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 2026  maggio 05 Martedì calendario

Scambio di colpi a Hormuz. Trump: posso spazzarli via

Gli Stati Uniti stanno usando la forza militare e la diplomazia (una nuova risoluzione alle Nazioni Unite) per tentare di riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma l’Iran ha rifiutato ieri la proposta di Trump di collaborare per consentire l’uscita delle navi commerciali e delle petroliere intrappolate nello Stretto (il cosiddetto «Project Freedom», come lo ha chiamato il presidente americano sul suo social Truth domenica sera).
Da Teheran il comandante Ali Abdollahi ha avvertito «tutte le navi commerciali e petroliere di evitare ogni tentativo di transitare senza coordinamento con le forze armate» e ha minacciato di attaccare navi da guerra americane che cerchino di avvicinarsi o di passare attraverso lo Stretto. L’ammiraglio Brad Cooper, che guida il Comando centrale Usa responsabile delle operazioni in Medio Oriente, ha detto ieri che, dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato la nuova operazione che include due cacciatorpediniere, droni, 100 aerei e 15mila soldati, l’Iran ha sparato missili da crociera contro navi della Marina americana attraverso lo Stretto e ha usato i droni contro le navi commerciali, ma entrambi sono stati abbattuti dagli Usa, mentre gli elicotteri Apache hanno distrutto sei imbarcazioni iraniane che minacciavano le navi. Nessuna nave americana è stata colpita, ha aggiunto Cooper smentendo l’agenzia di Stato iraniana Fars. L’Iran ha sparato però anche contro una nave sudcoreana (cautamente il governo di Seul ha solo confermato che un incendio è scoppiato a bordo dopo un’esplosione): «Forse è tempo che la Corea del Sud si unisca alla missione», ha scritto Trump su Truth. Il regime ha anche lanciato diversi missili e droni contro un porto e una petroliera degli Emirati e c’è stato un attacco in una città costiera dell’Oman, per la prima volta dal cessate il fuoco.
Le nuove mosse scuotono dunque la fragile tregua e portano i due Paesi sull’orlo della ripresa della guerra totale. Ieri il Centcom ha detto di avere aiutato due navi commerciali a bandiera americana ad attraversato lo Stretto – le prime dal cessate il fuoco – seguendo il passaggio di due cacciatorpediniere Usa. Gli Stati Uniti stanno contattando centinaia di navi, di 87 diversi Paesi, che si trovano nel Golfo Persico per aiutarle ad attraversare lo Stretto: Cooper ha dichiarato che il passaggio adesso è aperto sotto «l’ombrello difensivo» americano, ma non è chiaro se alleati e navi commerciali siano pronti a correre i rischi.
Giovedì, secondo il sito Axios, era stata presentata a Trump anche un’opzione ancora più aggressiva: per il momento è stata evitata. Comunque le regole d’ingaggio sarebbero cambiate: le forze americane sono autorizzate a colpire chi costituisce una minaccia immediata alle navi che attraversano lo Stretto. Trump ha detto ieri a Fox News che l’Iran sarà «spazzato via dalla faccia della Terra» se attacca le navi americane di Project Freedom. I negoziati intanto continuano: il presidente americano sostiene che l’Iran è diventato molto «più malleabile», mentre la forza militare Usa nella regione cresce («Possiamo usare tutta questa roba, lo faremo se necessario»).
L’ambasciatore Usa all’Onu Waltz ha annunciato ieri che questa settimana presenterà al Consiglio di sicurezza una risoluzione scritta insieme al Bahrein e ai Paesi del Consiglio della cooperazione del Golfo, che condanna l’Iran per aver depositato mine nello Stretto e per i suoi tentativi di riscuotere pedaggi dalle navi. Gli Stati Uniti vogliono coinvolgere gli alleati – inclusi gli europei – nel Project Freedom e nella coalizione Maritime Freedom Construct: l’iniziativa di Waltz tenta di fornire copertura diplomatica a queste operazioni. Ci sono Paesi che dispongono di cacciamine ed equipaggiamenti che potrebbero aiutare nello Stretto, ma vogliono una risoluzione del Consiglio di sicurezza che autorizzi l’intervento.
Ieri Walz ha detto ai giornalisti che vuole creare un’ampia coalizione «indipendentemente dalle idee dei vari Paesi sul conflitto o sul programma nucleare». Resta da vedere se convincerà Russia e Cina. Per farlo punta a sottolineare che pedaggi e mine a Hormuz costituiscono un pericoloso precedente per altri Stretti, da Gibilterra a Bering.