pandemia restano lì”.
Per capire però come siamo arrivati a questo punto bisogna tornare indietro, al 2020, a quei giorni di febbraio e marzo in cui l’Italia fu travolta dalla pandemia mentre il Piano pandemico in Italia era fermo dal 2006 e in Lombardia in un audit del 2010 (basato sull’influenza aviaria), si erano evidenziate lacune gravissime. Quelle indicazioni però restarono lettera morta e il Piano non venne mai aggiornato, come svelato da Report e dai successivi atti giudiziari. Poi arrivò il Covid e la Lombardia registrò circa 48 mila morti sugli oltre 200 mila a livello nazionale. Una stagione che avrebbe dovuto produrre processi e responsabilità accertate. Invece quattro anni dopo è stata istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid costruita apposta per non trovare nulla di scomodo. Il testo approvato dalla maggioranza del governo Meloni lascia fuori qualsiasi riferimento al coinvolgimento delle Regioni, e secondo quanto riportato, quest’ultima richiesta sarebbe stata avanzata dalla Lega per non vedere coinvolta la Regione Lombardia, ancora guidata dal leghista Attilio Fontana, lo stesso che gestì la pandemia. Così, a quanto sembra esattamente come nel 2020, l’Italia si farà trovare impreparata. Solo che stavolta sarà una scelta.