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 2026  maggio 05 Martedì calendario

La Bbc svela la truffa ugandese dei cani feriti

Pubblicavano video strazianti e commoventi su Tik Tok e su YouTube mostrando immagini di cani feriti, sofferenti e bisognosi di cure. Mostravano da vicino le ferite dei poveri animali, raccontando delle disavventure loro capitate. Come nel caso di Russet, di cui hanno evidenziato addirittura un osso che di discostava dal resto della zampa, presentandolo come la conseguenza di un investimento da parte di un’auto. E con al fianco il proprietario «disperato», troppo povero per affrontare le spese per un intervento veterinario. Storie costruite con cura, sceneggiature studiate attentamente, immagini girati con l’occhio dei «content creator». E a fare da contorno un Paese, l’Uganda, che nell’immaginario occidentale è una nazione in cui la miseria dilaga e quindi per definizione bisognosa. 
Facile a quel punto aggiungere in coda un appello a effettuare donazioni per intenerire persone di buon cuore che vivono lontano, in Europa o negli Stati Uniti o in Australia. È così che diversi truffatori digitali abili nel muoversi  con disinvoltura sui social hanno spillato parecchi quattrini a un gran numero di benefattori occidentali. Pensando pure di poter continuare a farla franca a lungo, perché chi mai andrà in Uganda a controllare? Qualcuno, però, lo ha fatto: il team investigativo della Bbc Africa che sotto copertura ha documentato tutto e raccontato la vicenda in un ampio servizio e in un podcast dal titolo: «Per amore dei cani». 
Ed è proprio l’amore per i cani che aveva indotto anche la britannica Nicola Baird a inviare un contributo proprio per Russet. Salvo poi accorgersi di essere incappata in un raggiro e decidendo così di diventare uno dei principali incubi per queste bande ugandesi. Bisogna parlare al plurale perché non si tratta di una sola persona ma di più soggetti che operano con le stesse modalità e spesso con gli stessi filmati, quasi venissero ceduti in subappalto. 
Il team locale della Bbc, durante l’investigazione in incognito, ha finto interesse per questa attività, chiedendo di fatto come fare per entrare nel giro. E la persona con cui hanno parlato, gestore di un fatiscente canile che viene messo a disposizione come set per le riprese, nonché ex proprietario del cane Russet (il nome gli è stato attribuito in Gran Bretagna, per il colore del suo pelo), non si fa problemi nel fornire tutti i dettagli, compresi consigli su come effettuare le inquadrature o su cosa raccontare per catturare l’attenzione o su come aumentare le entrate gonfiando a dismisura il costo del cibo o delle cure, che tanto nel resto del mondo nessuno sa quali siano i prezzi reali in Uganda. Con un’ulteriore suggerimento: «Non avere compassione, i bianchi vanno spremuti e prosciugati». Aggiungendo che poi con i soldi messi insieme per i cani bisognosi si possono in realtà «comprare auto o case». Sì, perché secondo le stime della Bbc sono girate centinaia di migliaia di euro, stando solo a quanto sono riusciti a documentare.  Le stime parlano di circa 750 mila euro solo per l’area presa in considerazione. 
I giornalisti dell’emittente britannica hanno messo a confronto i filmati e hanno notato che i cani erano spesso gli stessi, anche se pubblicati da account differenti. E che anche i luoghi in cui venivano effettuate le riprese si ripetevano. Così come i racconti inventati. E le modalità di raccolta del denaro, attraverso piattaforme come Go Fundme o Pay Pal, che permettevano di mettere insieme grandi somme anche con una moltitudine di piccole donazioni. E da tutti questi elementi sono partiti prima di riuscire ad arrivare a parlare con le persone del luogo – il cuore di queste attività e nella zona di Mityana, a 45 km dalla capitale Kampala -, molto restie a mettersi in prima persona contro i truffatori che ostentano le loro ricchezze ma non sono considerati molto raccomandabili. Grazie ad alcune dritte sono però riusciti ad agganciare il fornitore di cani, che ha «spifferato» le regole del sistema in un video registrato di nascosto. L’uomo, ricontattato poi successivamente per un commento sulla base delle evidenze raccolte, ha poi negato tutto, compreso il fatto di essere stato il proprietario di Russet.  
La storia di questo cane ha un epilogo tristissimo. Un gruppo di donatori anonimi è riuscito a mettere insieme una somma per riscattarlo e l’animale è stato recuperato dopo contatti frutto di triangolazioni varie da un veterinario che ha provato a sottoporlo ad un intervento per la cura delle gambe posteriori, immobilizzate da tempo perché rimaste sempre rotte e non curate. L’operazione è andata bene, ma l’animale, che era già fortemente debilitato, è morto pochi giorni più tardi. Lo sconcerto maggiore sta nella conferma che il medico ha potuto avere ad alcuni sospetti avanzati dagli attivisti che da tempo seguivano in rete questi annunci farlocchi: ovvero il fatto che le ferite e le rotture di ossa non fossero causate da incidenti stradali e non fossero affatto accidentali, ma che venissero provocate intenzionalmente così da avere immagini più crude con cui fare leva sui sentimenti dei donatori. 
L’inchiesta contribuirà forse a dare ulteriore risalto alle attività contro i truffatori che gruppi di attivisti occidentali stanno mettendo in atto, in particolare con la campagna «We won’t be scammed» (non ci faremo truffare), che prova a comunicare sui social il funzionamento di questi raggiri per evitare che le persone ne cadano vittime.  È stata avviata dalla stessa Nicola Baird che, dopo avere ceduto suo al buon cuore,  ha iniziato a postare centinaia di commenti sotto tutti i post di richiesta fondi che avevano le stesse caratteristiche di quello in cui era incorsa lei per mettere sull’avviso del possibile tentativo di truffa in atto. Poi ha deciso di farne una ragione di vita. Efficace, peraltro. Anche la persona che gestiva il canile abusivo ha ammesso con i giornalisti in incognito che quelle iniziative avevano di molto ridotto le loro entrate. La speranza è che ora anche l’inchiesta della Bbc contribuisca ulteriormente a sollevare il velo su questo meccanismo. 
Isa Lutebemberwa, la veterinaria che era andata a recuperare Mityana, punta però il dito anche contro gli stessi donatori che con la loro leggerezza, inviando denaro a sconosciuti senza fare un minimo di verifiche, avrebbero incentivato questi commerci. Sulla stessa posizione anche alcune associazioni animaliste locali. «Inviare denaro alimenta la crudeltà sugli animali, la alimenta – ha detto Bart Kakooza, presidente della Società ugandese per la protezione degli animali alla Bbc -. È come soffiare sulla cenere». La stessa Baird è costretta ad ammetterlo: «Le nostre donazioni hanno prolungato la sua agonia. Se non ci fossero state, Russet non avrebbe sofferto così a lungo come invece ha fatto».