corriere.it, 5 maggio 2026
Morte di Alex Marangon: al rito erano tutti sotto ayahuasca
L’inchiesta sulla tragica morte di Alex Marangon segna un punto di svolta. I risultati della perizia tossicologica, affidata dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi allo specialista Riccardo Addobbati, mostrano una realtà ben diversa da quella descritta nelle ore successive al ritrovamento del corpo del 25enne di Marcon. Inizialmente i partecipanti al «rito di purificazione» all’ex abbazia Santa Bona di Vidor, tenutosi la notte in cui Alex è morto tra il 29 e il 30 giugno del 2024, avevano detto di aver assunto solo qualche purga. Invece le analisi dicono che tutti avrebbero assunto ayahuasca, una bevanda di erbe amazzoniche con potenti effetti psicotici, vietata in Italia. Gli esami condotti sui capelli di diciassette partecipanti al rito, hanno confermato che in sedici l’avevano assunta. Sono risultati infatti positivi al Dmt, il principio attivo, e alle beta-carboline (armina, armalina, tetraidroarmina) necessarie per potenziarne gli effetti visionari.
Un mix di cocaina e ayahuasca
Altro dato inquietante emerso dalla relazione, è che sette di questi partecipanti, tra cui lo stesso organizzatore Andrea Zuin, sono risultati positivi anche alla cocaina, con picchi di concentrazione che per Zuin corrispondono proprio alla settimana in cui Alex ha perso la vita. Il giovane, secondo l’ipotesi al momento prevalente, sarebbe morto a causa di una violenta crisi psicotica dovuta all’assunzione di cocaina e ayahuasca che lo avrebbe spinto a lanciarsi dalla terrazza dell’abbazia. Un volo di 15 metri nel vuoto conclusosi tra gli alberi sulla riva del Piave, prima che il corpo venisse trascinato dalle piogge e ritrovato, il primo luglio, otto chilometri più a valle, a Ciano del Montello. Se Andrea Zuin si era detto «scioccato» dalle accuse che gli erano state rivolte dai familiari di Alex negando fermamente l’uso di droghe e parlando solo dell’assunzione di una bevanda depurativa, i risultati scientifici oggi sembrano smentirlo.
I curanderos introvabili
La perizia non può indicare con precisione millimetrica l’ora dell’assunzione ma evidenzia tracce ripetute e marcate proprio nel periodo del rito a pagamento organizzato da Zuin, dalla compagna Tatiana Marchetto con la partecipazione dei due curanderos colombiani, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, indagati con la moglie del proprietario dell’abbazia, Alexa Da Secco, per morte in conseguenza di altro reato e cessione di droghe. I due sudamericani sono i veri convitati di pietra dell’inchiesta: si sono dileguati da Vidor la mattina successiva alla scomparsa mentre il parco dell’abbazia si preparava a ospitare un matrimonio come se nulla fosse accaduto. Di Benavides si è persa ogni traccia mentre Castillo continua a promuovere la «sua» medicina naturale sui social pur restando irreperibile per la giustizia italiana, che non ha un indirizzo a cui notificare gli avvisi di garanzia. Per l’avvocato Stefano Tigani, legale della famiglia Marangon, questi esiti rappresentano una vittoria della linea difensiva: «Siamo noi ad aver insistito per l’esame del capello, e i risultati ci danno ragione».
Le ore successive all’assunzione
La famiglia respinge fermamente l’immagine di Alex come consumatore abituale di cocaina e sospetta che lo stupefacente gli sia stato somministrato per «potenziare» il rito, una ipotesi che troverebbe parziale conferma in alcune note scritte dal ragazzo nel suo diario. Ma l’ombra più cupa riguarda ciò che è accaduto dopo l’assunzione: qualcuno dei presenti ha riferito di aver sentito un urlo e un tonfo, di aver cercato Alex per ore e solo successivamente avrebbero allertato le forze dell’ordine. I genitori di Alex credono il loro figlio possa invece essere stato aggredito e che la caduta sia stata una messa in scena. Ora la Procura di Treviso dovrà ora valutare la posizione dei cinque indagati tenendo conto di dichiarazioni rese a caldo che, alla luce dello stato tossicologico delle persone presenti, apparirebbero oggi poco inattendibili.