il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2026
Intercettazioni, nel 2025 sale la spesa a 300 milioni
Nel 2025, anziché diminuire, sono aumentate le spese del ministero della Giustizia per le intercettazioni. Fino a 299 milioni, 26 in più rispetto al 2024 (quando erano stati 273), come recitavano i dati dell’ultima relazione di Via Arenula al Parlamento dello scorso autunno. Una cifra che nel 2025 è salita, come certifica il ministero nell’allegato al Documento di Finanza Pubblica approvato a fine aprile dal governo e letto dal Fatto.
Un aumento della spesa che, secondo lo stesso ministero, si può spiegare con la piena applicazione del nuovo “listino prezzi” sulle intercettazioni e in particolare sull’utilizzo “crescente” di “dispositivi tecnologici di ultima generazione, i quali comportano costi superiori”. Insomma, cambia il tipo di dispositivo e anche lo strumento di indagine deve andare di pari passo, per esempio con i costosi strumenti dei trojan. L’altro motivo riguarda il fatto che, come scrive Via Arenula a pagina 139 dell’allegato al Dfp 2026, se fino al 2022 si era registrato un calo “del numero totale di bersagli intercettati rispetto alla media degli ultimi precedenti cinque anni”, dal 2023 “si è osservato un incremento dei bersagli relativi a tutte le tipologie di intercettazioni”.
Per fare solo qualche esempio sui costi, secondo il nuovo listino fisso introdotto nel 2022 con la ministra della Giustizia Marta Cartabia, l’intercettazione tradizionale costa 3 euro al giorno, quelle con la tecnologia Volte (cioè le chiamate vocali con una connessione 4G lte) 8 euro al giorno, mentre i captatori informatici costano tra i 10 e i 150 euro giornalieri a seconda che siano passivi o attivi (i trojan).
Strumenti fondamentali di indagine per i magistrati che però non convincono del tutto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il ministero, infatti, aveva previsto un taglio lineare a partire dal 2023 fino al 2027 di 1,6 milioni l’anno e questo non è stato rispettato visto che le spese continuano ad aumentare. A occuparsi della questione è il nuovo ufficio sulla “valutazione delle politiche pubbliche e di revisione della spesa” istituito dall’ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
E dunque che fare per tagliare le spese delle intercettazioni? Il ministero annuncia di aver istituito un tavolo tecnico sotto le dipendenze del capo di gabinetto che ha avviato i primi tagli: Via Arenula, si legge ancora nel documento di Finanza Pubblica, “ha ritenuto necessario iniziare il percorso di aggiornamento e razionalizzazione del listino”. Quindi “se l’applicazione di un tariffario unico valido sull’intero territorio nazionale ha certamente comportato una razionalizzazione della spesa, non più soggetta alla singola contrattazione presso ogni ufficio giudiziario, non si è avuto un risparmio di spesa a seguito del ricorso ad apparati tecnologici più evoluti rispetto alle originarie voci di listino”.
Dal prossimo anno, spiega una fonte del ministero a conoscenza della questione, il governo intende iniziare a tagliare in maniera concreta le spese per le intercettazioni delle procure italiane, ormai diventata la seconda voce di spesa di Via Arenula relative agli atti processuali. Al ministero si aspettano che già dal 2026 le spese per le intercettazioni diminuiranno anche alla luce dell’entrata in vigore della riforma che ha limitato il numero degli ascolti a 45 giorni escludendo però i procedimenti che riguardano la criminalità organizzata o quelli in cui ci siano gravi indizi o quando intercettare è strettamente necessario per lo svolgimento delle indagini.
Un obiettivo, quello di tagliare le spese per le intercettazioni, che non sarà facile da raggiungere in maggioranza soprattutto dopo la lettera – riportata ieri dal Corriere – che il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha inviato a Nordio, Matteo Piantedosi e Chiara Colosimo (presidente della commissione Antimafia) per spiegare che la legge sul processo penale del 2023 secondo cui le intercettazioni di un’indagine non possano diventare fonti di prova per altre inchieste frenerebbe le indagini che riguardano mafia e terrorismo. Per il momento non è arrivata risposta ufficiale. Se ne potrebbe parlare nel prossimo ufficio di presidenza della Commissione.