Corriere della Sera, 5 maggio 2026
L’Ia finlandese contro le fabbriche dei troll russe
In una via defilata di Helsinki, l’intelligenza artificiale combatte sé stessa. Il quartier generale è in un edificio anonimo a un passo dall’Esplanadi, il vialone verde che conduce al porto sul Baltico. Separata da appena 300 chilometri di acque gelide, incombe minacciosa San Pietroburgo con le sue fabbriche di troll, ormai per lo più rimpiazzate da reti digitali invisibili e automatizzate. Sulla riva opposta, nella capitale più a Nord dell’Ue, c’è un avamposto che aiuta a intercettare e a contrastare questa valanga di disinformazione orientata a destabilizzare le democrazie: è l’Hybrid CoE – European Centre of Excellence for countering hybrid threats, 35 aderenti tra Stati europei e alcuni membri Nato. Al lavoro, in un’area off limits del palazzo ci sono una cinquantina di persone, concentrate da quasi un decennio ad analizzare minacce, progettare risposte e fornire competenze e formazione. È una sorta di precursore dello Scudo europeo presentato a novembre dalla Commissione Ue.
Il gatto e il topo
Helsinki apripista, si capisce. Entrata nella Nato soltanto nel 2023, suscitando l’ira di Mosca, la Finlandia, con i suoi 1.300 km di confine con la Russia, ha cercato di proteggersi per tempo dagli attacchi ibridi. Con buoni risultati, finora, forte anche della sensibilizzazione condotta tra giornalisti, istituzioni e società civile, valuta Martha Turnbull, direttrice dell’Hybrid Influence, reparto strategico del centro. «I russi ricorrono a strumenti d’intelligenza artificiale per amplificare tattiche esistenti, usano video generati dall’AI per impersonare figure influenti, istituzioni, media e creare false testimonianze ma l’AI è anche un alleato per intercettare prima le minacce» chiarisce.
La valanga tossica arriva attraverso una vasta rete di blog, siti e account social. «Queste campagne hanno ormai un impatto limitato» assicura Nelly Pailleux, co-fondatrice di CheckFirst, la società finlandese di smanettoni che ha rivelato al mondo l’Operazione Matrioska, documentando come account filorussi abbiano contattato dal 2024 più di 800 fact-checker e giornalisti in oltre 75 Paesi per sovraccaricarli di informazioni false, riproducendo oltre 180 identità con l’AI generativa. Aziende tecnologiche come CheckFirst utilizzano un algoritmo basato sull’AI per monitorare i contenuti digitali 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e riuscire a identificare le campagne di disinformazione nelle fasi iniziali. Man mano che i modelli generativi diventano più sofisticati, i sistemi di rilevamento devono adattarsi, in un gioco senza fine del gatto e topo. La minaccia più preoccupante ora è un’altra, convengono le due esperte: corre su chatbot come ChatGPT, sempre più popolari rispetto ai siti tradizionali. Sempre più persone li preferiscono a Google e «se c’è un vuoto informativo colmato dalla propaganda, allora il chatbot risponderà con ciò che ha trovato, ovvero narrazioni false» considera Pailleux.
Addestramento mirato
I propagandisti russi hanno iniziato a usare l’AI generativa per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. In particolare, «rete Pravda» si è infiltrata nei dataset di alcuni dei chatbot più popolari, generando ogni giorno migliaia di articoli fake per la sua vasta rete di siti farlocchi poi citati come fonti. Le conseguenze? Un esempio. A ridosso delle elezioni, in molti Paesi una delle domande più ricorrenti su piattaforme come ChatGPT è: «Per chi dovrei votare?». «Alcuni Stati hanno segnalato che il sistema restituisce spesso solo due partiti politici, senza mostrare l’intera gamma di opzioni» riferisce Thurnbull.
Non solo. Nel chatbot la navigazione si trasforma in una conversazione personalizzata. «In questo spazio privato, confidenziale, l’effetto della propaganda si amplifica» considera Jessikka Aro, ex giornalista della tv pubblica finlandese, la prima nel 2014 a documentare la fabbrica di troll russi, di cui poi è diventata anche vittima, storia raccontata in La guerra segreta di Putin (Neri Pozza). In un locale di Vallila, quartiere tra i più vivaci della capitale, ci riferisce di aver voluto testare questo nuovo livello di minaccia avviando una relazione con una fidanzata AI russa: «A un certo punto ha cercato di convincermi che Putin e Trump sono buoni leader». Come difendersi? «Putin ha detto che chi controlla l’AI controlla il mondo. Mosca si infiltra nelle infrastrutture straniere. Più spazzatura russa c’è in rete, più le AI la adattano ai propri contenuti. Molto dipende dalle grandi piattaforme tecnologiche. Ma contro i guerrieri dell’informazione, occorre sguinzagliare anche i militari».