Corriere della Sera, 5 maggio 2026
Crans, la Svizzerà non invierà più fatture
Risolvere la vicenda del contestato invio delle fatture per le spese mediche cantonali alle famiglie delle vittime e affrontare la questione dei rimborsi. Tasselli importanti per aprire a passi ulteriori verso un recupero effettivo delle relazioni fra Italia e Svizzera dopo la tragedia di Crans- Montana. In questo senso assume ancora più importanza la visita di oggi e domani nella Capitale del presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin. Che ieri – prima ancora di incontrare il presidente Sergio Mattarella al Quirinale – ha informato di persona la premier Giorgia Meloni durante il vertice di Yerevan che «al fine di evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture». E Meloni ha incassato quella che ha definito una «garanzia», ma «poi – ha aggiunto – vediamo come gestire la questione sul piano bilaterale».
Allo studio del Consiglio federale ci sarebbe la rinuncia alla richiesta del rimborso delle spese mediche al Servizio sanitario italiano visto che l’Italia si è detta disposta a fare la stessa cosa verso quello svizzero per i due connazionali in cura al Niguarda, in uno scenario di reciprocità – auspicato nei giorni scorsi dall’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado – agevolato dal fatto che il Regolamento europeo consente tali passi. In pratica l’accordo ventilato in queste ultime ore prevederebbe l’assunzone delle spese da parte dei due Paesi ciascuno per la propria parte. La chiave è il comma 3 dell’articolo 35 del documento relativo al Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, che recita appunto: «Due o più Stati membri, e le loro autorità competenti, possono prevedere altre modalità di rimborso oppure rinunciare ad ogni rimborso fra le istituzioni che rientrano nella loro sfera di competenza». Insomma, la strada potrebbe non essere più in salita. E sempre ieri Parmelin su X ha annunciato che le «spese saranno coperte dall’aiuto alle vittime, nella misura in cui non sono coperte dalle assicurazioni» e di aver confermato alla premier Meloni «che il Consiglio federale avrebbe esaminato la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere fra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti». «Abbiamo convenuto – ha concluso – che i servizi competenti dei due Paesi sarebbero rimasti in contatto».
Ci sarebbe insomma un’apertura vera e propria. Ieri altro segno di disgelo, grazie all’interessamento della diplomazia italiana: le famiglie di due feriti – Giuseppe Giola ed Eleonora Palmieri – hanno ricevuto dall’ospedale di Sion le cartelle cliniche dei loro ragazzi. All’appello ne mancano ancora due, che a questo punto dovrebbero essere inviate a breve. E mentre a Novate Milanese Roberta e Matteo Prosperi – i genitori di Sofia, scomparsa nell’incendio della discoteca a Capodanno con sei connazionali – hanno creato «Casa Sofia», uno spazio di accoglienza per mamme e bambino della Fondazione Arché, a Roma i pm sono in attesa dei risultati finali delle autopsie (che sono state svolte solo in Italia) per comunicarli ai colleghi della Procura di Sion nell’ambito della collaborazione giudiziaria avviata qualche settimana fa (senza squadra investigativa comune, giudicata ormai superflua). A piazzale Clodio i magistrati sono tuttora invece in attesa della trasmissione degli atti dell’inchiesta (oltre 3 mila file fra testimonianze, video e altri accertamenti) richiesti il 25 marzo scorso.