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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Samsung, gli eredi di Lee Kun-hee pagano una supertassa

Non è soltanto la cifra a colpire, ma la sua proporzione: quasi metà di un impero industriale trasferita allo Stato. La successione di Lee Kun-hee, storico presidente di Samsung scomparso nel 2020, si è chiusa con il pagamento di circa 12 trilioni di won – poco meno di 8 miliardi di dollari – in imposte. Un record per la Corea del Sud e, con ogni probabilità, uno dei casi più onerosi mai registrati a livello globale.
Per dare un’idea, in Italia, la manovra economica per il 2026 vale circa 22 miliardi di euro. Insomma, la successione di una sola famiglia ha generato entrate pari a circa un terzo dell’intera nostra legge di bilancio.
Un’eredità da 17 miliardi
Il patrimonio lasciato da Lee era imponente anche per gli standard dei grandi conglomerati asiatici: circa 26 trilioni di won, equivalenti a 17 miliardi di dollari.
Dentro, il cuore finanziario del gruppo – partecipazioni azionarie decisive per il controllo di Samsung – ma anche immobili e una collezione d’arte di straordinario valore, poi in parte destinata a istituzioni pubbliche.
Una ricchezza stratificata, costruita nell’arco di decenni, che riflette la parabola industriale della Corea del Sud: dalla ricostruzione del dopoguerra alla leadership tecnologica globale.
La tassa come spartiacque
A rendere il caso eccezionale non è soltanto l’ammontare assoluto, ma l’aliquota effettiva. In Corea del Sud l’imposta di successione può raggiungere il 50%, con ulteriori maggiorazioni per le grandi partecipazioni societarie. Nel caso della famiglia Lee, il prelievo si è collocato proprio in quell’ordine di grandezza.
Una soglia che, più che un dettaglio fiscale, diventa una questione di equilibrio tra Stato e grandi dinastie industriali. Pagare significa, inevitabilmente, riorganizzare assetti e liquidità senza compromettere il controllo del gruppo.
5 anni e 6 rate
La soluzione è stata dilazionata: sei pagamenti distribuiti nell’arco di cinque anni, dal 2021 al 2026. Una scelta che ha consentito alla famiglia di evitare cessioni traumatiche, ma che ha comunque imposto operazioni finanziarie rilevanti, tra vendite di quote, dividendi e ricorso al credito.
Non un semplice adempimento, dunque, ma una gestione complessa, quasi chirurgica, della transizione ereditaria.
Un caso simbolico
La vicenda Samsung si inserisce in un dibattito più ampio, che attraversa molte economie avanzate: quanto tassare le grandi eredità senza destabilizzare i gruppi industriali che ne sono al tempo stesso il prodotto e il motore? In Corea del Sud, dove i chaebol – i grandi conglomerati familiari – restano pilastri dell’economia, la risposta è stata finora netta: aliquote elevate, anche a costo di tensioni. Il caso Lee lo dimostra con chiarezza.