Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 05 Martedì calendario

Salvini visiterà (tutta) la Biennale e punge Giuli

Il calcetto di Salvini: «In settimana sarò alla Biennale di Venezia, nessun padiglione escluso». Oplà: il vicepremier, dopo un tour nel Sud Italia, visiterà anche i padiglioni di Russia e Israele. Quelli che hanno aperto una linea di frattura sia nel governo che nella stessa Biennale, la cui giuria si è dimessa in blocco giovedì scorso.
Certo, il calcetto di Salvini forse non avrà fatto sobbalzare la premier Giorgia Meloni. Però lei stessa qualche giorno fa l’aveva detto chiaro: «La scelta sul padiglione russo», fatta dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, «il governo ha dichiarato di non condividerla. La Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima». Tutto ciò detto, «io questa scelta non l’avrei fatta al suo posto».
Ma il calcetto potrebbe essere anche per il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Nei giorni scorsi, i due avevano alzato la voce nel bel mezzo del Consiglio dei ministri perché, secondo il vicepremier, alcune soprintendenze sarebbero da «radere al suolo». In realtà, sul tema della Biennale, sin dall’inizio della vicenda, Salvini e Giuli hanno avuto posizioni opposte. Con il leader leghista primo a congratularsi con Buttafuoco per la decisione di aprire alla Russia: «Sull’arte e lo sport non dovrebbe esserci conflitto».
Ieri, in visita al quartiere San Siro di Milano, a domanda ci torna sopra: «Io non litigo mai con nessuno». Anche se «ho una visione diversa sul ruolo della burocrazia e dei burocrati» rispetto al ministro della Cultura: «Le soprintendenze, non tutte ma alcune, e non sempre ma spesso, invece di aiutare bloccano». Alcune «accelerano, accompagnano e permettono i lavori. Altre che bloccano per mesi o per anni, perché non gli piace il colore, perché non gli piace la finestra o perché cercano l’uccellino raro». Ma appunto «il problema non è Giuli, il problema è qualche sovrintendente che a furia di bloccare prevede che il bene tutelato crolli. Quindi l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto».
Dal ministero della Cultura nessuno commenta le parole di Salvini. Ma sulla visita «nessun padiglione escluso» c’è chi ironizza: «Se lo prendiamo alla lettera, per quanti sono e per quanto sono ricchi di opere i padiglioni, tornerà da Venezia l’anno prossimo...».
Ma su altri temi il tono di Salvini si modula e diventa bilanciatissimo. Precisa di non avere incontri previsti con il segretario di Stato Marco Rubio, in Italia il 7 e l’8 maggio. E sulle minacce di Donald Trump – ritirare le truppe Usa dall’Italia – la risposta è un esercizio di understatement: «Non commento le minacce, ragioniamo della realtà dei fatti». La priorità è semmai «contenere e bloccare gli aumenti del costo della vita, di diesel, luce e gas e carrello della spesa». Roba concreta, non scenari ipotetici.
Però, il presidente Trump ha rilanciato sui suoi social un’intervista a Salvini (dello scorso febbraio) sulla rivista di destra Breitbart. E gli occhi del vicepremier si illuminano: «Se il presidente della più grande democrazia al mondo rilancia delle tue riflessioni e delle tue proposte, sicuramente fa piacere». Insomma, per Salvini modalità di equilibrio: abbastanza governativo da schivare una domanda sulla Consob («non sto seguendo la partita»), abbastanza universalista da visitare «tutti i padiglioni», abbastanza trumpiano da compiacere una certa base, abbastanza moderato da non irritare Palazzo Chigi. Anche se da Italia viva, Enrico Borghi scuote la testa: «Salvini sarà sempre più una spina nel fianco destro di Meloni. Ora che il presidente Usa e Putin hanno ricominciato a parlarsi, Salvini si sentirà come un topo nel formaggio».