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 2026  maggio 05 Martedì calendario

I tedeschi bocciano il piano Unicredit per Commerzank

Unicredit accelera su Commerzbank. E mentre il presidente della banca di piazza Gae Aulenti, l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, scende in campo a sostegno della scalata tricolore «che ricalca l’operazione su Hvb», la Germania continua a innalzare le barricate con il vice ceo Michael Kotzbauer che dice: «Lottiamo per la nostra indipendenza, Unicredit vuole smantellare Commerzbank».
Oggi parte sul mercato l’offerta pubblica di scambio sulla banca tedesca da parte di Unicredit che – prima dell’apertura dei mercati – annuncerà i conti del primo trimestre 2026: numeri con i quali l’ad Andrea Orcel punta a convincere gli azionisti di Francoforte che la soluzione italiana sia la migliore. Venerdì 8, invece, toccherà ai tedeschi pubblicare la trimestrale: la prima dopo l’affondo di Orcel secondo cui la corsa del titolo di Commerz non sarebbe sostenuta da fondamentali altrettanto solidi.
Nel frattempo l’assemblea straordinaria del gruppo di Piazza Gae Aulenti, svoltasi ieri con il rappresentante designato, ha dato il via libera con un plebiscito all’aumento di capitale a servizio dell’Ops. A dire sì il 99,55% del capitale presente e avente diritto, pari al 66,44%, a dimostrazione che la campagna di Germania ha il sostegno di una larga parte degli azionisti di Unicredit.
Nel dettaglio, l’operazione prevede un importo massimo di 6,7 miliardi di euro e l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie Unicredit. «In quanto principale azionista» di Commerzbank, Unicredit «ha un interesse chiaro affinché la banca esprima pienamente il proprio potenziale» ha detto agli azionisti Padoan aprendo l’assemblea prima di spiegare che i tedeschi dovrebbe investire «per migliorare la sua preparazione al futuro. È opinione condivisa, sia dal consiglio di amministrazione sia dal management, che ciò non stia attualmente accadendo nella misura in cui sarebbe possibile e opportuno, e che Commerzbank debba generare un valore significativamente superiore rispetto a quello odierno».
Nel suo intervento, il presidente ha poi sottolineato come «le nostre considerazioni meritino di essere valutate con la dovuta attenzione». Anche perché «fin dall’inizio, Unicredit ha cercato di affrontare questo percorso con correttezza e in totale buona fede». In questo senso il presidente dell’istituto ha ricordato come «negli ultimi diciotto mesi, il nostro vertice» abbia «costantemente cercato di stabilire un dialogo costruttivo con Commerzbank, al fine di discutere e concordare una strategia e un piano comuni. Purtroppo, tali interlocuzioni non hanno trovato riscontro».
Il presidente di Unicredit ha poi citato come esempio virtuoso quello di Hvb che è «una banca tedesca con una storia per molti aspetti simile a quella di Commerzbank che, all’interno del nostro gruppo, è stata trasformata in una banca leader in Germania per redditività ed efficienza». L’ex ministro ha anche ricordato che «Hvb ha potuto accedere alla vasta rete paneuropea di Unicredit senza perdere le proprie radici a Monaco né il proprio impegno verso i clienti tedeschi, in particolare il Mittelstand. Commerzbank e Hvb sono, sotto molti profili, immagini speculari, con basi geografiche e di clientela altamente complementari. Il modello per liberare valore si è già mostrato valido e per Commerzbank offriamo l’opportunità di applicarlo nuovamente, a beneficio di tutti gli stakeholder», ha quindi aggiunto Padoan.
L’obiettivo dichiarato da Orcel, attraverso l’offerta pubblica di scambio, è quello di prendere il controllo dell’assemblea di Commerz cosa che – alla luce della partecipazione degli ultimi 10 anni – potrebbe già avvenire arrivando intorno al 33-34% del capitale.
Anche per questo in un’intervista alla Faz Kotzbauer ha spiegato che «Unicredit ha messo sul tavolo dopo 18 mesi e numerosi incontri un piano che smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti».
Da Bruxelles, intanto, è arrivato un altro assist per Unicredit: «Abbiamo bisogno di gruppi bancari di taglia europea invece che più gruppi bancari nazionali» ha detto il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis.