ilmessaggero.it, 4 maggio 2026
Royal Navy nel caos, restano solo 5 fregate
La Royal Navy si trova ad affrontare una delle crisi più acute della sua storia recente con il ritiro silenzioso dalla cittadina operativa della HMS Iron Duke, che porta il numero di fregate attive a un minimo storico di soli cinque esemplari.
Nonostante non sia stato emesso alcun annuncio ufficiale di dismissione, la nave è stata privata di sensori e armamenti e non prende il mare dall’ottobre 2025. Il caso solleva dure polemiche nel Regno Unito, poiché il ritiro avviene meno di tre anni dopo un imponente refit costato ai contribuenti 103 milioni di sterline.
Un investimento senza ritorno
La storia della HMS Iron Duke, altresì nota come F234, una fregata Type 23 varata nel 1991 e lunga 133 metri, utilizzata più volte nelle operazioni in Libia contro il regime Gheddafi e durante l’assedio di Misratah, è probabilmente l’emblema per quanto riguarda le varie e capillari difficoltà di gestione della flotta di superficie britannica.
Dopo essere stata ferma a Portsmouth dal 2017, la nave ha iniziato nel 2019 un complesso processo di estensione della vita operativa noto come LIFEX, che ha previsto l’installazione del sistema Sea Ceptor, del radar Artisan e di nuovi gruppi elettrogeni diesel, durato ben 49 mesi e costato oltre 1,7 milioni di ore di lavoro. Durante i lavori, lo scafo è risultato talmente corroso da richiedere interventi strutturali quasi doppi rispetto a qualsiasi altra unità della sua classe.
Nonostante le aspettative di altri cinque anni di servizio, la carriera post-refit della Iron Duke è stata brevissima. Se si escludono i periodi di prova e addestramento, la nave ha garantito solo 16 mesi di piena disponibilità operativa, portando il costo effettivo dell’estensione della sua vita a circa 6,4 milioni di sterline per ogni mese di servizio prestato. Durante questo breve lasso di tempo, l’unità è stata impiegata principalmente per monitorare i vascelli russi nel Canale della Manica e per brevi missioni nel Baltico e in Norvegia.
In tali riguardi, è utile ricordare le operazioni di osservazione del novembre 2024, quando la HMS Iron Duke, assieme alla petroliera RFA Tideforce, han monitorato un trio di navi russe, che comprendeva la fregata Admiral Golovko della classe Admiral Gorshkov, la nave da ricerca oceanografica Yantar e la petroliera Vyazma della classe Kaliningradneft, mentre attraversavano il Mare del Nord e il Canale della Manica dirette verso l’Atlantico.
Tutte e tre erano state tracciate dalla Marina Reale Norvegese prima che la Royal Navy ne assumesse il controllo. Sia la HMS Iron Duke che la RFA Tideforce hanno seguito il trio attraverso lo Stretto di Dover e il Canale della Manica prima di cedere le funzioni di monitoraggio alla Marina francese. La Yantar, tuttavia, ha continuato a rimanere nell’area di interesse del Regno Unito, dirigendosi a nord verso il Mare d’Irlanda.
Lo spettro del fallimento gestionale e la carenza di personale
I segnali del declino sono emersi chiaramente nel novembre 2025, quando il Ministero della Difesa ha abbandonato i piani per dotare la nave di un nuovo sonar, giudicando i benefici non più giustificati dai costi. Tra le cause ipotizzate per il ritiro definitivo figurano sia la scoperta di gravi difetti strutturali insorti durante la messa in secco, sia una cronica carenza di personale. È probabile, infatti, che l’equipaggio della Iron Duke venga trasferito in blocco sulla HMS Kent, un’altra fregata di classe Duke Type 23 della Royal Navy, varata il 28 maggio 1998 e lunga 133 metri, per sopperire ai vuoti organici della flotta.
Un “buco” nelle capacità di difesa
Con la contemporanea dismissione della HMS Richmond, altra fregata Type 23 varata il 6 aprile 1993 e lunga sempre 133 metri, la Royal Navy resta con appena cinque fregate operative. Questa situazione ha conseguenze critiche per la difesa del Regno Unito e per gli impegni NATO.
Penso sia fondamentale rammentare che gran parte delle unità rimaste sarà assorbita dalle Operazioni nell’Atlantico e nel Grande Nord per contrastare la possibile minaccia dei sottomarini russi e, per tal ragione, la Marina britannica faticherà a assegnare anche una sola fregata a scorta delle sue portaerei, rendendole quasi totalmente dipendenti dal supporto degli alleati per i prossimi cinque anni.
Il problema è anche nei rimpiazzi necessari. Sebbene vi siano 13 nuove fregate in costruzione appartenenti alle Classi Type 26 e Type 31, le date di entrata in servizio restano vaghe e puntano alla fine del decennio. Questo scenario riflette il fallimento di lungo periodo nel programmare il rinnovo della flotta, con le attuali fregate Type 23 spinte ben oltre la loro vita utile originaria, con costi di manutenzione insostenibili e guasti sempre più frequenti.