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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Fmi, la guerra costa all’Italia: “Da 450 a 2.270 euro a famiglia”

Il Fondo monetario internazionale pubblica le previsioni economiche della guerra in Iran e lo shock dei prezzi dell’energia per la chiusura di Hormuz e presenta il conto all’Italia. L’impatto stimato è tra i 450 euro, nello scenario base, e 2.270 in quello grave in più a famiglia nel 2026. Sulle contromisure nazionali avverte: “I Paesi ad alto debito proseguano con il consolidamento, cautela per non irritare i mercati”. Interventi come il taglio delle accise, seppur frutto di una comprensibile necessità dei governi di calmierare i prezzi, hanno effetti limitati. Un passaggio che già due settimane fa aveva creato attrito con l’esecutivo italiano. E sul Patto di stabilità si schiera con Bruxelles: “Deroghe al Patto di stabilità previste solo in caso di shock straordinari, e non è questo il caso”.
Rincaro energia, quanto costa alle famiglie
"Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”. È quanto ha detto Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario, ieri all’Eurogruppo. “L’impatto varia notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario “grave” del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro”. Il grafico dell’intervento include anche le stime sull’Italia: dal Fondo si apprende nel dettaglio che l’impatto stimato per l’Italia è di 450 euro nello scenario base e 2.270 euro in quello grave. “Secondo lo scenario di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6% nel 2026 e in calo al 2,2% nel 2027 – si legge nell’outlook, riportando le stime già pubblicate – Nello scenario ’grave’ al ribasso di aprile, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione”.
Attenzione allo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato
Con lo shock dell’energia “i rendimenti e gli spread dei titoli di Stato sono aumentati, tuttavia, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, come previsto negli scenari avversi e più severi”. Lo scrive l’Fmi nel suo outlook sull’Ue e il caro energia, riportando le stime diffuse ad aprile, sottolineando che “le valutazioni azionarie in alcuni settori sono elevate e un aumento degli spread sui titoli di Stato potrebbe ripercuotersi sul settore privato, danneggiando la qualità del credito” e richiamando “un attento monitoraggio di questi rischi per la stabilità finanziaria”.
Le contromisure nazionali
Secondo il Fondo monetario le reazioni dei governi sono comprensibili ma poco efficaci. E il riferimento è a interventi mirati a “calmierare” il prezzo dei carburanti, come il taglio delle accise su benzina e gasolio sperimentato dall’Italia. Le misure tendono ad essere temporanee e costano molto meno di quelle implementate dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma troppe stanno distorcendo i prezzi di mercato dell’energia”. Lo sottolinea il Fondo monetario internazionale nel suo outlook sull’Ue e il caro energia.
"Le politiche che sopprimono il segnale del prezzo dell’energia sono altamente problematiche, poiché riducono l’incentivo a diminuire il consumo di energia, migliorare l’efficienza e investire in alternative. Ciò rallenta il necessario adeguamento a un’offerta limitata. L’Europa può fare di meglio”, evidenzia, esortando a “interventi dovrebbero essere mirati, temporanei e preservare i segnali di prezzo” e al “coordinamento” tra i Paesi.
Patto di stabilità: “Non ci sono condizioni per deroghe”
Sul Patto di stabilità i vicedirettori del dipartimento europeo dell’Fmi, Helge Berger e Oya Celasun, si schierano con Bruxelles. Il ricorso alla clausola di salvaguardia “generale o nazionale” del Patto di stabilità è “pensato per circostanze straordinarie” e, “al momento, non sembriamo trovarci in uno scenario del genere”. Bisogna invece puntare su interventi per famiglie e imprese vulnerabili. “Esistono – hanno evidenziato – modi per rispondere allo shock che stiamo vivendo in modo contenuto e prudente. Se il sostegno è mirato a chi ne ha bisogno, non costerà tanto e sarà più facile per i governi compensarlo all’interno dei bilanci esistenti”.
La Bce alzerà i tassi
Secondo l’Fmi, la Banca centrale europea nelle prossime riunioni interverrà con un aumento dei tassi di interesse per contenere l’accelerazione dell’inflazione. Il Fondo prevede “un aumento cumulativo di 50 punti base del tasso di riferimento (al 2,5%) entro la fine del 2026. Ciò manterrebbe il tasso di interesse reale sostanzialmente invariato. Ma se ci sono segnali che l’inflazione di base aumenterà in modo significativo e le aspettative inizieranno ad allontanarsi dall’obiettivo, sarà necessario un intervento di politica monetaria”. E sposa la politica data driven di Francoforte: “La politica monetaria dev’essere adattata alle condizioni iniziali sul campo e adeguarsi ai dati in evoluzione”.
Non rinunciare agli Ets
Sospendere le politiche green allontanerebbe Bruxelles dai suoi target ambientali, con effetti a lungo termine. “La recente volatilità dei prezzi nei mercati energetici è solo l’ultimo promemoria del fatto che la dipendenza dell’Europa rimane una vulnerabilità chiave. Questo rende fondamentale che l’Europa mantenga la rotta e adotti politiche per aumentare la sicurezza energetica. Nello specifico, rinunciare all’Ets minaccerebbe i progressi compiuti dall’Europa verso l’utilizzo delle energie rinnovabili”. Lo sottolinea il Fondo monetario internazionale nel suo outlook sull’Ue e il caro energia, evidenziando che “l’Europa deve anche completare il suo mercato unico dell’energia”.