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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Spese per l’energia fuori dal Patto, Giorgetti non convince l’Ue

Non calcolare nel deficit le spese per l’energia al posto di quelle per la difesa. L’Italia mette sul tavolo dell’Eurogruppo (la riunione dei ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) la sua proposta per affrontare la crisi su petrolio e gas provocata dalla guerra nel Golfo Persico. Ma la risposta di Commissione e di molti alleati – a cominciare da Germania, Olanda e Belgio – è stata: non è possibile. Almeno per ora.
«Oggi – ha spiegato il Commissario Ue agli affari economici. Valdis Dombrovskis, ufficializzando il niet – ho incontrato il ministro Giorgetti per discutere queste questioni, e il tema è stato sollevato anche durante l’Eurogruppo. Diversi Stati membri hanno espresso opinioni differenti sulla risposta appropriata di politica fiscale». L’esecutivo comunitario rimane fermo sulla necessità di «attenersi a misure temporanee e mirate, con un impatto fiscale contenuto». E il margine di manovra è comunque «limitato dagli elevati livelli di deficit e debito e dalla necessità urgente di aumentare la spesa per la difesa».
Il ministro italiano dell’Economia aveva in sostanza chiesto di utilizzare la clausola già approvata dall’Ue che permette di spendere l’1,5 per cento di Pil ogni anno per la difesa scomputandolo dal deficit. Una quota che teoricamente il governo Meloni non utilizzerebbe completamente (sarebbero oltre trenta miliardi di euro) ma in una parte vicina ai quattro miliardi. Insomma: investire meno in difesa dirottando le risorse sull’energia. «L’opzione – ha detto davanti ai “colleghi” – è quella di estendere, lasciando invariato il tetto già previsto, l’applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana». E di farlo facendo rientrare la spesa in più nei settori già indicati dalla Commissione per gli aiuti di Stato: agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica.
Per Giorgetti, inoltre, questa sarebbe l’ultima scelta perché quella preferita consisterebbe nella sospensione del Patto di stabilità come è accaduto durante il Covid. Soluzione già bocciata nei giorni scorsi da Bruxelles, sia per quanto la clausola generale sia quella nazionale. «Lo shock energetico – ha insistito il titolare di Via XX Settembre – richiede una risposta rapida, coordinata e proporzionata da parte dell’Ue». Ma, appunto, al momento la risposta è negativa con un avvertimento in più di Dombrovskis: siamo già in stagflazione con «un rallentamento della crescita economica accompagnato da un aumento dell’inflazione».
Anche sull’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle società energetiche che ha visto invece una inedita alleanza tra Italia, Germania (il ministro tedesco Klingbeil ha insistito molto) e Spagna, è arrivato un no ma molto meno perentorio. «Resta all’ordine del giorno – ha confermato il Commissario europeo -, è una possibilità. Gli Stati membri possono utilizzarla. Attualmente, però, non prevediamo di raccomandare alcuna iniziativa a livello europeo».
Sulla misura va registrata anche la contrarietà dell’Eni che rispondendo al quesito di un’azionista ha ribadito che «l’introduzione di misure estemporanee di tassazione straordinaria, come quelle proposte, mina alla base la economicità degli investimenti creando un forte disincentivo a intraprenderne di nuovi».
Tutto comunque viene rinviato al prossimo Eurogruppo che si terrà il 22 maggio a Cipro. In attesa anche di capire cosa accadrà sui dazi americani. Oggi il Commissario al Commercio Sefcovic incontrerà a Parigi il “collega” statunitense Greer. Sarà l’occasione per verificare se Trump voglia davvero rialzare le tariffe e se ci sarà bisogno di una risposta dell’Unione.