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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Meloni risponde a Trump: contro l’Italia accuse non corrette

La tensione continua, come in un tiro alla fune: Giorgia Meloni annuncia che venerdì vedrà il segretario di Stato americano Marco Rubio (appuntamento alle 11.30 a Palazzo Chigi), ma allo stesso tempo risponde per le rime, ancora una volta, a Donald Trump che minaccia il rompete le righe delle truppe Usa in Italia. «È una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei», sottolinea in un breve punto stampa al termine del vertice prima di volare diretta a Baku per consolidare e aumentare i flussi di gas e petrolio verso l’Italia (altra conseguenza della guerra in Iran).
La premier ha un piglio tutt’altro che remissivo. Vuole far sapere che «l’Italia ha sempre mantenuto gli impegni sottoscritti, particolarmente in ambito Nato, anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan, in Iraq». Inizia a piovigginare, e Meloni affonda: «Alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette. Anche perché a livello di Patto atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo». Ogni riferimento alla guerra in Iran non è puramente casuale. Questo è il clima, capovolto e impensabile, fino a qualche mese fa quando si parlava di ponti e pontiera.
È una posizione netta, quella di Meloni. La leader la vuole consolidare con una riunione convocata domani a Palazzo Chigi con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Sarà l’occasione per parlare di tutto, comprese le nomine della Consob e dell’Antitrust in vista del Consiglio dei ministri di giovedì. Ma anche per trovare una sintesi sulla politica estera. A partire dalla visita di Rubio che, come svelato dal Corriere, oltre ad andare in Vaticano vedrà Tajani, Crosetto e, ormai è ufficiale, Meloni. La premier è brutale nel contestare le accuse di Trump all’Italia. Una posizione convinta forse aiutata anche dal gradimento del presidente americano in Italia, a picco nell’opinione pubblica.
In maniera politicamente più tonda la premier dice durante il vertice della Comunità politica europea che, alla luce di questi stravolgimenti, l’Europa «deve alzare il tiro». C’è un precedente da mandare a memoria affinché sia migliorato: «Con la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, l’Unione europea ha dimostrato di saper rispondere alle emergenze ma ora è il momento che si passi dal sapervi reagire al saperle prevedere». In Armenia c’è l’Europa e quindi ecco il presidente ucraino Zelensky: Meloni lo incontra e gli fa arrivare un’adesione informale al progetto «Drone deal» per la difesa aerea di Kiev, materiale già inoltrato a Leonardo da ormai quasi un mese. Questa iniziativa parla francese, Meloni l’asseconda, ma allo stesso tempo la corregge. Perché volge lo sguardo anche altrove: «La strategia non dovrebbe concentrarsi solo sui Paesi che la pensano allo stesso modo, ma anche sul nostro vicinato geografico». Il pensiero corre al Mediterraneo allargato, che fa rima con il Piano Mattei, e dunque con l’Africa. Da qui il passaggio logico con l’immigrazione da gestire, altro pallino della casa. «Si rischiano flussi incontrollati, va evitato un altro 2015». Su questo argomento, in compagnia di altri 31 Paesi a partire dalla Gran Bretagna di Starmer, firmerà una dichiarazione per la lotta ai trafficanti anche in ottica di contrasto alla droga (di cui parla con Macron). Tutti guardano al Canada di Carney, anche la premier. Lo fa durante un bilaterale, durato venti minuti, a base di energia e materie prime. Da oggi si pensa a Rubio.